di
Chiara DIno
Bagarre anche politica per la notizia dell’attacco hacker agli Uffizi di Firenze con pesanti conseguenze di sicurezza. Il titolare della Cultura era stato informato e rassicurato. E ora le opposizioni chiedono conto al ministro
Risveglio agitato per il ministro Alessandro Giuli giovedì mattina sul caso Uffizi. La dettagliata ricostruzione del Corriere della Sera sulle conseguenze della falla informatica nel sistema di sicurezza delle Gallerie degli Uffizi di Firenze — mappe di sicurezza presumibilmente copiate e dunque a disposizione di chi le ha piratate, copie degli archivi fotografici, degli atti amministrativi interni, delle password e della dislocazione delle uscite di sicurezza usate per ricattare le Gallerie — ha preoccupato il ministro della Cultura il quale ha immediatamente voluto parlare con il direttore del museo fiorentino, Simone Verde.
Una telefonata tutt’altro che serena quella tra i due, centrata sul fatto che Verde — subito dopo l’attacco hacker — avrebbe informato il ministero minimizzando però sulle conseguenze provocate. E invece quanto emerso racconta una realtà ben diversa anche sulla richiesta di riscatto.
A questo punto Giuli ha chiesto a Verde una informativa urgente e dettagliata su quanto è accaduto non solo durante l’attacco hacker ma anche nei giorni e nelle settimane seguenti, per conoscere anche le eventuali contromisure prese. «Adesso voglio tutta la verità», avrebbe intimato.
Una richiesta estesa alla sottosegretaria Lucia Borgonzoni che ha la delega alla sicurezza dei musei. I rapporti tra i due non sono mai stati idilliaci, questo caso rischia di renderli ulteriormente tesi. Il ministro ha imposto una sorta di «commissariamento» di Verde sul tema sicurezza.
Tutto questo avviene mentre si apprende che la Procura di Firenze, già dai primi di febbraio, aveva aperto un fascicolo per i reati di tentata estorsione e accesso abusivo ai sistemi informatici: indaga la polizia postale.
E mentre il tam tam della notizia arriva ai piani alti della politica generando non poche reazioni tutt’altro che concilianti nei confronti del numero uno di via del Collegio Romano.
Il ministro Giuli ha infatti dovuto affrontare un fuoco di fila di attacchi arrivati da parte dell’opposizione. Il gruppo del Partito democratico alla Camera, con la capogruppo in Commissione Cultura Irene Manzi e i deputati fiorentini Simona Bonafè e Federico Gianassi, appena saputo dell’accaduto ha depositato un’interrogazione parlamentare per fare piena luce sulla vicenda chiedendo a Giuli di rispondere con urgenza in Parlamento e anche per rendere noto quanto il governo sta investendo per rafforzare la sicurezza digitale delle istituzioni.
Un affondo è arrivato anche da Matteo Renzi, leader di Italia viva. Anche lui ieri mattina ha presentato un’interrogazione a Giuli e ha dichiarato: «Abbiamo gli hacker dentro gli Uffizi che minacciano il nostro patrimonio culturale e il ministro che fa? Alessandro Giuli se ne è accorto o è troppo impegnato a suonare il flauto in onore del dio Pan o a far polemiche con Buttafuoco?». Stessa posizione quella di Antonio Mazzeo (Pd), vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana che ha chiesto: «Chi doveva accorgersene dov’era? Il ministro Giuli sapeva qualcosa? E perché non dice niente?».
Giuli, come si diceva, sulla vicenda qualcosa sapeva da tempo. Subito dopo l’attacco hacker, o forse sarebbe meglio dire dopo che Verde era venuto a conoscenza dell’attacco hacker, che pare sia durato mesi con una continua infiltrazione nel database del museo, il ministro era stato informato dell’accaduto dallo stesso direttore degli Uffizi. Verde allora era stato rassicurante e aveva dato l’impressione di avere la situazione sotto controllo. E il ministro non aveva ritenuto necessario chiedere ulteriori ragguagli.
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4 aprile 2026
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