di
Salvatore Riggio
Cameron Suafoa, rugbista neozelandese, annuncia il ritiro a 27 anni: il sarcoma che lo colpì nel 2023, e che era regredito, è ora diventato terminale. «Il rugby è stato tutto per me, mi mancherà tantissimo»
La diagnosi choc di cancro terminale ha obbligato Cameron Suafoa, rugbista neozelandese che il 23 aprile compirà 28 anni, a dire addio al rugby, lo sport che ama. La prima volta che gli è stato comunicato questo male micidiale, un raro sarcoma, era il 2023. Suafoa finì in sala operatoria per la rimuovere il tumore maligno e sottoporsi successivamente alla radioterapia.
Il ritorno in campo avvenne nel 2024 con i Blues, squadra di Auckland, ma nel 2025 il male è tornato in maniera molto più aggressiva. Tanto che ora gli è stata comunicata la notizia che mai avrebbe voluto avere: il cancro è arrivato nella sua fase terminale, qualche mese dopo un secondo intervento in sala operatoria.
Da qui, giovedì 2 aprile, il coraggioso quanto semplice annuncio via Instagram di Suafoa: «Volevo darvi un piccolo aggiornamento sulla mia situazione. Ho deciso di smettere ufficialmente di giocare a rugby, di ritirarmi — ha spiegato in un video sui social —. Mi è stata data la brutta notizia che il mio cancro è diventato terminale. Quindi, purtroppo non giocherò più. Però, presto dovrò affrontare un’altra battaglia. Inizierò la chemioterapia nei prossimi giorni».
Nel cuore gli resta la gioia di aver realizzato il sogno di giocare a rugby: «È stato surreale, un sogno che si è avverato. Nato e cresciuto ad Auckland, ho sempre tifato solo per i Blues e Warriors — ha proseguito —. Motivo per il quale speravo di giocare in una delle due. Sono stato fortunato a vestire la maglia dei Blues e a restare qui per qualche anno. Ho amato ogni singolo minuto: ambiente e unione, tutto quanto di questa società».
Dopo aver ripercorso ricordi come la sua prima meta, Suafoa — che lo scorso 16 marzo ha celebrato le nozze con la sua Britt — è tornato a raccontare i momenti più delicati della sua malattia, e in particolare la recidiva: «Ho giocato le prime cinque partite della stagione, poi purtroppo ho dovuto subire una seconda operazione. È stata molto più importante di quanto mi aspettassi. Sono stato un po’ ingenuo sul tempo di recupero, volevo rientrare troppo in fretta. Mi hanno rimosso il tumore insieme a tre costole, hanno dovuto limare le vertebre spinali e poi mi hanno fuso la colonna — ha rivelato —. Doveva durare tre-quattro ore, invece ne sono servite nove. Ero molto testardo durante la riabilitazione. Il rugby è stato tutto per me. È sicuramente il lavoro più bello del mondo. Non c’è nessun altro posto dove puoi stare con i tuoi colleghi, chiacchierare, uscire insieme, lavorare tutti per lo stesso obiettivo. È una famiglia. Mi mancherà tantissimo».
La chiusura è da membro di una squadra «Grazie per tutti questi ricordi, Blues #333 chiude».
4 aprile 2026
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