di
Floriana Rullo

La donna colpita da due minorenni dopo una lite sul bus: nessuno ti aiuta

«Ho urtato quei due ragazzi per sbaglio. È vero. Ma ho chiesto subito scusa. Non è bastato nemmeno quello. Non pensavo però potessero prendermi a cinghiate. Mi hanno colpito ovunque con la cintura di cuoio che avevano tirato fuori dallo zaino. Sotto gli occhi di mio figlio che piangeva e urlava: “Mamma, mamma”. È stato un incubo». 

Si chiama Sunshine Osman, ha 34 anni, è nigeriana, e da tempo vive ad Alessandria. È lei la vittima dell’aggressione avvenuta sul pullman che dalla città piemontese porta a Spinetta Marengo, frazione alle porte del capoluogo dove la donna vive con tutta la sua famiglia. Sul bus era salita poco prima, dopo essere andata a prendere il figlio dodicenne a scuola. Erano le quattro del pomeriggio di mercoledì 1° aprile. 



















































«Prendo sempre quel pullman. Faccio quel percorso sempre, ogni giorno — racconta la 34enne mentre ripercorre quanto accaduto —. Ma appena salita mi sono trovata a rimanere in piedi. Non c’era posto. Così l’autobus è partito. Io e mio figlio eravamo uno accanto all’altra. Poi l’autista ha frenato di colpo. E io sono caduta in avanti. Sono finita su quei due ragazzi che si trovavano davanti a me». 

E lì che è iniziato l’incubo della donna. Dopo un breve scambio tra loro, i due giovani nordafricani, minorenni, hanno iniziato a spintonare prima il bimbo e, dopo che la madre è intervenuta per difenderlo, anche la donna. Sotto gli occhi dei presenti che hanno ripreso la scena che si vede nelle immagini pubblicate anche sul sito del Corriere

«Mi hanno prima insultata con parole nella nostra lingua. E, quando ho chiesto perché lo stessero facendo non hanno risposto. Eppure non ci conoscevamo — dice ancora la donna —. Poi uno di loro si è tolto la cintura. E ha iniziato a picchiarmi. L’altro invece l’ha tirata fuori dallo zaino. Io ho chiesto più volte perché mi rivolgessero quelle parole e mi dessero quelle botte. Non capivo la motivazione, non li avevo mai visti. Urlavo “basta”. Ho detto loro più volte di smettere. Ma invece hanno continuato. Mi hanno colpito ovunque: sulla pancia. Sulle gambe. Alla testa. Ho lividi ancora in ogni parte del corpo. E intanto mio figlio chiamava “mamma, mamma”, piangendo». 

Poi, per fortuna è arrivata la polizia che ha fatto tornare la calma. «L’autobus si è fermato e mi hanno trascinata fuori — è ancora il suo racconto —. E continuato a picchiare. Poi per fortuna sono arrivati i poliziotti, che non smetterò mai di ringraziare. Mi hanno salvato la vita. Così come anche in ospedale ho avuto le migliori cure mediche. Ma spero che nulla del genere capiti più a nessuno. Quando entro sull’autobus ora ho paura. Ho paura che qualcuno possa farmi del male, perché non c’è nessuno che ti aiuta». 

Intanto i due ragazzi sono stati denunciati. La ripresa è stata girata da un giovane cittadino che ha anche spiegato di aver provato a intervenire ma di aver desistito perché gli aggressori «possedevano armi da taglio». Secondo il testimone sul bus «erano presenti donne o ragazzini». 

L’aggressione è stata violenta «con il primo che ha iniziato a picchiare la vittima con la cinghia mentre l’altro è sceso dal mezzo per aprire lo zaino e prendere un’altra cintura» e usarla contro la donna. Sul posto è intervenuta la polizia. Amag Mobilità, la società che gestisce il trasporto pubblico nella città di Alessandria, ha fornito agli inquirenti le immagini per analizzarle e, così, trovare i due responsabili che, nel frattempo, si erano allontanati. La denuncia della donna ha fatto il resto e ha consentito di risalire all’identità dei responsabili, ora segnalati all’autorità giudiziaria minorile.


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5 aprile 2026 ( modifica il 5 aprile 2026 | 09:59)