di
Gian Guido Vecchi
Il messaggio nella prima celebrazione pasquale di Papa Prevost: «Chi ha il potere di scatenare guerre scelga la pace». Veglia di preghiera l’11 aprile
«Tutti abbiamo paura della morte e per paura ci voltiamo dall’altra parte, preferiamo non guardare. Non possiamo continuare ad essere indifferenti! E non possiamo rassegnarci al male!». A mezzogiorno, Leone XIV si affaccia alla loggia centrale di San Pietro per il messaggio «ai popoli e alle nazioni» prima della benedizione Urbi et Orbi: «Nella luce della Pasqua, lasciamoci stupire da Cristo! Lasciamoci cambiare il cuore dal suo immenso amore per noi! Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!».
Solo che questa volta il pontefice non ripercorre, come tradizione, il lungo elenco di Paesi e regioni che patiscono guerre e calamità, non c’è una ricapitolazione degli oltre cinquanta conflitti che insanguinano il pianeta.
Nella sua prima Pasqua da Papa, Prevost sceglie di andare alla radice di tante sofferenze, e di spiegare il senso della risurrezione per i cristiani: «La forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta». Leone XIV invita tutti i fedeli ad unirsi a lui «nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di san Pietro il prossimo sabato, 11 aprile». E spiega: «La Pasqua è una vittoria: della vita sulla morte, della luce sulle tenebre, dell’amore sull’odio».
Certo, «una vittoria a carissimo prezzo», perché «il Cristo, il Figlio del Dio vivente, ha dovuto morire, e morire su una croce, dopo aver subito un’ingiusta condanna, essere stato schernito e torturato, e aver versato tutto il suo sangue». Ma il punto è questo: «Come ha vinto Gesù? Qual è la forza con cui ha sconfitto una volta per sempre l’antico Avversario, il Principe di questo mondo? Questa forza, questa potenza è Dio stesso, Amore che crea e genera, Amore fedele fino alla fine, Amore che perdona e riscatta». Qui sta l’insegnamento essenziale per il nostro tempo: «Ha percorso fino alla fine la via del dialogo, non a parole ma nei fatti: per trovare noi perduti si è fatto carne, per liberare noi schiavi si è fatto schiavo, per dare la vita a noi mortali si è lasciato uccidere sulla croce. La forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta».
Questa «è la vera forza che porta la pace all’umanità, perché genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni», aggiunge il Papa: «Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri».
Nella Via Crucis del Venerdì Santo ha portato la croce mentre nelle meditazioni si denunciava «chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti», ricordando che «dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere, di avviare una guerra o di terminarla». In un mondo ridotto alla legge del più forte, il Papa e la Santa Sede continuano a sostenere la causa del multilateralismo, del dialogo tra le nazioni: «Questa è la vera forza che porta la pace all’umanità, perché genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri».
L’anno scorso, nel giorno di Pasqua, Papa Francesco salutò per l’ultima volta i fedeli in piazza San Pietro, e ora Leone ne ricorda il magistero: «Ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo. C’è una sempre più marcata “globalizzazione dell’indifferenza”, per richiamare un’espressione cara a Papa Francesco, che un anno fa da questa loggia rivolgeva al mondo le sue ultime parole, ricordandoci: “Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo!”».
Per questo non possiamo continuare a voltarci, per paura, dall’altra parte: «Sant’Agostino insegna: “Se hai paura della morte, ama la risurrezione!”».
Papa Prevost conclude: «In questo giorno di festa, abbandoniamo ogni volontà di contesa, di dominio e di potere, e imploriamo il Signore che doni la sua pace al mondo funestato dalle guerre e segnato dall’odio e dall’indifferenza che ci fanno sentire impotenti di fronte al male».
Ne ha parlato anche nella messa di Pasqua celebrata al mattino nella basilica: «Anche fuori di noi, la morte è sempre in agguato. La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge».
Pure nell’omelia ha citato le parole di Francesco, dall’esortazione Evangelii Gaudium: «È vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudeltà che non diminuiscono. Però è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto». Eppure «il potere della morte non è il destino ultimo della nostra vita», questo è sul senso della Pasqua: «Una vita nuova, più forte della morte, adesso sta spuntando per l’umanità».
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5 aprile 2026 ( modifica il 5 aprile 2026 | 12:37)
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