L’Iran abbatte due caccia Usa, si teme per uno dei piloti
La guerra nel Golfo, a dispetto della retorica di vittoria di Donald Trump, si conferma molto complicata per le forze armate americane. È dal fronte iraniano che arriva la notizia più significativa della giornata: un caccia Usa è stato abbattuto dalla contraerea di Teheran, per la prima volta dall’inizio delle ostilità. La maxi-operazione di ricerca ha portato al salvataggio di uno dei piloti del velivolo precipitato, un F-15. Ma si ignora la sorte del secondo
aviatore, tra voci non confermate dei media di regime secondo cui sarebbe stato preso in ostaggio e secondo cui sarebbe stato colpito anche l’elicottero di soccorso. E in serata, due funzionari americani hanno riferito al New York Times che un secondo jet americano, un A-10 Warthog, è precipitato nel Golfo: il pilota è stato tratto in salvo incolume, mentre l’esercito iraniano ha rivendicato di aver intercettato e colpito il jet con la sua difesa aerea sullo Stretto di Hormuz.
In merito all’abbattimento dell’F-15, immagini di detriti di un aereo sono state diffuse dai media statali iraniani nelle prime ore del mattino, che hanno parlato inizialmente di un F-35 statunitense centrato da un nuovo sistema di difesa aerea sopra l’Iran centrale, con un pilota probabilmente morto o comunque disperso, tanto che la tv di Stato ha promesso una ricompensa per chiunque fornisse informazioni utili a rintracciarlo. Alcune
ore dopo funzionari statunitensi hanno confermato, in via non ufficiale, che un F-15E era stato abbattuto e che il Pentagono si stava adoperando per ritrovare l’equipaggio, composto da due piloti. Filmati successivi hanno mostrato un C-130 Hercules e un elicottero Pavehawk volare a bassa quota e, a un certo punto, rifornirsi di carburante insieme, mentre gli israeliani hanno sospeso i raid per facilitare le procedure di soccorso. Trump ha
ricevuto un briefing.
L’operazione ha portato al recupero di un pilota che ha ricevuto cure mediche, ma resta sconosciuta la sorte del secondo aviatore. Dall’Iran sono arrivate solo voci. L’agenzia NourNews, considerata vicina ai pasdaran, ha citato fonti non ufficiali secondo le quali «i commando delle Guardie Rivoluzionarie sono riusciti a identificare e catturare il pilota». La stessa
NourNews ha però chiarito di non poter confermare. Nelle scorse settimane tre F-15 americani erano stati abbattuti per errore dalle difese kuwaitane, senza vittime, e altri velivoli erano stati danneggiati a terra durante un
attacco alla base in Arabia Saudita. Fino adora tuttavia nessun caccia era stato distrutto in volo in Iran. Inoltre nessun soldato americano è stato ucciso o fatto prigioniero sul suolo iraniano, tredici sono morti in diversi Paesi della regione.
Questo sviluppo segnala che dopo oltre un mese di guerra l’arsenale di Teheran continua a essere minaccioso: circa la metà dei lanciatori di missili risultano intatti, così come migliaia di droni d’assalto. Una capacità militare che consente al regime degli ayatollah di essere «pienamente in condizione di seminare il caos assoluto in tutta la regione», a partire dallo stretto di Hormuz, ha rilevato una fonte di intelligence a Washington. E l’abbattimento del primo jet americano rappresenta un successo da rivendicare per la teocrazia, rinnovando la sfida a Trump: «Dopo aver sconfitto l’Iran 37 volte di fila, questa brillante guerra senza strategia è stata declassata da “cambio di regime” a “qualcuno riesce a trovare i nostri piloti?”, il commento beffardo del presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.
Intanto, la diplomazia resta al palo: secondo l’agenzia semi-ufficiale iraniana Fars, Teheran ha respinto una proposta Usa di un cessate il fuoco di 48 ore a partire dal 4 aprile tramite uno dei loro Paesi amici. E il Wall Street Journal ha riportato che l’Iran ha comunicato ufficialmente ai mediatori la propria indisponibilità a incontrare i funzionari statunitensi a Islamabad nei prossimi giorni. Sul fronte diplomatico nulla di nuovo è emerso in via
ufficiale, ma prosegue il lavoro sotterraneo dei mediatori, con il coinvolgimento delle potenze non ostili da Teheran. Vladimir Putin e Recep Tayyp Erdogan si sono sentiti al telefono, invocando un «immediato cessate il fuoco». Mosca e Ankara mantengono i contatti con tutte le parti.