di
Piero Rossano

Processione muta a Maddaloni davanti alla bara della promettente cestista. Domani, lunedì in Albis, funerali e lutto cittadino. Il padre: «Provo dolore ma non rabbia, che è un sentimento che sopravviene davanti alla verità»

C’è una bara bianca ai piedi dell’altare della piccola chiesa di Santa Maria del Soccorso, nel cuore del centro storico di Maddaloni (Caserta). Una processione di persone mute che si alternano davanti al feretro, che si stringono a Fabio e ad Antonella, i genitori di Sofia Di Vico, e poi anche ai nonni, agli zii, ai cugini della 15enne che amava la vita e la pallacanestro e che giovedì 2 aprile è morta – si parla di shock anafilattico – dopo un malore di cui è rimasta vittima nel ristorante di un campeggio di Ostia, dov’era a cena con le compagne di squadra dell’Unio Basket Maddaloni alla vigilia di un torneo nella Capitale, poi sospeso. 

Il malore, poi gli inutili soccorsi

«Soffoco, non respiro più» sono le ultime parole attribuite a Sofia quando ha denunciato le prime difficoltà respiratorie a tavola. Era intollerante alle proteine del latte e ai suoi derivati, circostanza che era stata anche fatta notare alle cucine del posto che la ospitava. Ed aveva consumato, cosa che faceva spesso, uova strapazzate e fagiolini: la dieta ferrea di una atleta che era anche una promessa del movimento della palla a spicchi campano. Ma qualcosa è andata storta e ora, a far luce, sarà un’inchiesta della Procura di Roma.
Il primo a soccorrerla giovedì sera e a provare a rianimarla è stato lo stesso papà, che era in trasferta con lei assieme ad altri genitori. Poi la corsa disperata all’ospedale Grassi della stessa cittadina del litorale romano dove però Sofia è morta. Ora l’aria manca ai suoi cari. Ai genitori, che avevano solo quella figlia; alle compagne di squadra, ai compagni di liceo. 



















































Lunedì in Albis lutto cittadino e funerali

Era Pasqua oggi a Maddaloni. Un giorno che parla di Resurrezione, di letizia e di rinascita. Ma è stata la vigilia di una giornata di lutto cittadino, proclamata dal sindaco Pasquale De Filippo per Pasquetta: dopo che nella giornta di sabato santo, su disposizione della Procura di Roma è stata effettuata l’autopsia sul corpo della 15enne, la salma è stata liberata nel pomeriggio ed in serata le spoglie di Sofia sono giunte a Maddaloni per essere raccolte in una sorta di camera ardente in piazza Umberto I. 

Domani, lunedì in Albis, in occasione dei funerali della piccola, bandiere a mezz’asta sugli uffici pubblici e saracinesche dei negozi – quelli che avrebbero aperto in un giorno di festa – tirate giù durante l’orario della funzione. La messa è fissata per le ore 10.30 nella chiesa della Santissima Annunziata, una delle più belle e grandi della cittadina, capace di contenere il grande affetto che in questi ultimi giorni si è manifestato intorno alla famiglia. 

Il papà: le risposte che attendo le devo a Sofia

Fabio Di Vico, un professionista del posto, papà di Sofia, pur nel dolore immenso ha cercato di mantenere i toni bassi. Non si è abbandonato ad accuse, non ha alzato la voce. «Chiedo solo giustizia per Sofia», ha confidato alle persone vicine. 
«Sofia? Era solare, coinvolgente», ha detto con commozione al Tg1 delle 13 del giorno di Pasqua. «Le risposte che cerco e che pretendo le devo a Sofia, la giustizia sta facendo il suo corso», ha poi aggiunto. Concludendo così: «Provo dolore, la rabbia è un sentimento che può esistere quando si ha contezza di quello che è successo: io adesso non l’ho ancora».


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5 aprile 2026 ( modifica il 5 aprile 2026 | 19:27)