Può una notte in cella svoltare la carriera di un corridore? Secondo David Van Der Poel, così è stato per il fratello Mathieu. L’episodio al quale si riferisce il maggiore dei due figli di Adrie Van Der Poel risale ovviamente ai Mondiali di Wollongong 2022, quando, la notte prima della prova in linea iridata, il fenomeno neerlandese fu arrestato dalla polizia dopo un alterco in hotel con alcune ragazze che stavano facendo troppo rumore, impedendogli di dormire. Il classe 1995 passò così alcune ore in stato di fermo prima di poter tornare in albergo, ma, a causa delle poche ore di sonno, dovette ritirarsi dalla gara dopo soli 30 chilometri.

“Non ho mai visto Mathieu così triste e deluso. Era davvero a terra”, ha ricordato David Van Der Poel in un’intervista a AD. Secondo il 33enne, però, quell’arresto non fu solo un male: “È stato allora che ha capito: d’ora in poi darò il massimo. Mi allenerò ancora più duramente e non mi lascerò sfuggire nessuna occasione. Quello che è successo in Australia ha provocato un senso di ingiustizia e incomprensione. È stato scagionato in tribunale, ma il danno era fatto”.

Un anno più tardi arrivò il riscatto con il successo ai Mondiali di Glasgow: “La gioia a Glasgow un anno dopo, quando ha vinto la maglia iridata, è stata intensa. Per me è stata la sua vittoria più bella. Tutta la frustrazione accumulata l’anno precedente è venuta fuori. Quella notte in cella in Australia è stata la cosa migliore che potesse capitargli. Col senno di poi”.

Anche se era già un vincente, infatti, secondo David dopo l’Australia Mathieu ha svoltato, affiancando tanto lavoro al talento che già possedeva: “Aveva vinto per tutta la sua carriera. Gli riusciva tutto. Fino ai 20 anni ha potuto fare molto affidamento sul talento. Allora vinceva le gare anche se correva in modo tatticamente stupido, perché era di gran lunga superiore agli altri”.

La facilità con cui vinceva, però, aveva anche contribuito a creare un’immagine distorta di VDP: “Gli era stata affibbiata l’etichetta di uno che se la prendeva comoda. L’immagine di un ragazzaccio, che apparentemente non ascoltava il suo allenatore e faceva di testa sua. Ma credo che ci siano pochi corridori che si impegnano tanto per il loro sport quanto Mathieu. Era così anche in passato, ma negli ultimi anni si è aggiunta un’enorme motivazione“. Una motivazione dovuta anche agli avversari con i quali si confronta: “Wout van Aert lo ha sempre spinto al limite e ora la sfida è con Tadej Pogačar”, ha concluso il 33enne.