Si prevedeva un’emissione tra 500 e 750 milioni di euro, ma l’AD Massimo Sarmi ha annunciato in settimana che FiberCop ha collocato sul mercato un bond senior garantito per l’importo di 1 miliardo di euro. Il manager si è mostrato soddisfatto per il successo ottenuto con la prima operazione corporate sul mercato italiano dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Il pricing è stato fissato con cedola al 5,375% e relativa ad una scadenza nel 2031. La data di regolamento è fissata per giorno 10 aprile.

Bond FiberCop: alta cedola per 5 anni

Il bond accrescerà la liquidità di FiberCop in una fase di cospicui investimenti.

I rating assegnati sono rispettivamente BB+ per Fitch e Ba1 per Moody’s. In entrambi i casi, trattasi di giudizi “non investment grade”, per cui l’emittente è considerato “speculativo”, vale a dire ad altp rischio di credito. Al netto dell’imposta del 26%, la cedola annuale riscossa dagli obbligazionisti sarà del 3,9975%. Non è poco per un investimento di soli 5 anni, ma alla luce di quanto abbiamo appena scritto è importante farsi un’idea complessiva dei rischi.

Cosa fa e di chi è la società

FiberCop è una società che si occupa di portare la fibra ottica e la connessione digitale su tutto il territorio nazionale. Fino al 2024 era una divisione di TIM, ma a seguito dello scorporo della rete è diventata una società a sé. Risulta partecipata per il 37,8% dal fondo americano Kkr, 16% dal Tesoro italiano, 17,5% ciascuno dai fondi Abu Dhabi Investment Authority e Canada Pension Plan, mentre il restante 11,2% appartiene al fondo italiano F2i.

Conti in rosso per alti investimenti

L’obiettivo della società consiste nel portare la fibra in 20,3 milioni di unità immobiliari entro il 2027. Per questa ragione sta effettuando investimenti ingenti, che ovviamente pesano sui bilanci. Nell’esercizio 2025 ha speso 2,7 miliardi allo scopo, fatturando 3,8 miliardi e maturando un reddito operativo o Ebitda after lease di soli 1,745 miliardi.

In altre parole, sta operando in perdita e si prevede che continuerà a farlo anche in questi anni. Il debito complessivo a fine dicembre saliva a 13,5 miliardi, quello netto si attestava a 10,9 miliardi. Il rapporto debito/Ebitda rettificato è stato di 7,5, una leva molto elevata e che pregiudica i rating dei bond FiberCop, pur se garantiti dagli asset societari.

Moody’s prevede che il debito salirà fino ai 14,6 miliardi di quest’anno e in rapporto all’Ebitda rettificato raggiungerà un apice di 8 per poi declinare a 6 nel 2028, quando gli investimenti inizieranno a contrarsi. Cosa significa per gli obbligazionisti? La società ha alle spalle tutti soci molto solidi e con orizzonte temporale a lungo termine. Questa è un’ottima notizia, perché mitiga il rischio percepito guardando soltanto ai rating. D’altra parte, il business contempla forti spese per generare utili futuri. E’ una condizione ordinaria per le cosiddette utilities, cioè le società che forniscono servizi.

Bond FiberCop “junk”, ma prospettive aziendali solide

La stessa Moody’s, però, osserva che alcuni punti di forza compensino l’elevato indebitamento che si riflette negativamente sui rating per i bond FiberCop.

Infatti, l’emittente possiede una quota del mercato domestico pari al 68% per la banda larga. La concorrenza anche solo potenziale rimane bassa, a causa delle elevate barriere all’ingresso. I ricavi sono attesi in crescita e il grado di sostituzione tecnologica è considerato basso. In sostanza, la società opera su un mercato con ottime prospettive di remunerazione grazie alle scarse possibilità di altri di farle concorrenza, visti gli alti costi iniziali da sostenere. Dunque, ciò che oggi pesa in negativo sui rating, in prospettiva farà la fortuna dei conti aziendali.

giuseppe.timpone@investireoggi.it