C’è un documento che in Norvegia fa da guida per tutto quello che è il mondo dello sport giovanile. L’Idrettens barnerettigheter, una sorta di carta dei diritti del bambino quando si affaccia all’attività. Con questo documento, pubblicato per la prima volta nel 2007 e poi rivisto dalla stessa Norges Idrettsforbund nel 2019, il comitato sportivo Norvegese cerca individuare quelle che potrebbero essere le linee guida. A colpire non è solo l’accuratezza, ma soprattutto l’obiettivo: «La più ampia varietà di attività in modo da sviluppare skills motorie di base», a maggior ragione nella fascia d’età fra i 10 e i 12 anni. Una filosofia assorbita dallo Schiaffino, da una realtà che da dodici anni porta avanti l’idea che i suoi atleti debbano provare qualcosa che non sia il calcio. Ed ecco perché, in Via Sondrio, si cerca di variare: con un terzo allenamento a settimana che spazia dal Beach volley, al judo, fino al rugby. Approccio moderno, multisport. Perché? «La crescita globale del giovane atleta prima ancora che del calciatore», commenta Alessandro Buschi.

L’ATLETA TOTALE

Il cuore pulsante di questa iniziativa risiede in una visione che non è nata ieri, ma che ha radici profonde e una consapevolezza tecnica maturata nel tempo. Come spiega Alessandro Buschi, responsabile del settore giovanile: «Il progetto multisportivo nasce ormai dodici anni fa per un’idea dell’attuale direttore tecnico Raffaele Malanga. Nel panorama sportivo attuale, dove spesso si tende alla specializzazione precoce, la nostra società calcistica sceglie una strada diversa, più completa e lungimirante: quella del multisport. Si tratta di un approccio moderno, fondato sulla crescita globale del giovane atleta prima ancora che del calciatore. Crediamo fermamente che, soprattutto nelle fasce d’età più giovani, lo sport debba essere prima di tutto scoperta, divertimento e sviluppo armonico. Per questo motivo, il nostro progetto non si limita al calcio, ma integra attività provenienti da discipline diverse come atletica, judo, rugby, ginnastica dinamica militare, beach volley, giochi di coordinazione e sport di squadra alternativi».

Questa metodologia trova riscontro nelle biografie dei più grandi fuoriclasse mondiali, che hanno costruito il proprio successo proprio sulla diversificazione degli stimoli fisici in età evolutiva. È lo stesso Buschi a sottolineare questo legame: «Non si tratta solo di teoria, ma di una realtà confermata anche dai grandi campioni. Giocatori come Zlatan Ibrahimović, grazie alla pratica del taekwondo, hanno sviluppato coordinazione e capacità acrobatiche fuori dal comune. Paolo Maldini, che da giovane si dedicava anche al tennis, ha affinato rapidità e lettura del gioco. Gareth Bale ha beneficiato dell’atletica e del rugby, costruendo la sua straordinaria velocità e potenza fisica. L’obiettivo è chiaro: formare ragazzi e ragazze più completi, dal punto di vista motorio, cognitivo ed emotivo. Attraverso il multisport, i nostri giovani imparano a muoversi meglio, a conoscere il proprio corpo, a sviluppare equilibrio, agilità e coordinazione. Ma non solo. Allenarsi in contesti diversi stimola anche la capacità di adattamento, la creatività e la rapidità decisionale, qualità fondamentali anche sul campo da calcio».

PREVENZIONE E FUTURO

La traduzione pratica di questa filosofia si manifesta ogni settimana in Via Sondrio (e non solo), dove i ragazzi sperimentano qualcosa di diverso. Una terza sessione d’allenamento, in cui si cerca di andare lontano dal mondo del calcio per sviluppare capacità globali. Ecco che allora arriva il beach volley, fondamentale per tutto ciò che solo muoverti sulla sabbia ti può dare. E allora ecco il judo, che ti insegna come cadere. Il tutto seguito da esperti del settore che affiancano gli allenatori dello Schiaffino per questo tipo di attività.

«Un altro aspetto centrale del nostro progetto è la prevenzione», continua Alessandro Buschi. «La varietà delle attività riduce il rischio di infortuni legati alla ripetitività dei gesti, favorendo uno sviluppo fisico più equilibrato e sano. Allo stesso tempo, mantenere alta la componente ludica aiuta a preservare entusiasmo e motivazione, contrastando il fenomeno dell’abbandono sportivo precoce, una piaga che spesso colpisce chi viene sottoposto a carichi monotoni troppo presto. La nostra filosofia è semplice ma ambiziosa: non vogliamo solo allenare calciatori, ma accompagnare la crescita di individui consapevoli, appassionati e resilienti. Il risultato? Ragazzi che arrivano alla specializzazione calcistica con basi solide, maggiore sicurezza e, soprattutto, con un amore autentico per lo sport. Investire nel multisport oggi significa costruire il calcio di domani. E noi siamo orgogliosi di essere parte di questo cambiamento».

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