di
Marta Serafini

Il presidente Vucic annuncia uno sventato attentato al Balkanstream. Magyar, sfidante di Orbàn: il primo ministro uscente, seguendo il consiglio di agenti russi, sta tentando di instillare paura nel suo stesso popolo

«Esplosivi vicini» a un gasdotto e una campagna elettorale che si infiamma e che è determinante per i destini dell’Europa. 

L’ultima puntata arriva da Belgrado dove il presidente serbo Aleksandar Vučić ha dichiarato che la polizia ha scoperto degli esplosivi vicino a un gasdotto che trasporta gas dalla Russia a Serbia e Ungheria. Vučić ha spiegato che «due grossi pacchi di esplosivo con detonatori» sono stati trovati all’interno di zaini nel nord della Serbia, a Kanjiza, «a poche centinaia di metri dal gasdotto». 



















































Il gasdotto Balkan Stream è un’estensione del gasdotto TurkStream  e trasferisce il gas russo sia in Serbia che in Ungheria. Il presidente ungherese Viktor Orbán ha confermato che i due leader si sono parlati e ha detto di aver convocato un «consiglio di difesa straordinario» in Ungheria ma non sono stati forniti dettagli su chi possa aver piazzato gli esplosivi vicino al gasdotto e perché. 

La notizia arriva  in un momento in cui l’integrità delle infrastrutture dei gasdotti è al centro delle cronache. L’oleodotto Druzhba, di epoca sovietica, un oleodotto separato che trasporta il petrolio russo verso l’Ungheria e la Slovacchia, è stato causa di una disputa tra Ungheria e Ucraina.  L’oleodotto è stato danneggiato da un attacco russo alla fine di gennaio e non è ancora stato riparato, ma sia l’Ungheria che la Slovacchia accusano l’Ucraina di usare la questione per scopi politici. Il governo di Orbán ha ripetutamente affermato che l’Ucraina sta cercando di scatenare una crisi energetica in vista delle elezioni generali del 12 aprile, nel tentativo di indebolire la sua amministrazione.

A differenza dell’Ungheria, la Serbia non è uno Stato membro dell’Ue ed è candidata all’adesione. Belgrado è fortemente dipendente dal gas russo. Importa circa sei milioni di metri cubi al giorno a circa la metà del prezzo di mercato.

Ma soprattutto l’incidente si verifica una settimana prima che gli ungheresi si rechino alle urne per le cruciali elezioni parlamentari, in cui il potere di Orbán, che dura da 16 anni, rischia di subire una sfida senza precedenti da parte di Péter Magyar, ex membro di spicco del partito di governo Fidesz.

Le elezioni hanno messo a confronto due visioni del futuro dell’Ungheria: Orbán e Fidesz cercano di convincere gli elettori che la guerra in Ucraina rappresenta una grave minaccia per il Paese e che Orbán è la persona più adatta a gestire questo rischio, mentre Magyar e il suo partito Tisza esortano gli elettori a concentrarsi sulla stagnazione economica, sul deterioramento dei servizi sociali e sulla corruzione. L’incidente, avvenuto mentre Orbán è in svantaggio nei sondaggi, ha suscitato un’intensa attenzione politica in tutta l’Ungheria. Domenica, Magyar ha dichiarato sui social media che lui e il partito Tisza erano stati avvertiti da diverse fonti che qualcosa sarebbe potuto accadere in Serbia intorno a Pasqua, «forse coinvolgendo un gasdotto», e presumibilmente con l’aiuto serbo e russo. «E ora è successo», ha affermato. Ha esortato il governo di Orbán a smettere di seminare il panico e di causare disordini. «Gli ungheresi hanno ogni ragione di temere che il primo ministro uscente, seguendo il consiglio di agenti russi, stia tentando di instillare paura nel suo stesso popolo attraverso operazioni di false flag», ha affermato. «Voglio anche chiarire che non sarà in grado di impedire le elezioni di domenica prossima».

La campagna si è intensificata a febbraio, dopo che Orbán ha affermato, senza fornire prove, che l’Ucraina stava sabotando il sistema energetico ungherese e ha dichiarato di aver inviato truppe per salvaguardare le infrastrutture energetiche del paese. Orbán ha inoltre ripetutamente accusato l’Ucraina di ritardare intenzionalmente le riparazioni dell’oleodotto Druzhba, risalente all’epoca sovietica, che trasporta petrolio russo in Ungheria e Slovacchia attraverso l’Ucraina, e  ha bloccato l’erogazione di un prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina a causa della disputa. Domenica, il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, ha puntato il dito contro l’Ucraina, pur evitando di incolparla esplicitamente per l’ultimo incidente.

6 aprile 2026 ( modifica il 6 aprile 2026 | 11:28)