A carico di Justin Baldoni rimangono quindi solo tre accuse: violazione di contratto, ritorsione e favoreggiamento di ritorsione, che saranno oggetto di un processo civile, previsto per il 18 maggio a New York. Come riporta la BBC, Sigrid McCawley, membro del team legale di Lively, ha dichiarato alla CBS che il caso «è sempre stato e rimarrà incentrato sulla devastante rappresaglia e sulle misure straordinarie adottate dagli imputati per distruggere» la reputazione dell’attrice. Inoltre, McCawley ha specificato che le accuse di molestie sessuali sono state ritirate «non perché gli imputati non avessero fatto nulla di male» ma per un cavillo tecnico.
Tra le motivazioni che hanno portato Liman a decretare la caduta delle accuse, spiega BBC, ci sono in effetti ragioni che sembrano più tecniche che altro. Si legge: «Le accuse di molestie mosse da Lively contro Baldoni ai sensi della legge californiana non reggono perché le riprese, durante le quali si sarebbero verificati gli abusi, si sono svolte nel New Jersey» inoltre il giudice ha affermato che «Lively non aveva i requisiti per presentare determinate denunce di molestie e ritorsioni perché era una collaboratrice autonoma e non una dipendente».
Respinta anche l’accusa di diffamazione che Blake Lively aveva sporto contro l’avvocato di Baldoni, Bryan Freedman, poiché il suo opertato è stato visto dal giudice come parte del lavoro di difesa dell’assistito in tribunale, Lively rimane con poco di cui farsi rivalere. Liman ha infine concluso che alcune delle accuse mosse da Lively, tra cui quella riguardante la «campagna organizzata» di Baldoni per screditarla, meritano invece di essere portate in tribunale. E così sarà, come dicevamo prima, nell’incontro del prossimo maggio, a New York. A Blake Lively e al suo team rimane quindi una sensazione di amaro in bocca ma, come commenta McCawley ai microfoni di CBS, l’attrice è determinata a testimoniare durante il processo e continuare a «far luce su questa forma perversa di ritorsione online».