di
Mattia Aimola

Soluzioni fantasiose e faticose per risparmiare sul viaggio per trascorrere Pasqua in famiglia: fino a prevedere scali anche di 8 ore all’estero. «Ma è anche l’occasione per fare un giro in una città sconosciuta»

Il pullman per raggiungere Malpensa, poi l’aereo da Milano a Bratislava, otto ore di sosta e infine un altro volo per arrivare a Palermo. Partenza da Torino alle 7 del mattino, arrivo in Sicilia 14 ore dopo, alle 21.30. Un viaggio che somiglia più a una piccola odissea che a un semplice spostamento interno al Paese. È questo il percorso affrontato qualche giorno fa da Isidoro Sofia, 24 anni, content creator da 119 mila follower su Instagram ma soprattutto studente fuorisede di Biologia dell’ambiente. Vive a Torino da cinque anni e, come molti altri colleghi meridionali, si ritrova sempre più spesso a reinventare il modo di tornare a casa.

Per lui, viaggiare non è più soltanto una questione di spostamento, ma un vero esercizio di strategia: incrociare date, valutare scali improbabili, combinare compagnie diverse, adattarsi a orari scomodi. Il prossimo itinerario è già pronto: al ritorno partirà da Palermo, farà otto ore di sosta a Cagliari e poi prenderà un nuovo volo per Torino. Anche in questo caso, oltre dodici ore complessive di viaggio. «È un po’ pesante – racconta – ma così ho pagato 110 euro andata e ritorno invece che 330».



















































Negli ultimi mesi, per molti viaggiatori, gli scali sono diventati la norma più che l’eccezione. Le tratte dirette, soprattutto nei periodi di alta domanda come Pasqua, registrano rincari significativi. A incidere non sono solo le dinamiche di domanda e offerta, ma anche fattori globali: la guerra in Iran e la conseguente instabilità del mercato energetico stanno spingendo verso l’alto il costo del carburante, con effetti diretti sui prezzi dei biglietti.
Isidoro lo ha sperimentato in prima persona. «Mi è già capitato di fare scalo, soprattutto su Roma. È l’unica alternativa per non spendere cifre troppo alte. Due mesi fa ho iniziato a guardare i voli per Pasqua ed ero scoraggiato: si parlava di scali in Polonia per risparmiare, ma mi sembrava assurdo. Poi, quando mi sono trovato davanti a prezzi sopra i 300 euro, ho cambiato idea».

La svolta è arrivata quasi per caso, navigando su Skyscanner. «Ho trovato questa soluzione con scalo a Bratislava. All’inizio mi ha fatto sorridere: otto ore di attesa. Ma il prezzo era imbattibile: 55 euro per l’andata contro i circa 170 di un diretto». Così, quello che poteva sembrare solo un disagio si è trasformato in un’opportunità: uscire dall’aeroporto, passeggiare in città, mangiare fuori, scattare foto e creare contenuti per i social. «Alla fine ho visitato un posto nuovo e mi sono avanzati anche dei soldi».

D’altronde, proprio a causa dei costi elevati, l’anno scorso aveva rinunciato a partire. «Non tutti possono permettersi di pagare 300 o 400 euro per tornare a casa. Così diventa quasi obbligatorio trovare alternative». Il tema, però, non è solo personale: tantissimi provano a risparmiare. Secondo una ricerca effettuata su Skyscanner il 3 aprile, un volo diretto Torino-Palermo per oggi, con ritorno martedì, parte da 439 euro. Con uno scalo, ad esempio passando da Breslavia o Sofia, il prezzo scende intorno ai 300 euro.
Il risparmio, però, si paga in tempo: il diretto dura 1 ora e 45 minuti, mentre con scalo si arriva a 12 ore all’andata e oltre 20 al ritorno.

Situazioni simili si registrano anche su altre rotte. Da Torino a Lamezia Terme, un volo diretto può arrivare a costare fino a 490 euro, mentre un itinerario con scalo, Roma all’andata e Sofia al ritorno, scende a circa 184 euro, con tempi di viaggio che possono toccare le 19 ore. Per Catania, il diretto costa circa 282 euro, ma con uno scalo (Roma all’andata e Sofia al ritorno) si può risparmiare fino a 100 euro, arrivando intorno ai 182.
Anche scali alternativi come Tirana o Malta offrono risparmi simili, confermando un paradosso sempre più evidente: per spostarsi all’interno dell’Italia, spesso conviene passare dall’estero.

«Il tema non è nuovo – aggiunge Isidoro – ma in questo momento dipende anche dal fatto che con la guerra i prezzi del carburante sono in aumento anche se paradossalmente facendo più tratte se ne consuma di più».
Intanto, anche per il volo di ritorno, lo schema si ripeterà. «Farò scalo a Cagliari, non ci sono mai stato. Vedrò se avrò il tempo di uscire dall’aeroporto e fare un giro. Alla fine è anche un modo per vedere posti nuovi, potrei farlo nuovamente anche in futuro. Certo, se i prezzi fossero più accessibili sceglierei il diretto, senza pensarci troppo. Ma così il viaggio diventa qualcosa in più».


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4 aprile 2026