di
Pieremilio Gadda
Negli ultimi 5 anni un terzo della rivalutazione per i titoli più generosi è venuto dai dividendi. Nel 2025 nuovo picco a 2.300 miliardi. Ma calano i proventi distribuiti dai colossi mondiali dell’energia
Una colonna di dividendi alta 2.300 miliardi di dollari. È il nuovo record, il quinto consecutivo, nella distribuzione di proventi agli azionisti su scala globale, quantificato da un’analisi di Vanguard sul 2025, che certifica un aumento del 5,3% rispetto al 2024. «Questo dato dimostra non solo la volontà delle aziende di continuare a condividere i propri utili con gli azionisti, ma anche il ruolo stabilizzante dei dividendi nei portafogli — spiega Viktor Nossek, head of investment & product strategic intelligence di Vanguard Europe —. Negli ultimi cinque anni, le aziende che restituiscono una quota elevata di profitti hanno consegnato a chi investe un ritorno aggiuntivo di oltre il 30% derivante dalle cedole azionarie». Nella top ten del 2025 troviamo istituti finanziari come Abn Amro, Intesa Sanpaolo, Bnp Paribas e Poste Italiane, a fianco dei colossi dell’energia come Saudi Aramco ed Exxon Mobil o dell’hi tech come Microsoft e Apple.
I rischi
Nel 2026 questa strategia potrebbe beneficiare di un’ulteriore spinta. «L’aumento dei prezzi dei metalli preziosi e industriali sta rafforzando i flussi di cassa nei settori industriale e dei materiali di base, due aree solitamente caratterizzate da ritorni elevati — prosegue Nossek —. E lo scetticismo dovuto alle valutazioni dei titoli legati all’intelligenza artificiale e ai Magnifici 7 della Borsa Usa sta aumentando l’attrattiva dei titoli value, più a buon mercato, con alti dividendi». Gli investitori esprimono dubbi sempre più incalzanti sulla profittabilità dei maxi investimenti realizzati dalle big tech americane, come i 700 miliardi di dollari di spese in conto capitale per nuove infrastrutture e tecnologia Ai previsti nel 2026, a livello aggregato, per Alphabet, Microsoft, Meta e Amazon.
L’intelligenza artificiale degli «adopter»
«Da un lato, concentrarsi sulle aziende con una politica di dividendi stabile e prevedibile offre protezione in caso di violente oscillazioni dei listini — dice Nossek —. Dall’altro, un modo alternativo per cavalcare il trend dell’Ai è focalizzarsi sugli adopter, aziende che l’hanno già integrata nei processi produttivi, in contrapposizione con gli enabler, i fornitori di tecnologia: i titoli dei servizi di pubblica utilità, dei consumi e del settore industriale che, grazie alle nuove applicazioni, diventano più efficienti, faranno maggiori profitti e quindi saranno in grado di consegnare dividendi più generosi: il dibattito degli investitori attorno all’Ai tenderà a muoversi in questa direzione».

Le tendenze
Di fronte alle incertezze che alimentano il rumore di fondo sui mercati, la prevedibilità dei dividendi costanti è merce preziosa. C’è il rischio che quest’area diventi un po’ affollata? «Al momento queste società hanno valutazioni un po’ care rispetto alla propria media storica, ma decisamente a buon mercato in termini relativi, se confrontate con i titoli di altri settori, come la tecnologia, la cura della salute o i servizi di comunicazione», spiega l’esperto. Intanto i mercati sviluppati, trainati da Europa e Giappone, hanno contribuito in modo determinante alla crescita dei dividendi, con un aumento di 94 miliardi di dollari, lo scorso anno, pari all’83% dell’incremento totale. A livello settoriale, la finanza ha giocato il ruolo dominante: vale da sola il 27% del montante delle cedole staccate a favore degli azionisti nel 2025. Non è un caso se sette dei dieci titoli più rappresentati nell’indice Euro stoxx select dividend 30, che include una selezione delle società europee con un dividendo elevato e sostenibile, appartengono al comparto finanziario. In aumento a doppia cifra anche il contributo del settore industriale (+13%) e tecnologico (+15%).
La geografia
Interessante osservare come la Cina si sia resa protagonista. A dispetto delle sfide economiche legate al protrarsi della crisi del mercato immobiliare, al calo dei consumi e alle tendenze deflazionistiche, Pechino ha messo a segno una crescita significativa delle cedole azionarie: +7% su base annua. Questo dato distingue il gigante asiatico dagli altri Paesi Emergenti che, rispetto all’anno precedente, hanno subito un calo dell’1% nei dividendi staccati. Le società del settore energetico sono state a lungo tra i maggiori pagatori al mondo: Saudi Aramco e Exxon compaiono ancora nella top ten delle società più generose. Ma il vento sta cambiando: nel complesso, in questo comparto, i proventi distribuiti nel 2025 sono diminuiti di 59 miliardi di dollari (-18%) rispetto all’anno precedente. Di questi, 53 miliardi di dollari sono da attribuire alle società dei Paesi Emergenti. «In questo settore stiamo assistendo al congelamento delle operazioni di “buyback” proprio per stabilizzare il mercato e destinare più risorse possibili ai dividendi», conclude Nossek.
6 aprile 2026
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