Sofia Di Vico, una giovane vita spezzata a soli quindici anni. La città calatina è avvolta da un’atmosfera carica di tristezza mentre la camera ardente, allestita presso la Confraternita di Santa Maria del Conforto, da stamattina sta accogliendo amici, parenti e cittadini che vogliono rendere omaggio alla ragazza. Sofia non era solo una studentessa modello, ma una ragazza piena di vita e passione, membro attivo della squadra “Unio Basket Maddaloni”, con sogni e speranze che ora sembrano svaniti troppo presto.
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Il doloroso silenzio è squarciato dalle parole del padre Fabio, conosciuto commercialista della città, la cui voce tradisce un mix di dolore profondo e una forte determinazione a cercare verità e giustizia. «Vogliamo la verità. Chi ha sbagliato pagherà. Noi vogliamo solo giustizia» afferma con fermezza, insieme alla moglie Antonella, fisioterapista della clinica di San Michele, entrambi stretti nel loro straziante lutto. Parole misurate, ma cariche di significato, riflesso di un padre che non si arrende difronte al destino ingiusto che ha portato via Sofia.
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Fabio confida nella Magistratura e nel lavoro degli investigatori, che dispongono già di registrazioni e documenti decisivi: «Ci sarà un momento in cui dirò ciò che penso sulla fine di mia figlia. Sofia aveva una passione immensa per il basket. Era leader, era coinvolgente, solare. Io devo avere delle risposte, e le devo a Sofia e le avrò a tempo debito. Ora c’è la giustizia che sta facendo il suo corso».
Nel frattempo, il loro dolore è accompagnato dalla volontà di trasformare questa tragedia in un monito per tutti: Sofia era consapevole della sua allergia alle proteine del latte, una condizione che aveva affrontato con attenzione e prudenza sin da piccola. Mai avrebbe immaginato che un malore improvviso potesse portarla via così presto. Quel giovedì sera a Ostia, durante un torneo di basket con la sua squadra, tutto è cambiato. Dopo una giornata trascorsa tra partite e risate, la giovane ha avuto un grave shock allergico in un ristorante situato all’interno di un camping. Il padre, sempre presente nelle trasferte, è intervenuto immediatamente somministrandole l’adrenalina salvavita e chiamando il 118. Ma nonostante gli sforzi e la tempestività del soccorso, Sofia è deceduta poco dopo l’arrivo all’ospedale Grassi, lasciando un vuoto incolmabile nei cuori di chi la conosceva. In questi giorni di Pasqua, simbolo di speranza e rinascita, il pensiero è fermo solo su a Sofia e al suo sorriso che ora vive solo nel ricordo dei suoi cari. Fabio, in un toccante post sui social, ha condiviso una lettera dedicata alla figlia, accompagnata dalla dolce melodia di “Father & Son” di Cat Stevens.
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Le sue parole, intrise di amore e nostalgia, raccontano di un legame indissolubile e di un dolore che va oltre il tempo: «Mi manchi ogni istante… Sei e sarai sempre la mia bambina, la parte più bella di me. Continuerò a parlarti, a cercarti nel cielo, a sentirti nel mio cuore ogni giorno e anche se ci saranno silenzi so che sarai a chiacchierare e a palleggiare ininterrottamente con gli angeli, da farti riprendere dal Signore. Riposa in pace vita mia, ti amerò per sempre, oltre il tempo, oltre tutto».

Domani mattina, alle 10.30, la chiesa della Santissima Annunziata, a pochi passi dalla Confraternita, accoglierà l’ultimo saluto di una comunità intera che si stringe attorno alla famiglia Di Vico. In prima linea ci saranno le sue compagne di squadre con una maglia dedicata a Sofia e col pallone da basket tra le mani, accompagnate dal coach Giovanni Monda ma anche i compagni di classe di della 2 C del liceo scientifico “Nino Cortese”, insieme ad una delegazione di insegnanti e al dirigente scolastico Marcellino Falcone. Maddaloni piange una ragazza che, seppur per breve tempo, ha illuminato la vita di tutti con la sua energia e il suo sorriso.