di
Aldo Grasso
Invece di innovare, il duo comico si è adattato, smussando gli eccessi senza però trovare una nuova identità
In tutta sincerità, dopo mezz’oretta avrei cambiato volentieri canale. Pio e Amedeo sono tornati con tre serate evento dal titolo «Stanno tutti invitati»: uno show pensato per celebrare i loro 25 anni di carriera (Canale 5). Forse sarebbe più giusto dire: per celebrare la loro normalizzazione.
Uno sketch tirato e modesto con Claudio Baglioni, un altro con Paolo Bonolis che risponde a dei bambini… Tre serate per portare in scena «l’energia e lo stile che li hanno resi protagonisti sui palchi più importanti d’Italia».
Ma non erano loro quelli che recitavano la parte dei cafoni? La loro proposta non era quella fondata sulla scorrettezza, sull’esagerazione, sulla maleducazione? Non erano quelli che, in «Emigratis», giocavano a fare i villani, i malvestiti, gli incivili?
Tutto passato, tutto dimenticato: adesso imitano Franco e Ciccio in Rinaldo in campo e dispongono persino di un corpo di ballo.
Il punto non è il successo — perché il duo foggiano un pubblico ce l’ha — bensì la qualità e l’evoluzione della proposta comica.
Quando escono da quel contesto (la volgarità, la cafonaggine, lo «scrocco») emerge un limite: la ripetizione.
La stessa battuta, lo stesso schema, la stessa caricatura, senza un vero salto di scrittura. Volevano essere Checco Zalone, ma non ce l’hanno fatta.
Hanno smesso di essere le vittime della loro stessa «ignoranza» e hanno iniziato a salire in cattedra per spiegare al pubblico cosa siano la libertà d’espressione o il politicamente corretto.
Quando un comico smette di fare battute e inizia a fare monologhi pedagogici, è finito. Invece di innovare, Pio e Amedeo si sono adattati, smussando gli eccessi senza però trovare una nuova identità.
Il risultato è uno spirito «controllato» che perde la forza originaria ma non acquista profondità. Alla lunga, senza un’evoluzione, la trasgressione diventa maniera.
Più che a un fallimento, siamo di fronte a una forma di involuzione: la loro comicità funzionava meglio quando erano percepiti come «imbucati».
Ora che sono i padroni di casa, il loro ruolo di «vittime dei poteri forti» o di «voci fuori dal coro» risulta poco credibile.
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3 aprile 2026 ( modifica il 3 aprile 2026 | 20:51)
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