Courtesy: Villa Beer – Foto Herta Hurnaus
Friedrich Achleitner (1930-2019), poeta e critico di architettura austriaco, l’aveva definita “il più importante esempio di cultura abitativa viennese del periodo tra le due guerre”, e non a torto. La statura internazionale di Villa Beer si potrebbe accostare a quella di Villa Tugendhat di Mies van der Rohe a Brno o di Villa Savoye di Le Corbusier a Poissy, eppure, a differenza di questi capolavori tutelati già dagli anni Sessanta, la casa commissionata dalla famiglia di Julius e Margarete Beer agli architetti Josef Frank e Oskar Wlach nel 1929, è rimasta per decenni un’icona in penombra, invisibile al grande pubblico, e riconosciuta Monumento Storico solo nel 1987.
Lo scorso 8 marzo, dopo un intervento di restauro durato quasi un decennio, Villa Beer ha riaperto per la prima volta le sue porte in Wenzgasse, nel quartiere residenziale di Hietzing, tra residenze ottocentesche e giardini bucolici, restituendo alla città un’icona dimenticata della Modernità viennese.
Courtesy: Villa Beer – Foto Herta HurnausModernismo a misura d’uomo
Josef Frank è noto soprattutto per la sua influenza sul design svedese, attraverso la sua lunga collaborazione con Svenskt Tenn a Stoccolma, iniziata nel 1932, oltre che per le creazioni della sua azienda, Haus & Garten, fondata nel 1925 insieme al collega Oskar Wlach. Meno conosciuta è l’architettura che ha lasciato in Austria, sua terra natale, che abbandonò nel 1933 con la moglie Anna, a causa dell’antisemitismo presente nel paese. Villa Beer rappresenta il culmine di quel periodo viennese, e oggi torna a splendere con la sua geometria asimmetrica, i soffitti che si abbassano e si alzano, fantasiose stampe floreali e scale con ringhiere tubolari che spiralano tra cinque livelli.

Frank e Wlach avevano immaginato la casa come una sequenza fluida di spazi interconnessi, articolati su diverse altezze e dimensioni, dove il movimento diventa parte integrante dell’esperienza architettonica. Non esiste una gerarchia rigida tra gli ambienti, ma un continuum domestico in cui luce, prospettive e relazioni visive costruiscono un senso di libertà abitativa ancora sorprendentemente attuale.
Il progetto: ritrovare l’originale
Costruita in mattoni anziché in cemento, come era più comune nell’architettura modernista dell’epoca, la villa si sviluppa su circa 650 metri quadrati, immersa in un ampio giardino, e comprende diversi spazi soggiorno affacciati sull’esterno attraverso finestre generose, ai quali si aggiungono: una sala musica, una biblioteca, quattro camere da letto principali per la famiglia e alloggi per il personale, una cucina, un garage e numerose terrazze.
Courtesy: Villa Beer – Foto Herta Hurnaus
L’atuale proprietario Lothar Trierenberg, insieme all’architetto Christian Prasser dello studio cparchitektur, ha avviato il progetto di restauro in stretta collaborazione con l’Ufficio Federale per la Tutela dei Monumenti, dopo indagini preliminari condotte da Alexandra Sagmeister, che ha ricostruito la stratificazione storica dell’edificio prima di ogni intervento. Tornano così le sequenze di ambienti a diverse altezze, le relazioni visive tra i livelli, la luminosità diffusa che Frank, critico della rigidità architettonica di Le Corbusier, aveva teorizzato nel saggio del 1930 “La casa come percorso e luogo”, dove descrive il piano libero come un gioco spontaneo tra spazio, movimento e orientamento.
Pavimenti, caminetti, griglie di sicurezza, il montavivande e i radiatori sono stati restaurati con rigore storico, coinvolgendo spesso le imprese originali del cantiere degli anni Trenta. I pezzi fissi superstiti sono stati conservati e rinnovati, mentre gli arredi originali, quasi tutti perduti, non sono stati sostituiti: la fondazione ha preferito lasciare le stanze volutamente spoglie, aprendo uno spazio alla riflessione, all’assenza, alla storia. Fa eccezione la sala musica, reintegrata con un pianoforte a coda della stessa epoca, al posto del Bösendorfer originale.
Courtesy: Villa Beer – Foto Herta Hurnaus
Il seminterrato, interamente rinnovato, ospita oggi un foyer con piccolo shop, spazi educativi e amministrativi, oltre a un’area archivistica climatizzata, ricavata dalla trasformazione della terrazza antistante il soggiorno. Anche il giardino, affidato allo studio di paesaggismo Auböck + Kárász, è stato ripensato nel rispetto del contesto storico: Frank e Wlach concepivano la natura come parte integrante del progetto e gli spazi esterni, con un impianto che valorizza le alberature esistenti e due nuove robinie sessantenni, rappresentano una prosecuzione dell’architettura.
«Per creare qualcosa che sembri vivo, bisogna sempre partire da qualcosa che sia già vivo», Josef Frank.
Le guestroom: dormire nell’opera
I più appassionati potranno anche dormire in questa icona del Modernismo, per un’immersione totale nell’universo di Villa Beer, prenotando una delle tre luminose camere da letto con bagno condiviso, oltre a cucina e terrazza, ricavate nel sottotetto della casa.
Courtesy: Villa Beer – Foto Stephan Huger
Gli ambienti sono arredati con tessuti e mobili disegnati da Josef Frank e ancora prodotti da Svenskt Tenn grazie al sostegno della Fondazione Beijer, che ne è proprietaria, tra iconici stampati botanici e legni chiari, e una palette di verdi accesi che riprende il colore del linoleum originale delle scale, in un’atmosfera libera e giocosa, che rifiuta per principio qualsiasi dogmatismo.
Courtesy: Villa Beer – Foto Stefan HugerNuovi orizzonti: visite guidate, workshop, concerti
Sotto la direzione di Katharina Egghart, la Villa Beer Foundation sta costruendo un programma che intreccia visite guidate individuali e interattive, aperture libere nel fine settimana, cicli di conferenze e concerti. Dal mercoledì alla domenica si terranno tour regolari sull’architettura e sulla storia della casa, affiancati da visite tematiche sul restauro e sui progetti di arredo e tessuto di Frank. Già dall’autunno 2026 prenderanno vita programmi scolastici, workshop per adulti e formati accademici, oltre a un simposio annuale, residenze per artisti e l’apertura dell’archivio per scopi di ricerca.
Courtesy: Villa Beer – Foto Herta Hurnaus
dove: Villa Beer, Wenzgasse 12, 1130 Vienna, Austria

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