di
Paola De Carolis
«Elisabetta II, In privato, in pubblico, la vera storia» di Robert Hardman svela nuovi inediti dettagli della vita dell’ultima regina
LONDRA – La regina Elisabetta fece «di tutto per andare d’accordo con Meghan» ma alla fine il vertice di Sandringham con il nipote Harry fu «brutale»: «o dentro o fuori». È in arrivo una nuova biografia della sovrana più longeva del Regno Unito, «Elisabetta II, In privato, in pubblico, la vera storia», un libro scritto da Robert Hardman, principe incontestato del genere reale, giornalista e scrittore per il quale i Windsor hanno in passato aperto gli archivi.
Tra i capricci della duchessa del Sussex sulla tiara indossata per il matrimonio a Windsor nel maggio del 2018 – Meghan la chiese per fare le prove con il parrucchiere prima della cerimonia ma le fu negata, d’altronde anche Catherine, destinata a diventare regina, aveva utilizzato una replica di plastica prima del grande giorno – e le rivelazioni sui momenti di terrore vissuti da Elisabetta durante una parata nel 1981, un punto interrogativo: con i legami di Andrea e Sarah con l’imprenditore pedofilo Jeffrey Epstein, il debole dell’ex principe per giovanissime ragazze vulnerabili, la sua leggerezza nel passare informazioni governative riservate ad altri, l’ossessione della coppia di York per i soldi e i lussi sfrenati, c’è ancora tra i sudditi la voglia di sapere di più dei loro reali?
Hardman è un biografo attento e preciso, forte di fonti ineguagliabili che scrive con uno sguardo consapevole della portata storica di certi eventi. Oggi, però, in Gran Bretagna i reali fanno notizia non tanto per la dedizione al lavoro, quanto per gli eccessi del loro mondo e la protezione di un parente, Andrea, che sappiamo essere non solo scomodo ma al centro di un’inchiesta di Scotland Yard.
Basta uno sguardo alle prime pagine dei tabloid per realizzare che, più della ligia ed elegante Catherine, interessa la relazione dei Windsor con le figlie di Andrea e Sarah, Beatrice ed Eugenia, che domani per Pasqua non saranno a messa con il re e il resto della famiglia, o lo status del marito di Beatrice, Edoardo Mapelli Mozzi, che oggi il Daily Mail racconta come un arrivista, non un nobile, come invece aveva scritto la stampa popolare, che ha utilizzato il nome dei Windsor per crescere professionalmente nell’ambiente degli immobili di lusso.
Prima ti costruiscono, poi ti distruggono: è il fenomeno che lo stesso Harry aveva raccontato nella sua autobiografia, «Il Minore», e che ora, sulla scia dello scandalo Andrea, è in piena evoluzione. La preoccupazione di fronte alla richiesta di indipendenza di Harry e Meghan oggi sembra quasi fuori posto: la stampa aveva coniato un termine per la rottura della coppia dal resto della famiglia, Megxit (come Brexit ma con Meghan al centro della questione). I Windsor, stando a Hardman, andarono ben oltre, chiamandola UDI, «Unilateral declaration of Independence», come la Rhodesia, oggi Zimbabwe, negli anni sessanta.
C’era stata la speranza, scrive Hardman, che Harry e Meghan avrebbero avuto un ruolo importante nei rapporti con il Commonwealth. Elisabetta aveva elargito a Harry il titolo di Commonweath Youth Ambassador, ambasciatore giovanile, e a Meghan quello di patrona dell’associazione delle università del Commonwealth: l’idea era di permetterle di intervenire su temi a lei cari, «come i diritti delle donne in Africa, senza essere troppo politica».
«A Kensington Palace – scrive Hardman – le relazioni tra i Cambridge e i Sussex (ovvero tra William e Kate e Harry e Meghan) diventavano sempre più fredde. Nonostante si parlasse di un “dream team” reale, dei “Fab Four”, crescevano i risentimenti. Come succede con le novità interessanti, i Sussex attraevano in quel momento la maggior parte dell’attenzione dei media e degli inviti». Altri tempi, altre storie.
4 aprile 2026 ( modifica il 4 aprile 2026 | 16:30)
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