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Simona De Ciero
Al San Luigi di Orbassano una donna di 53 anni, affetta da fibrosi cistica, ha subito un complesso intervento per una calcolosi renale: in sala operatoria oltre a strumenti laser c’era un elemento in più, la musica scelta da lei
Potrebbe sembrare un dettaglio, quasi marginale rispetto alla complessità di un intervento chirurgico. Ma non lo è affatto. Garantire serenità a un paziente sul tavolo operatorio è parte integrante della cura. E, in alcuni casi, può fare davvero la differenza. Lo dimostra la storia di Anna (nome di fantasia), una donna di 53 anni, affetta da fibrosi cistica, operata nei giorni scorsi al San Luigi Gonzaga di Orbassano per una complessa calcolosi renale mentre ascoltava la sua playlist preferita.
Impossibile l’anestesia totale
Una scelta non solo simbolica, ma supportata da evidenze scientifiche: la musica, infatti, contribuisce a ridurre ansia e stress, migliorando il comfort del paziente, soprattutto quando – come in questo caso – l’intervento avviene senza anestesia generale. Un’operazione comunque complessa, anche per via delle condizioni cliniche della paziente che, per via di una compromissione respiratoria severa, hanno reso impossibile il ricorso all’anestesia totale.
L’operazione
L’équipe medica ha quindi optato per una rachianestesia (anestesia spinale), mantenendo la paziente sveglia durante tutta la procedura. L’intervento, tutt’altro che semplice per dimensioni e posizione del calcolo, è stato eseguito con tecnica percutanea: un approccio mini invasivo che consente di raggiungere il rene attraverso un piccolo ascesso cutaneo, evitando incisioni chirurgiche tradizionali. A condurlo è stata l’équipe di Urologia diretta da Cristian Fiori, con l’anestesia affidata a Roberto Russo.
La musica
In sala operatoria, però, oltre a strumenti miniaturizzati e laser ad alta potenza, c’era anche un elemento in più: la musica scelta dalla paziente. Un dettaglio che si inserisce in un percorso di cura costruito su misura. La donna è infatti seguita da anni dal Centro di riferimento regionale per la fibrosi cistica dello stesso ospedale. «Sono 53 anni che convivo con questa malattia – racconta Anna – e conosco i rischi dell’anestesia generale. Per questo ho chiesto di essere operata al San Luigi: qui mi sento a casa, curata e protetta». Dopo alcuni consulti, il trasferimento e poi l’intervento, affrontato con timori iniziali – soprattutto per l’anestesia spinale – ma superati anche grazie a un contesto rassicurante e familiare. Dopo l’operazione, la paziente è stata monitorata in Recovery Room e poi trasferita nel reparto di Pneumologia, diretto da Alberto Perboni, negli spazi dedicati alla fibrosi cistica.
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L’équipe multidisciplinare
Il decorso post-operatorio è stato seguito da un’ équipe multidisciplinare, elemento chiave nella gestione di casi complessi. Il Centro del San Luigi segue circa 250 pazienti, con un approccio globale che integra diverse competenze specialistiche. Un modello che punta non solo sull’innovazione tecnologica, ma anche sulla personalizzazione della cura. Ed è proprio qui che il dettaglio della musica assume un significato più ampio. Perché accanto a laser, tecniche mininvasive e competenze altamente specialistiche, c’è anche l’attenzione alla dimensione emotiva del paziente. Un aspetto sempre più riconosciuto come parte integrante dell’efficacia terapeutica. Perché la cura passa anche dalle emozioni. L’intervento eseguito a Orbassano diventa così un esempio concreto di sanità che evolve: capace di affrontare casi complessi con tecnologie avanzate, ma anche di mettere davvero il paziente al centro. Anche attraverso una semplice playlist. Perché, sul tavolo operatorio, non c’è solo un corpo da curare. C’è una persona da accompagnare.
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2 aprile 2026 ( modifica il 2 aprile 2026 | 11:09)
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