Torna il campionato, si riaccende la corsa verso quel quarto posto che vede la Juventus impegnata in una lunga sfida a tre con Como e Roma: Luciano Spalletti dà il calcio di inizio al cammino bianconero. “Non è il momento dei calcoli, ma – dice – dobbiamo pensare di vincere sempre da qui a fine maggio… quando indossi questa maglia è un ragionamento obbligatorio”. Il pallone avvelenato dei playoff mondiali falliti arriva dentro il quartier generale della Continassa, tra i piedi di chi sulla panchina azzurra è stato fino allo scorso giugno. “Se fossimo andati in America non avrei avuto alcun merito, ma, allo stesso tempo, ora che non ci andremo non mi sento responsabile: ho sofferto davanti alla tv, ho detto ai ragazzi che non potranno partecipare al Mondiale di vivere la loro sofferenza, di tenerla dentro, ma di metterla da parte ora che bisogna voltare pagina e pensare alla Juventus…”, racconta Luciano. Lunedì sera contro il Genoa ci sarà Vlahovic (“Non penso, però, dall’inizio”), ci sarà da soffrire (“Loro hanno appena battuto la Roma che lotta con noi per la prossima Champions e l’hanno battuta con pieno merito”), ci sarà Daniele De Rossi (“Uno dei mei figli calcistici, a volte gli avrò anche rotto le scatole, ma ci lega un sentimento profondo”). Il pallone torna nella metà campo di un’Italia senza America. “In un momento così – continua Spalletti – bisogna fare le giuste valutazioni, ragionare a mente fredda per programmare nel modo giusto ancor più di quanto fatto. Fatemi fare, però, una domanda: ci interessa davvero valorizzare i nostri talenti? La presenza delle tante proprietà straniere alla guida dei nostri club ci fa piacere, ma se gli vai a chiedere se gli sta a cuore la cura dei nostri giovani ragazzi, per loro è ragionevole fare anche discorsi diversi… Ci sono ancora mamme come quelle di Totti, Del Piero, Baggio, Cannavaro, occorre saper cogliere la qualità dei figli che ci mettono a disposizione…”.