“In base a una indagine epidemiologica riferita al periodo 2010-2021, nelle Marche si registra una lieve diminuzione dei casi di tumore al colon retto. Ma c’è una crescita nella fascia d’età tra i 45 e i 50 anni. Anche per questo, di concerto con la Regione, abbiamo avviato una intensa campagna di sensibilizzazione affinché aumenti la partecipazione agli screening per la prevenzione”.

Giuseppe Feliciangeli, direttore della Upoc Servizio di Endoscopia Digestiva dell’ospedale di Macerata, spiega i vantaggi, sia per i cittadini, che per il sistema sanitario, di puntare sulla prevenzione attraverso gli screening.

Quali sono i numeri nella nostra Ast?

“Ogni anno, l’Ast di Macerata spedisce circa 50mila lettere personalizzate con le indicazioni per sottoporsi al test immunochimico fecale (Fit), meglio noto come “sangue occulto nelle feci”. Fino a poco tempo fa la fascia d’età interessata era quella dai 50 ai 74 anni, ma ora è stata ampliata dai 45 ai 74. Le Marche sono state la prima regione italiana a farlo. Nonostante ciò, l’adesione resta ancora limitata: sono circa 12.500 le persone che aderiscono, cioè una su quattro. A livello regionale solo un marchigiano su tre, tra coloro che ricevono l’invito, effettua il test”.

È complicato fare il test?

“È un esame semplice che si può fare a casa e che ricerca la presenza di tracce microscopiche di sangue nelle feci. In caso di positività, sono previsti approfondimenti diagnostici come la colonscopia e, se necessario, trattamento e follow-up, tutto il percorso è gratuito. I numeri dimostrano che, pur con una adesione bassa, gli screening funzionano, visto che c’è stato un calo, anche se lieve. Figuriamoci se l’adesione aumenta”.

Qual è l’obiettivo che vi siete posti?

“Puntiamo ad un aumento significativo, fino al 50%. Sarebbe un risultato straordinario”.

In che modo raggiungerlo?

“Intensificando e diversificando le iniziative per sensibilizzare la popolazione. Nell’ultima settimana di marzo, ad esempio, i medici dei reparti di gastroenterologia aderenti al programma regionale, dalle 14 alle 19 hanno risposto alle chiamate effettuate attraverso un numero verde per fornire informazioni su modalità e percorsi di screening. Nello stesso tempo, tramite l’app IO, tutti i cittadini marchigiani tra 45 e 74 anni hanno ricevuto una notifica tramite con le indicazioni sull’importanza della prevenzione e su come aderire allo screening. La campagna 2026 si concentra sulla Generazione X, sui nati tra il 1965 e il 1980, poiché il tumore del colon-retto non riguarda solo gli anziani. Gli effetti di una forte partecipazione alle campagne di screening sono almeno due, entrambi molto importanti”.

Ci spieghi meglio…

“Il primo, naturalmente, è quello della salute: una diagnosi precoce salva la vita. Quando individuato precocemente, il tasso di sopravvivenza a cinque anni può arrivare fino al 90%, ma nelle fasi iniziali la malattia può non dare alcun sintomo, di qui l’importanza dello screening. Il secondo riguarda la riduzione di esami impropri e, conseguentemente, delle liste d’attesa. Un banale esame delle feci è diverso dalla colonscopia. Ebbene, con lo screening, una volta rilevate tracce di sangue, questa diventa un esame più mirato. E, infatti, otto colonscopie su dieci accertano la presenza di polipi o tumore. Quando si chiede di fare una colonscopia in base a valutazioni più generiche, solo quattro su dieci, invece, risultato positive. Riducendo gli accessi impropri si liberano spazi per quelli davvero necessari”.