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Paolo Virtuani e Redazione Interni
Si cerca un disperso caduto nel fiume con il crollo del viadotto, mentre le persone a bordo dell’altra vettura finita in acqua si sono salvate
«È andato via giovedì mattina, io ancora dormivo e non ho potuto neppure salutarlo». Lo racconta tra le lacrime Vanessa Racanati, moglie di Domenico, scomparso con la sua auto nel crollo del ponte sul fiume Trigno, al confine tra Molise e Abruzzo sulla statale 16 Adriatica. «Doveva raggiungere Ortona per avviare una piccola attività di pesca: un progetto concreto, aveva le reti già caricate in auto. Lo so che i miracoli accadono, ma abbiamo paura». I vigili del fuoco ieri hanno individuato la targa e un pezzo del paraurti dell’auto del 53enne pugliese di Bisceglie sotto un troncone del ponte che ha ceduto. Sommozzatori e soccorritori fluviali lavorano nelle ricerche sul fiume anche con i sonar, mentre la Capitaneria di porto di Termoli monitora la foce con una motovedetta, nella possibilità che la corrente possa aver trascinato l’auto in mare. «Temo il peggio», ha concluso la donna, che è restata a casa con le due figlie di 22 e 16 anni.
Il divieto della statale che conduce al ponte già la sera prima
L’Anas in un comunicato ha precisato che il tratto della statale 16 che comprende il ponte era stato chiuso al traffico già dalle 19 della sera precedente per un tratto complessivo di 7,2 chilometri: dalla rotonda di Petacciato Marina (Campobasso) e quella di San Salvo Marina (Chieti). «Il provvedimento, deciso in sede di comitato presso la Prefettura di Campobasso con la partecipazione degli enti competenti, è stato attuato mediante installazione di barriere fisiche e segnaletiche di interdizione, con indicazione dei percorsi alternativi», dice una nota pubblicata sul sito Facebook dell’Anas. «Dalle verifiche effettuate, anche attraverso l’analisi dei filmati disponibili, risulta il transito non autorizzato di due veicoli all’interno dell’area interdetta in violazione al divieto di circolazione vigente».
L’interdizione della strada per l’esondazione
Racanati e un’altra auto — le persone a bordo di quest’ultima si sono salvate dal crollo — sono riusciti quindi a percorrere una parte della statale 16 anche se il tratto era stato chiuso e interdetto al traffico.
«Questo tratto era stato bloccato con i new jersey perché in tutta quest’area era esondato il fiume, il divieto era perciò relativo all’esondazione», ha dichiarato, intervenuta sul posto del crollo, Elvira Antonelli, procuratrice di Larino. «Rispetto al ponte non si immaginavano rischi, non c’era nessun fatto che potesse far pensare a un crollo. Evidentemente la piena del Trigno ha fatto la sua parte. Quando queste due auto sono passate da queste parti, tramite i navigatori satellitari hanno trovato vie alternative che le hanno riportate sul tratto di strada chiusa e si sono trovate ad attraversare il ponte proprio nel momento del crollo».
Le auto passate sul ponte nonostante il blocco
Non era quindi difficile trovare percorsi alternativi percorribili in auto bypassando il blocco, forse su strade secondarie che non erano probabilmente state adeguatamente interdette. Fonti della Procura di Larino al Corriere della Sera hanno riferito che sono in corso verifiche su queste ipotesi. La Procura aveva già aperto un fascicolo per crollo colposo, al momento senza indagati. Testimoni, però, riportano che diverse auto sarebbero transitate nel tratto chiuso. Altre, tra le quali anche mezzi pesanti, sarebbero state respinte dal personale. Tra gli accertamenti anche le modalità di interdizione del tratto e l’effettiva presenza di presidi di controllo, oltre alla gestione delle barriere che, secondo alcune ricostruzioni, avrebbero consentito il passaggio su una corsia.
Nel fine settimana il tempo migliorerà, intanto si contano i danni e si controllano le frane innescate dalle piogge torrenziali. Oggi Abruzzo, Molise e Basilicata restano in allerta arancione, gialla in parti di Puglia e Campania. Nel Messinese un centinaio di persone in un campeggio nei boschi sono state recuperate dopo essere rimaste bloccate dall’esondazione di un fiume. A Sutera (Caltanissetta) un quartiere è a rischio smottamento e sono già state disposte evacuazioni precauzionali. In Puglia Roseto Valfortore è isolata per il crollo di una strada, così come in Abruzzo una frazione di Montorio al Vomano. A Termoli le persone evacuate sono tornate alle loro case.
Salvataggio di 32 turisti sui monti Nebrodi
Si è concluso con esito positivo l’intervento di soccorso che ha permesso di mettere in sicurezza un gruppo di 32 turisti stranieri, tra cui due minori, rimasti isolati nei pressi del torrente Caprino, nel territorio del comune di San Fratello (Messina), a causa dell’improvviso innalzamento del livello dell’acqua. La richiesta di intervento è pervenuta alla Centrale Operativa del 118, che ha immediatamente attivato il Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano (CNSAS). Tecnici delle stazioni Etna Sud ed Etna Nord, già impegnati in un’altra operazione ad Acireale, sono partiti immediatamente verso l’area indicata. Contestualmente è stata attivata anche la squadra forre del Soccorso Alpino, specializzata in interventi in ambiente acquatico.
Le operazioni di soccorso si sono svolte in sinergia con il personale del SAGF, dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri della stazione di San Fratello e del Corpo Forestale. Per consentire il recupero in sicurezza delle persone isolate sull’altra sponda del torrente, un tecnico del Soccorso Alpino è stato verricellato oltre il corso d’acqua mediante l’elicottero dei Vigili del Fuoco, così da predisporre le operazioni di evacuazione. I turisti sono stati trasferiti uno alla volta da una sponda all’altra attraverso una teleferica, con l’ausilio di un gommone, in condizioni rese particolarmente difficili dalla forza della corrente. Una volta messi in sicurezza, i componenti del gruppo sono stati trasportati con mezzi fuoristrada lungo diversi chilometri di pista, fino a raggiungere la viabilità ordinaria, dove erano presenti numerose ambulanze del 118 per gli accertamenti sanitari del caso. Concluso l’intervento sui Nebrodi, la Compagnia Carabinieri di Cefalù (Pa) ha attivato i Tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico della Stazione Palermo per soccorrere due scialpinisti sul Pizzo Carbonara (1979 m), la cima più alta del massiccio delle Madonie.
I due scialpinisti erano partiti in mattinata dalla località «Battaglietta», nei pressi di Piano Battaglia, per salire in cima a Pizzo Carbonara. In fase di discesa, a causa delle pessime condizioni meteorologiche, hanno sbagliato il versante di discesa puntando verso Castelbuono. La chiamata di soccorso è stata pertanto trasferita al Soccorso Alpino (CNSAS). Immediatamente da Castelbuono e da Petralia Sottana sono partiti Tecnici del Soccorso Alpino, che hanno raggiunto rapidamente i due scialpinisti per condurli a valle in sicurezza
4 aprile 2026 ( modifica il 4 aprile 2026 | 10:52)
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