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Redazione Economia

L’indagine su oltre 210 mila lavoratori evidenzia il divario con la media italiana: Trust Index all’85% e soddisfazione all’87%, con forte concentrazione in Lombardia e Lazio

Da Hilton ad Abbvie, da Cisco a Bending Spoons, passando per MetLife, Biogen e Auditel: sono alcune delle aziende che guidano la classifica 2026 dei migliori ambienti di lavoro in Italia. A unirle non è solo il posizionamento nel ranking Best Workplaces Italia, ma soprattutto un elemento comune che si conferma decisivo anche sul piano economico: la fiducia dei collaboratori.

Secondo l’indagine realizzata da Great Place to Work Italia, che ha raccolto le opinioni di oltre 210 mila lavoratori in 415 organizzazioni attive sul territorio nazionale, le 75 aziende in classifica registrano un Trust Index medio pari all’85%, in crescita rispetto all’84% del 2025. Un livello che si traduce direttamente nei risultati: i «best workplaces» italiani hanno fatto segnare un aumento medio dei ricavi del 20% su base annua, a fronte dell’1% rilevato dall’Istat per le imprese di industria e servizi.



















































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Il ruolo della «fiducia»

Il dato fotografa con chiarezza il divario tra le organizzazioni in cui il coinvolgimento delle persone è una pratica concreta e il resto del sistema produttivo. Il livello di fiducia, infatti, si ferma al 75% nelle aziende certificate ma fuori dalla classifica e scende al 44% nella media italiana, ampliando lo scarto fino a 41 punti percentuali. Anche la soddisfazione complessiva dei dipendenti si mantiene su livelli elevati: l’Overall Satisfaction è pari all’87%, stabile rispetto al 2025 e distante 44 punti dalla norma nazionale.

«Nelle organizzazioni dove l’ascolto delle persone e la fiducia nel loro lavoro sono pratiche concrete, si osserva una maggiore solidità finanziaria, trasversalmente a settori e dimensioni aziendali», osserva Alessandro Zollo, ceo di Great Place to Work Italia.

Dal settore IT alle biotecnologie

Il ranking, giunto alla sua venticinquesima edizione, restituisce anche una fotografia precisa della composizione del tessuto produttivo più avanzato sul fronte della qualità del lavoro. Un’azienda su quattro appartiene al settore IT (25,3%), seguita da biotecnologie e farmaceutico (14,67%) e dai servizi finanziari e assicurativi (12%). Più indietro si collocano manifatturiero e produzione (10,67%), servizi professionali (9,33%) e sanità (5,33%), mentre quote più ridotte riguardano retail, telecomunicazioni e alberghiero (4%), advertising, marketing e media (2,67%) e altri comparti.

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La distribuzione geografica

La distribuzione geografica evidenzia una forte concentrazione territoriale: oltre il 72% delle aziende ha sede in Lombardia e nel Lazio, rispettivamente con il 49,3% e il 22,67%, mentre complessivamente sono undici le regioni rappresentate. Restano invece escluse diverse aree del Paese, tra cui Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna.

L’età

Dal punto di vista demografico, il campione analizzato mostra una sostanziale parità di genere, con il 50% di uomini e il 49% di donne. Sul piano generazionale, quasi un lavoratore su due è un Millennial (47%), seguito dalla Generazione X (44%) e dalla Gen Z (10%), mentre il 76% ricopre ruoli operativi.

Sale la meritocrazia

L’analisi degli indicatori interni segnala un miglioramento in ambiti come la meritocrazia, salita al 73% (+2%), e gli eventi speciali, al 90% (+2%), mentre risultano in lieve flessione responsabilizzazione, benefit e flessibilità (tutti in calo dell’1%). A fare la differenza rispetto alle aziende non presenti in classifica sono soprattutto elementi legati alla qualità delle relazioni organizzative: comunicazione, cura delle persone, coinvolgimento, accoglienza e supporto.

L’importanza dell’atmosfera e il supporto dei colleghi

Proprio dai commenti dei collaboratori emerge che a rendere distintivo un ambiente di lavoro sono soprattutto l’aiuto e il supporto tra colleghi (21%), l’atmosfera (13%) e la collaborazione (12%). Restano invece più critici aspetti come gli spazi, gli orari e l’equilibrio tra vita privata e lavoro (8%). Tra le aree di miglioramento indicate figurano in primo luogo la retribuzione (19%), seguita dai processi interni (17%) e dalla comunicazione (16%).

Il livello di fiducia varia inoltre in base alla dimensione aziendale: risulta più elevato nelle imprese piccole, dove raggiunge il 94%, e scende progressivamente nelle organizzazioni di dimensioni maggiori, fino al 79% nelle grandi e grandissime aziende.

Il «Great Place to Work Effect»

A guidare le diverse categorie del ranking sono, tra le realtà più grandi, Hilton nel comparto alberghiero, seguita da Abbvie e TP; tra le aziende tra 500 e 999 dipendenti si affermano Cisco, Bending Spoons e ConTe.it; nella fascia 150-499 collaboratori il primo posto è occupato da MetLife, davanti a Bristol-Myers Squibb e Jet HR; tra le organizzazioni tra 50 e 149 addetti guida Biogen, seguita da Galileo Life e Reverse SpA, mentre nella categoria più piccola è Auditel a precedere Trek Bicycle e ACSoftware.

«Questa classifica rappresenta un’occasione per guardare al percorso fatto in questi 25 anni, durante i quali abbiamo ascoltato quasi due milioni di persone in oltre cinquemila organizzazioni», sottolinea Beniamino Bedusa, presidente di Great Place to Work Italia. «Il plauso va alle aziende che scelgono di migliorarsi partendo dai dati e dall’ascolto attivo delle proprie persone».

Secondo Great Place to Work, le aziende certificate – e in misura ancora maggiore quelle presenti in classifica – mostrano non solo performance economiche superiori, ma anche un valore di mercato significativamente più elevato, con una capitalizzazione pari a circa tre volte quella dell’S&P 500. Un fenomeno che, a livello internazionale, viene definito «Great Place to Work Effect» e che conferma come il benessere organizzativo sia ormai un fattore strutturale di competitività.

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4 aprile 2026 ( modifica il 4 aprile 2026 | 07:44)