di
Leonard Berberi
Parla il presidente dell’Ente nazionale per l’aviazione civile: «Affiancherei al biglietto aereo un’assicurazione di viaggio. I vettori stanno comunque sui piani di contingenza»
«La situazione è complicata, il trasporto aereo vive giorni di fibrillazione, ma è tutto sotto controllo e non vedo criticità tali da far preoccupare i viaggiatori», rassicura al telefono da Houston, Pierluigi Di Palma, presidente dell’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac), mentre è impegnato in una missione istituzionale tra Canada e Stati Uniti. «Qui problemi con il carburante per gli aerei non ce ne sono, nel resto del mondo è un po’ diverso», dice durante un’intervista al Corriere. «Ma va anche detto che questa non è una crisi che nasce così, all’improvviso, con la guerra in Medio Oriente e la strozzatura nello Stretto di Hormuz».
In che senso?
«Da tempo l’Europa ha un problema di quantità di cherosene per aerei che non riesce a stare al passo con la crescita della domanda di viaggio: anno dopo anno se ne produce meno di quanto servirebbe. Viviamo in un periodo di boom del traffico aereo. E per questo è aumentato il peso delle importazioni di jet fuel, in particolare proprio dal Golfo Persico».
Presidente, gli italiani si stanno facendo tutti la stessa domanda: possiamo stare tranquilli, le nostre vacanze non corrono rischi?
«Oggi non abbiamo problemi e penso che questo sarà valido anche nelle prossime settimane. Certo, iniziamo a vedere alcuni segnali preoccupanti negli aeroporti in giro per il mondo — penso all’estremo Oriente e all’Oceania —, non possiamo fare finta di nulla: questo è un settore interconnesso, quello che accade a migliaia di chilometri di distanza può avere conseguenze anche da noi».
Quindi meglio non prenotare?
«Qui dipende dal singolo: c’è un elemento soggettivo del rischio che uno di solito prevede quando programma le proprie vacanze».
Provo a essere più esplicito: lei, non come presidente ma come comune cittadino, prenoterebbe un viaggio per l’estate considerando quello che succede?
«Sì. Ma ripeto: ognuno deve fare le sue valutazioni personali».
E che accorgimento aggiungerebbe alla prenotazione del volo?
«Sicuramente affiancherei al biglietto aereo un’assicurazione sul viaggio, così da restare tranquilli».
Ma non è che le compagnie aeree poi all’improvviso smettono di volare? Lì non c’è assicurazione che tuteli…
«Da giorni tutte le aviolinee stanno lavorando ai piani di contingenza e come sempre nell’aviazione c’è la ridondanza».

Cosa intende con questo termine?
«Che se una cosa non funziona, c’è sempre un piano B o C o D da attivare così da consentire il movimento delle persone. Ormai le compagnie aeree, soprattutto quelle grandi e solide, arrivano da anni in cui è successo di tutto e sono preparate ad affrontare diverse criticità».
Ma mettiamo il caso che il volo di ritorno a casa, magari dall’estremo Oriente all’Italia, non ci sia più. Così si resta bloccati.
«Nessuno connazionale viene davvero abbandonato, lo abbiamo visto che durante il Covid. Mi sentirei sicuro su questo aspetto. Ma ripeto: ognuno ha una sua soglia di “incertezza” nei viaggi».
Viste le situazioni locali — con parti dell’Asia e dell’Africa che registrano qualche problema di forniture — meglio puntare altrove?
«Chi vuole essere più tranquillo può sempre fare delle vacanze di prossimità, riscoprendo l’Italia».
Come è stato durante il Covid-19.
«Proprio così. Anche se questa non è una pandemia».
Lei è negli Stati Uniti, com’è la situazione?
«Qui non è cambiato nulla: non c’è di sicuro una carenza di cherosene».
Quando prevede che si sbloccherà il tutto?
«Non lo sappiamo. Quello che posso dire è che ci sono le diplomazie europee al lavoro per consentire il passaggio delle petroliere destinate al nostro continente. Sono molto fiducioso che operazioni come quelle della nostra premier, Giorgia Meloni, porteranno a far ripartire il tutto in tempi rapidi».
Ma c’è comunque una guerra in corso.
«Qui bisogna ragionare in modo diverso: si deve iniziare a separare la situazione dello Stretto di Hormuz da quella della guerra».
Presidente lei parlava prima di una crisi di cherosene che non scoppia con la guerra in Medio Oriente. Cosa si può fare?
«Come Enac stiamo ragionando sugli investimenti aeroportuali: una parte più significativa deve essere destinata alle infrastrutture dedicate, così da far aumentare i quantitativi di cherosene presenti».
5 aprile 2026
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