di
Chiara Dino
La sottosegretaria alla Cultura con delega alla sicurezza dei Musei Lucia Borgonzoni: «C’è stato un errore di comunicazione»
«Simone Verde? Da quando c’è stato l’attacco hacker agli Uffizi l’ho sentito per la prima volta oggi. Mi ha chiamata per spiegarmi che aveva ritenuto di non pubblicizzare la faccenda nei mesi scorsi. Prima perché c’era l’attacco in corso e poi perché aveva dei problemi interni alla struttura». Lucia Borgonzoni, sottosegretaria alla Cultura con delega alla sicurezza dei Musei, ha in mano la patata bollente del caso Firenze.
Pur senza aver parlato nei mesi scorsi con il direttore delle Gallerie fiorentine sa dell’accaduto dal 1° febbraio, quando lo stesso Verde, non troppo allarmato, informò il ministero delle minacce ricevute sul suo telefonino dagli hacker che, entrati nella rete interna del museo, ne avevano trafugato i dati. «Parlò con Alfonsina Russo, capo dipartimento della valorizzazione, spiegando che, chi gli aveva mandato i messaggi, sosteneva di avere le mappe del museo. Non le password cambiate da poco. Noi ci siamo mossi subito, siamo stati a Firenze, coi nostri tecnici, per un nuovo piano sicurezza».
Dunque, vi informò subito?
«Sì, scrisse alla Russo, spiegandole che in quei messaggi si chiedeva anche un riscatto di 300 mila euro a fronte della distruzione dei dati sottratti. Poi si procedette con le denunce e con l’aumento della sorveglianza».
Fece tutto come doveva esser fatto. Perché il ministro Giuli è così arrabbiato?
«In questa vicenda è stato fatto certamente un errore di comunicazione, spero non anche di sottovalutazione. In principio lui non dico che abbia minimizzato, ma non era particolarmente allarmato. Non ne ha mai parlato con me, né ha pensato di venire qui a Roma per parlarne col ministro. Capisco che non c’è stato un furto di opere d’arte o gioielli, ma un treno si prende per tante cose, magari per chiedere più soldi per una sala. E per una cosa così, no?».
Lei lamenta un problema di comunicazione interna?
«Non solo. Se si fosse informata meglio anche la cittadinanza, visto che gli Uffizi sono uno dei complessi museali più importanti al mondo, forse non sarebbe scoppiato un caso di tale portata».
E invece che ha fatto il ministero?
«Sto aspettando l’informativa ufficiale di Verde. Dovrebbe arrivare subito dopo Pasqua. Nel frattempo siamo intervenuti più volte anche aumentando le pattuglie. La settimana del 14 febbraio un gruppo di tecnici del dipartimento valorizzazione musei, coordinato da Alberto Bruni, ha effettuato un sopralluogo agli Uffizi. Dopo poco sono arrivate le prime misure da prendere per aumentare la sicurezza. Si tratta di un piano che andrà messo in atto nel corso dell’anno. Sono state chiuse delle porte, anche se alcune andranno riaperte per ragioni di sicurezza, mi riferisco ad alcune tagliafuoco. Sono state controllate le telecamere. Un’altra visita agli Uffizi si è svolta il 24 febbraio. Poi, dopo un ulteriore incontro fiorentino di Verde coi tecnici, a fine marzo abbiamo presentato il piano sicurezza definitivo al ministero dell’Interno ora è in attesa di valutazione. Quanto al Tesoro dei Granduchi, lo spostamento al caveau della Banca d’Italia era stato deciso in precedenza. Dopo l’attacco al Louvre, dovendo fare dei lavori, si è ritenuto di metterlo più al sicuro».
Arriveranno nuove unità per la sorveglianza?
«Lo spero, ma non dipende solo da me».
Sulla cybersicurezza che intendete fare?
«Stiamo lavorando perché tramite l’Intelligenza artificiale, l’amministrazione centrale sia al corrente di eventuali correttivi da fare: quando è necessario cambiare password o rinnovare assicurazioni. Abbiamo anche chiesto un finanziamento suppletivo di 4 milioni per il prossimo triennio per la cybersicurezza».
Il futuro di Verde? Rischia?
«Perché? Se nella relazione dirà come sono andate le cose e le indagini diranno la stessa cosa, no».
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4 aprile 2026
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