di
Nadia Bassanese
Primavera 1976, eravamo quasi tutti di Lotta Continua, nessuno favorevole alla lotta armata, anzi in discussione perpetua e attenti che la radio non fosse strumentalizzata
vi scrivo in relazione al bell’articolo di Raffaele Palumbo per i 50 anni di Controradio (Corriere Fiorentino del 29 marzo, ndr) perché, pur apprezzando il quadro storico che fa della sua nascita e dei primi anni, mi è parso che non sappia e non possa sapere — perché non c’era o non gli è stato riferito da testimoni diretti — qualcosa di molto importante che ha accompagnato questa nascita nella primavera del 1976. Controradio è stata, per così dire, un figlio o una figlia naturale abbandonata a malincuore dai suoi genitori a neanche due anni e poi per fortuna adottata da una famiglia benestante dagli anni 80 in poi.
Una creatura nata dall’entusiasmo e dall’interesse fortissimo per un cambiamento personale e politico. È sempre interessante sapere come nascono le cose. Le voglio raccontare, perché ritengo sia doveroso verso i compagni. Faccio infatti parte della famiglia di sette persone a cui si deve la nascita di Controradio. Oggi siamo rimasti in due, qui sulla terra.
Il clima di allora, nel ‘75, ‘76, ‘77, nella sinistra extra e intra parlamentare e a Firenze, era molto diverso da quello degli anni 80 e Controradio è stata un canto del cigno nata da Lotta Continua in dialogo, non in opposizione, con tutta la sinistra e la società cittadina.
Noi ci muovemmo con entusiasmo per dare voce (senza soldi e appoggi politici) a una radio espressione del fermento culturale e sociale in collegamento con il movimento delle radio libere, con l’esigenza di usare le frequenze e sottrarle come bene comune alle lottizzazioni. Ciò prima che la crisi esplodesse e la vicenda Moro diventasse la pietra sepolcrale sull’utopia della sinistra radicale.
Utopia? Sì, ma con tutta la forza vitale dell’utopia che magari fallisce ma ha in sé l’energia, la spinta, il coraggio di pensare e realizzare un modo diverso di vivere. Noi abbiamo vissuto un esperimento di vita basata sull’amicizia, la condivisione (pur con gli indispensabili scazzi), l’impegno, il lavoro, l’ironia scanzonata, la curiosità: fattori che fecero della radio a Montalbano un polo della vita cittadina.
Eravamo sette trentenni: Claudio Popovich, critico d’arte e pubblicitario, direttore; Enzo Ferrara, avvocato; Andrea Zanfei, pubblicista; Guido Casalone, architetto; Francesco di Pietro, architetto e insegnante, Brunella Diddi, insegnante, e c’ero io, Nadia Bassanese, insegnante impegnata nella Cgil scuola.
Tutti di Lotta Continua ad eccezione di Claudio ed Enzo, nessuno di Avanguardia Operaia o di altri gruppi. Nessuno favorevole alla lotta armata, anzi in discussione perpetua con i suoi fautori e attenti a che la radio non venisse usata per scopi sovversivi.
Qualcuno l’avrebbe voluta «Scontroradio», ma l’unico risultato fu Controradio con la prima «r» all’incontrario, idea geniale di Claudio. Noi eravamo per l’incontro.
Pio Baldelli che diventerà poi direttore, era un personaggio politico famoso, veniva spesso ai dibattiti… ma erano in tanti a partecipare. Quasi tutta l’intellighenzia fiorentina e anche romana. Artisti, teatranti, gente di cinema, musicisti.
In questo senso, decisivo fu l’apporto di Claudio. Sua l’idea della sede al castello di Montalbano da cui tutte le mattine alle 7 partiva il notiziario che qualcuno preparava alle 5 col canto degli uccellini nel microfono. Da Claudio, amico di Mario Schifano, di Dodi Moscati, arrivarono Mario Pachi, Luca e Cristina Biagini, Eugenio Miccini e Gianna Bennati con Ketty La Rocca e quando era a Firenze passava da noi Paolo Poli.
E poi musicisti di jazz sperimentale, gente del cinema…
Per un anno Controradio è stata il fiore all’occhiello della vita culturale, ma sapevamo che non avrebbe potuto durare a lungo. La crisi all’interno della sinistra tra le tendenze alla lotta armata, i tempi difficili, i tentativi di colpo di stato che hanno segnato quegli anni si erano fatti già sentire prima. Come scrive Raffaele, la radio venne poi chiusa con un pretesto, comunque corrispondente al fatto che non poteva più andare avanti per come era combinata. In realtà la controinformazione su polizia e manifestanti c’era, ma non era dominante. La radio era dissacrante, beffarda, alternativa, spregiudicata e contro gli stereotipi della sinistra… quindi disturbante. Era senza protettori e senza soldi né mezzi in un mondo che richiedeva patronati.
Di lì a pochissimo sarebbe arrivata la privatizzazione dell’etere, Berlusconi, e quello che i miei contemporanei, gli ottuagenari, sanno molto bene. Oggi siamo a un’altra svolta storica. Da tempo noi anziani abbiamo passato e stiamo passando il testimone.
Perché lasciammo la creatura? Ci dispiacque molto. Intanto ci furono grosse crisi personali e la nostra vita ha preso diversi indirizzi. Inoltre, pur essendo contenti del passaggio di mano e riconoscenti a Pio ed altri, sempre di LC che l’hanno guidata, non ci riconoscevamo nel nuovo indirizzo e nel clima degli anni 80 e del socialismo craxiano.
Io entrai decisa nel movimento femminista contribuendo alla nascita del Centro Documentazione Donna di Firenze. Mi sono poi addentrata nella psicoanalisi e ho ricominciato a studiare. Non sono entrata in nessuna parrocchia né ortodossia, resto fortemente critica del neocapitalismo dominante e dei sistemi di pensiero semplificati e disumanizzanti.
Ho voluto raccontare gli inizi e il gruppetto di compagni, perché il lavoro fatto è stato fondamentale, perché erano persone complesse e generose e meritano di essere ricordate anche come i genitori di una creatura che hanno amato ma poi hanno dovuto affidare ad altri. Con riconoscenza, affetto e stima per chi ha poi completato l’opera e augurando alla radio di diventare centenaria!
Anche in nome di Claudio, Enzo, Andrea, Guido, Brunella, Pio , Mario e altri…
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4 aprile 2026
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