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Redazione Economia

Nessuna emergenza nazionale, ma mercato sotto stress: la corsa ai distributori più convenienti ha svuotato alcuni impianti mentre benzina e diesel tornano a salire. Il governo intensifica i controlli anti-speculazione

I cartelli con scritto «carburante esaurito» o «benzina esaurita» comparsi qualche settimana fa in diversi distributori italiani — da Treviso a Como, lungo la rete urbana e in alcuni casi anche su quella autostradale — hanno riacceso un riflesso ormai familiare tra gli automobilisti: la paura di restare senza rifornimento. Ma al momento si tratta più di una percezione alimentata dal contesto internazionale, con il nuovo rialzo delle tensioni geopolitiche e la guerra in Iran che ha riportato volatilità sui mercati energetici, che ad una vera emergenza su presunte mancanze di materia prima raffinata. Non siamo di fronte ad uno «shortage», ma è chiaro che bisognerà monitorare l’andamento del conflitto e la riapertura (o meno) dello stretto di Hormuz da dove passa il 20% del petrolio globale.

Gli effetti collaterali

Il fenomeno osservato nelle settimane scorse è stato molto circoscritto e, soprattutto, temporaneo. A svuotare alcuni serbatoi non è stata una rottura strutturale della filiera, bensì un effetto collaterale della misura varata dal governo il 19 marzo scorso: il taglio delle accise di 24,4 centesimi al litro deciso con decreto d’urgenza per contenere l’impatto della crisi petrolifera sui consumatori. Una riduzione che, almeno in teoria, avrebbe dovuto alleggerire il conto alla pompa. In pratica, però, aveva innescato una corsa selettiva verso i distributori più convenienti.



















































La corsa alle pompe più economiche

D’altronde quando il prezzo cala all’improvviso, il comportamento dei consumatori tende a cambiare. Si cerca di fare il pieno prima del necessario, a rifornirsi più spesso, a «bloccare» il risparmio finché dura. È un meccanismo già visto in altri momenti di forte incertezza, dalla pandemia alla crisi energetica: non manca il prodotto, ma si concentra improvvisamente la domanda facendo scorta. Ed è esattamente quello che è accaduto sulla rete carburanti. Non tutti gli impianti hanno trasferito con la stessa velocità il taglio fiscale sul prezzo finale. Secondo i dati dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nei giorni successivi al 23 marzo solo il 60% delle stazioni ha effettivamente abbassato i prezzi, mentre in alcuni casi — l’11,4% — si sono registrati addirittura aumenti. Il risultato è stato un forte spostamento degli automobilisti verso le pompe più convenienti.

Perché alcuni distributori finiscono il carburante

Quel che è certo è che i benzinai non lavorano con riserve illimitate. Ogni impianto ha una capacità di stoccaggio definita — generalmente tra 15mila e 30mila litri — e i rifornimenti seguono una logica programmata, non istantanea. Se in pochi giorni la domanda raddoppia o triplica perché un distributore vende a un prezzo molto più basso degli altri, una scorta pensata per durare una settimana può finire in 48 ore. Per questo i cartelli “esaurito” visti una ventina di giorni fa non vanno letti come il segnale di una crisi di approvvigionamento nazionale, ma come il sintomo di una distorsione locale e temporanea: alcuni impianti sono stati letteralmente presi d’assalto, altri — spesso meno competitivi sul prezzo — hanno continuato a lavorare con flussi normali.

Il vero nodo resta il prezzo

Se il rischio di restare davvero senza carburante appare, allo stato, remoto, il problema più concreto per famiglie e imprese è un altro: il prezzo alla pompa continua a salire, e lo fa nonostante il taglio fiscale deciso dal governo. Gli ultimi dati del Mimit, aggiornati a sabato 4 aprile 2026, mostrano un nuovo rialzo. Sulla rete stradale nazionale, la benzina self viene venduta in media a 1,777 euro al litro, in aumento rispetto a 1,763 euro del giorno precedente. Il gasolio self sale invece a 2,130 euro al litro, contro i 2,096 euro registrati il giorno prima. Sulla rete autostradale, dove i listini sono tradizionalmente più alti, la benzina self viaggia in media a 1,811 euro e il diesel a 2,145 euro al litro.

Il governo rafforza i controlli

Numeri che raccontano un paradosso solo apparente: il taglio delle accise ha attenuato la spinta dei rincari, ma non è bastato a neutralizzare l’effetto del mercato internazionale. Le tensioni in Medio Oriente, il timore di nuovi shock sulle forniture e la risalita delle quotazioni petrolifere continuano infatti a scaricarsi sui prezzi finali. Proprio per evitare che la volatilità internazionale si traduca in speculazione interna, il governo ha intensificato i controlli lungo tutta la filiera. Il Mimit e il ministero delle Finanze, in collaborazione con la Guardia di Finanza, hanno avviato verifiche su larga scalaAd oggi, secondo quanto comunicato dal ministero, sono stati controllati oltre 1.900 impianti di distribuzione e più di 250 tra depositi fiscali, commerciali e operatori della filiera. Il bilancio delle ispezioni è pesante: 104 soggetti denunciati all’autorità giudiziaria, oltre 4,4 milioni di chilogrammi di prodotti accertati in frode e 386 mila chilogrammi di carburante sequestrato.

La rete sotto pressione

Un dato che conferma come, accanto alla pressione del contesto internazionale, il sistema debba fare i conti anche con comportamenti opportunistici o illeciti, che rischiano di amplificare la percezione di caos e di minare la trasparenza del mercato. Il quadro però non è così drammatico. Non c’è un’emergenza carburanti in Italia, né una rottura generalizzata della rete distributiva. C’è però una filiera sotto pressione, stretta tra l’instabilità geopolitica, la reazione dei consumatori ai prezzi e la necessità di trasferire rapidamente gli sconti fiscali senza creare squilibri tra un impianto e l’altro. Il rischio più concreto, almeno nel breve periodo, non è quello di non trovare benzina o diesel, ma di continuare a pagarli molto più del previsto, soprattutto se la crisi internazionale dovesse prolungarsi. Ed è proprio su questo terreno — più che sulla paura delle pompe vuote — che si giocherà nelle prossime settimane la partita tra governo, operatori e consumatori.

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5 aprile 2026 ( modifica il 5 aprile 2026 | 15:44)