La youtuber al centro di una polemica sul balletto realizzato con l’AI e inserito in una sua puntata
Francesca Bugamelli è finita al centro di una polemica social – anche da parte dei suoi fan più fedeli – per la sigla realizzata con l’intelligenza artificiale e inserita all’inizio dell’episodio “Garlasco: Frate Biasibetti ha Parlato?” pubblicato sul suo canale YouTube il 2 aprile. Nel sigla ci sono diversi personaggi reali che la youtuber ha fatto ballare in sincrono con l’AI sulle note di un brano intitolato We Don’t Quit, ovvero Noi non ci arrendiamo. È la stessa Bugamelli (in arte Bugalalla) a spiegarne il senso: «Contro ogni tentativo di segnalare, bloccare e cancellare la libertà di pensiero e di stampa. Perché quando qualcuno arriva a mentire o inviare a YouTube finte sentenze, usando la menzogna come ultimo e disperato sistema per nascondere la verità, è il momento in cui siamo sicuri di essere sulla corretta strada per dare giustizia a tutte le Chiara Poggi e a tutti gli Alberto Stasi, che a cui è stata negata giustizia».
I protagonisti del balletto
Nel balletto compaiono – oltre a Francesca Bugamelli – la giornalista Carolina Sellitto, la direttrice di Giallo Albina Perri, il medico legale Pasquale Bacco, il giornalista Roberto Porta, il perito Daniele Occhetti, lo youtuber Sergio Spinnato, il giornalista Pino Rinaldi, l’ex dirigente Rai Carlo Freccero, il regista Gianguido Zurli, la criminologa Simona Ruffini, la youtuber Vespera, il giudice Stefano Vitelli, il giornalista Mario Giordano, l’avvocato Antonio De Rensis, il giornalista Giuseppe Brindisi, il giornalista Luigi Grimaldi. Si tratta di un video realizzato con l’intelligenza artificiale e questo – oltre al cattivo gusto di realizzare una sigletta danzereccia per parlare di un delitto – ha scatenato diverse polemiche sui social. Polemiche che sono iniziate nei commenti sotto al video pubblicato su YouTube nel canale Bugalalla Crime, e si sono poi estese a X e a Facebook. La youtuber si è difesa pubblicando un messaggio in anteprima nel suo nuovo video di oggi in cui spiega che si è trattato di satira.

Le motivazioni del balletto
Prima della puntata del 2 aprile del “Salotto giallo” condotto da Bugalalla, sullo schermo è comparso un messaggio in cui si spiegava, ironicamente: «Per mesi abbiamo resistito alla tentazione, ma dopo gli ultimi eventi televisivi caratterizzati da audio bruzzoniani, insulti garofaniani e “sottili” esempi di non giornalismo, abbiamo compreso che il tempo era ormai giunto». E a quel punto partiva poi il balletto incriminato, in cui compaiono i vari ospiti del programma della youtuber che si muovono perfettamente a ritmo, sulle note della canzone-manifesto con cui Bugamelli dice “non ci arrendiamo”.
La difesa di Bugalalla
«Negli ultimi mesi abbiamo realizzato 20 sigle satiriche – ha scritto Francesca Bugamelli – trasformandoci in personaggi delle serie TV E.R. e Star Trek, in clienti di un bar negli anni ’30, passando dalle parodie di film come Blade Runner e Top Gun, fino a diventare membri di una band heavy metal». La youtuber ha voluto spiegare che queste parodie – compresa l’ultima che ha scatenato polemiche – le servono a contrastare «il tentativo da parte del mainstream nel fermare il libero pensiero, il diritto di parola e di una libera informazione, pur di nascondere le bugie che sono state fatte passare al pubblico come verità. La satira agisce come termometro democratico e fermarla equivale a limitare la libertà di tutti noi. La volontà di fermare questo diritto va contro la Costituzione».
Tra chi si dissocia e chi difende
Alle critiche degli utenti sono seguite le prime dissociazioni: la crimonologa Simona Ruffini ha preso le distanze dal balletto spiegando: «Ferma restando la mia stima a Bugalalla, devo specificare per motivi deontologici che non ero a conoscenza del video balletto in cui è stata usata la mia immagine artefatta con IA e me ne dissocio. È doveroso chiarire per coerenza con l’etica professionale da me sempre seguita». Al contrario, la direttrice del settimanale Giallo, Albina Perri, ha difeso Bugalalla: «“Così Bugalalla ha prestato il fianco a chi la attacca” è come dire che chi indossa una minigonna se l’è cercata. È colpa sua se poi viene molestata. La libertà è libertà sempre, ed è libertà anche quella di fare un video leggero. Un conto è non apprezzarlo, un conto è usarlo per distruggere qualcuno e dire pure che se lo è meritato. Era un balletto, non un reato».