di
Carlos Passerini
Dopo la risoluzione consensuale con Gattuso, alla Nazionale serve un allenatore. L’ex c.t. e il tecnico del Napoli i nomi in vetrina, molto dipenderà anche da chi guiderà la Figc
Se ne va anche Gattuso. Un addio «con l’azzurro nel cuore», dice Rino nel comunicato emesso dalla Federcalcio ieri attorno all’ora di pranzo. Dopo il presidente federale Gabriele Gravina e il capo delegazione Gigi Buffon, si dimette quindi anche il commissario tecnico. Risoluzione consensuale, la formula. Nel giro di due giorni sono stati azzerati i vertici azzurri: troppo forte la botta della mancata qualificazione dal Mondiale, impossibile resistere. L’ormai ex c.t., che si trova a Marbella con la famiglia da mercoledì, ha comunicato la decisione alla Federcalcio ieri mattina. Poco dopo è arrivata l’ufficialità. «Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza — ha dichiarato Gattuso —. La maglia azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche. Desidero ringraziare il presidente Gravina e Buffon per la fiducia e il supporto. È stato un onore. Ma il ringraziamento più grande va a tutti gli italiani. Sempre con l’azzurro nel cuore».
Il pensiero di Gattuso, nelle ultime ore, era soprattutto per il suo staff: stava trattando affinché i suoi collaboratori prendessero lo stipendio fino a giugno, quando scadrà il contratto. Parliamo di stipendi normali. Fin dal fischio finale di Zenica, l’allenatore calabrese sapeva che sarebbe stata l’ultima partita sulla panchina azzurra. Non ha pensato nemmeno un istante di provare a restare, puntando sui tre mesi restanti e magari sull’eventualità che il prossimo presidente federale gli desse un’altra chance.
Ora si apre il casting per la successione: fra i nomi caldi Roberto Mancini e Antonio Conte, per i quali sarebbe un ritorno. Entrambi ci pensano, sono intrigati dall’idea, ma le situazioni contrattuali sono diverse: Mancio può liberarsi dal club del Qatar per il quale lavora, l’Al Sadd, mentre Conte è legato al Napoli anche per la prossima stagione. Piace anche Simone Inzaghi, ora all’Al Hilal in Arabia Saudita, che a quanto pare soffre già un po’ di nostalgia per l’Italia. Nei palazzi circola anche il nome di Max Allegri, che però è orientato a restare al Milan.
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Ovviamente tutto dipende da chi sarà il prossimo presidente della Figc, che verrà eletto il 22 giugno. O almeno deve essere chiaro il quadro dei candidati. La partita politica è appena iniziata. Telefonate, contatti, sondaggi, strategie. Il nome forte è quello di Giovanni Malagò, che ha governato lo sport italiano per oltre dodici anni e ha organizzato alla perfezione l’Olimpiade di Milano-Cortina. Potrebbe essere il candidato della serie A, che ambisce a un ruolo più centrale nella rinascita del calcio. Ma non si può dimenticare che l’ultimo presidente espressione della Confindustria del pallone è stato Franco Carraro oltre venti anni fa. Malagò ha lo spessore e un piano in testa per far ripartire il grande malato anche se la crisi che ha costretto alle dimissioni Gravina è di sistema prima che di uomini e su questo tutti dovrebbero riflettere.
Malagò è pronto, è serio, è capace. Ma non ha buoni rapporti con Giancarlo Abete, che presidente Figc lo è stato sino all’ultimo giro di valzer della Nazionale al Mondiale, nel 2014. Abete sta riflettendo sul da farsi. La sua alleanza granitica con Gravina è stata la base dell’ultimo governo federale ed è stuzzicato dall’idea di tornare in pista, anche per spirito di servizio, ma sa benissimo che la sua candidatura potrebbe essere considerata retrò. Però, da presidente della Lega Dilettanti muove il 34 per cento dei voti, che sono un’immensità.
Le componenti hanno cominciato le prime riflessioni interne. C’è tempo sino al 13 maggio per le candidature. Sembra tanto, ma è poco. Dilettanti, calciatori e allenatori hanno una visione simile di come affrontare le riforme, bisognerà vedere se riusciranno a coalizzarsi e proporre l’alternativa a Malagò. L’Aic spinge per un calciatore e il nome di Demetrio Albertini, già sconfitto da Tavecchio nel 2014, non è uscito fuori per caso. In alternativa attenzione a Paolo Maldini. Bisognerà valutare bene la posizione di Matteo Marani, presidente della Lega Pro, giovane e capace, anche se sino adesso non intenzionato a lanciarsi nella mischia. Il governo Meloni assiste, smanioso di intervenire e spera nel commissariamento per allungare le mani sul calcio. E proprio lo spettro del commissario potrebbe indurre le componenti a evitare scontri dalle conseguenze pericolose e arrivare a un compromesso. Ma non è ancora questo il momento.
4 aprile 2026 ( modifica il 4 aprile 2026 | 08:00)
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