Dopo il primo guasto, sono seguiti altri malfunzionamenti. Ora gli astronauti dovranno usare delle sacche di raccolta di riserva. Mentre si preparano al momento più importante della missione, il «moon flyby»
Si può andare nello spazio, girare attorno alla Luna, compiere imprese storiche. Ma un essere umano rimane un essere umano. E dunque ci sono delle necessità essenziali da tenere in considerazione. Come – banalmente – espletare i propri bisogni fisiologici. Ecco allora che la straordinaria avventura degli astronauti di Artemis 2 è alternata da una problematica tutta terrestre: il malfunzionamento del bagno. A tre ore dal decollo della navicella Orion sono iniziati i problemi. L’allarme della toilette – una toilette «spaziale» sviluppata proprio per questa missione – si è acceso. Poi la specialista di missione Christina Koch si è improvvisata idraulica e ha provato ad aggiustare il guasto. Ma il gabinetto ha continuato ad andare a singhiozzo. Tra il terzo e il quarto giorno di viaggio si è rotto di nuovo. L’equipaggio che sta viaggiando verso la Luna ha già percorso due terzi del tragitto. E durante le quattro giornate già passate nello spazio, oltre a test tecnici e motori da manovrare, ci sono anche momenti di tradizionale (e terrestre) vita quotidiana.
Come funziona il «gabinetto spaziale»
Come la situazione in cui si sono trovati molti di noi e che ha coinvolto tutto l’equipaggio: il guasto della toilette. Anzi, per essere precisi si tratta dello Universal Waste Management System (sistema universale per la gestione dei rifiuti), il nome tecnico, e piuttosto pudico, del bagno di bordo. Per l’urina ogni astronauta ha il proprio imbuto personalizzato collegato a un tubo flessibile con un sistema aspirante. I liquidi sono convogliati verso un contenitore prima di essere scaricati all’esterno. Per le feci invece c’è un sedile (anche se in assenza di gravità in realtà non ci si siede) dotato di un‘apertura stretta dove un flusso d’aria aspirante allontana l’evacuato dal corpo e lo raccoglie in un sacchetto infilato nell’apertura. Tutto è mantenuto in una camera sottovuoto per evitare la proliferazione dei batteri e degli odori. Mentre le feci vengono sigillate e riportate a Terra, l’urina può purificata e riutilizzata come acqua (ma in questo breve viaggio non sarà necessario).
La possibile causa del guasto e la soluzione
Il problema iniziale rilevato dall’equipaggio era nella ventola del sistema di raccolta dell’urina che è andata fuori uso. Christina Koch è intervenuta, ma il malfunzionamento ha continuato a causare disagi all’equipaggio. Al terzo giorno di viaggio, il centro di controllo a terra della missione ha ordinato agli astronauti di utilizzare un sistema di raccolta delle urine di riserva. Si tratta di sacche che funzionano come un orinatoio di emergenza: una sorta di contenitore riutilizzabile, sigillabile e svuotabile che fa entrare il liquido senza però farlo fuoriuscire, attraverso un’interfaccia studiata appositamente. L’ipotesi è che il guasto sia stato causato da del ghiaccio che sta ostruendo il tubo di scarico. Ma la «toilette spaziale» può ancora essere utilizzata per defecare.
Vita quotidiana nello spazio
Il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen si sono svegliati la mattina di sabato 4 aprile sulle note di «Pink Pony Club» della cantante Chappell Roan. Dopo un primo sorriso nel sonno, è arrivato il disappunto: i controllori di volo hanno interrotto il brano dopo solo un minuto. «Stavamo tutti aspettando con impazienza il ritornello», ha raccontato il comandante Wiseman durante le ore trasmesse in streaming dalla Nasa su YouTube. In questi giorni di viaggio verso la Luna, l’equipaggio si sta tenendo impegnato con una costante attività fisica – per non perdere massa muscolare – e con le preparazioni per le successive fasi della missione. Nei momenti di pausa, ammirano il panorama. E scattano foto destinate a rimanere nella storia. Come quella che ritrae la nostra Terra colpita da un fascio di luce solare nel buio dello spazio. La Nasa ha anche reso pubblico il menù della missione Artemis 2. Gli astronauti hanno a disposizione una decina di bevande diverse – nessun alcolico – e poi tortilla, torte di verdura, maccheroni al formaggio e insalata di mango. Solo per citare alcuni piatti. Non mancano i dolci, torte e biscotti. Sono tutte porzioni pronte da consumare, previa reidratazione attraverso un erogatore di acqua. Lo scaldavivante ha le dimensioni di una valigetta compatta. I quattro devono anche trovare il modo di andare d’accordo perché vivranno per dieci giorni a stretto contatto: la navicella Orion ha le stesse dimensioni di due minivan. Ogni giorno, infine, 8 ore sono dedicate al riposo. Fondamentale per essere pronti alle fasi più importanti della missione.

Prepararsi al «moon flyby»
Sono questi giorni di viaggio, che l’equipaggio sta sfruttando per preparsi al meglio al momento più importante della missione: il cosiddetto «moon flyby». Gli astronauti di Artemis 2 gireranno attorno alla Luna, diventando gli esseri umani che si sono allontanati di più dalla Terra nella storia dell’umanità. Il pilota, Victor Glover, sta assumendo il controllo manuale della navicella per testarne le prestazioni nello spazio prodondo e raccogliere dati sulla manvrabilità dei veicolo. Intanto il resto dell’equipaggio sta esaminendo il lungo elenco che il team scientifico della Nasa gli ha fornito delle caratteristiche della superficie lunare da osservare durante il sorvolo di quasi sei ore che è in programma nella notte italiana tra lunedì 6 e martedì 7 aprile. Saranno dati importanti anche per i futuri progetti di sedi permanenti sul nostro satellite. Informazioni importanti si stanno raccogliendo però già durante il viaggio. Sabato avevano già superato i 100 gigabyte di dati trasmessi alla Terra attraverso un sistema di comunicazione a luce infrarossa, comprese le immagini ad alta risoluzione.
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5 aprile 2026 ( modifica il 5 aprile 2026 | 14:31)
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