Foto Silvia Gil-Roldan
Senza timore del colore, ma nel pieno rispetto delle tracce autentiche: è questo lo spirito che guida il progetto di Casa Hotelito a Tenerife, firmato dallo studio Five Oh Five, fondato nel 2015 da María León Ferreiro ed Eduardo López Solórzano. Un hotelito degli anni ’30 — come venivano chiamate le prime strutture ricettive dell’isola — situato in quella che è soprannominata la “Notting Hill” di Tenerife, per via delle sue facciate dai delicati toni pastello.
Abitazione privata, poi asilo e successivamente oggetto di un tentativo di trasformazione in ostello, oggi rinasce come casa familiare. I gusti e le passioni dei nuovi proprietari, Ana e Pedro, sono stati determinanti per l’intero intervento di ristrutturazione: entrambi amanti degli oggetti vintage, da abbinare a elementi più contemporanei, desideravano riportare in vita un’antica abitazione che avesse al contempo una storia da ricordare e raccontare.
Nel corso delle sue vite precedenti, la casa ha subito numerose trasformazioni, sia nella distribuzione degli spazi sia nelle finiture interne. In questo intervento, gli architetti hanno scelto di restituirle il suo carattere domestico, puntando su una maggiore fluidità degli ambienti e su una distribuzione semplice.
Foto Silvia Gil-Roldan
La casa si sviluppa su tre livelli: il piano terra è il cuore dinamico della casa, uno spazio di condivisione aperto ad adulti, bambini, cani, Vespe e biciclette. Qui la continuità visiva e funzionale è protagonista — dall’ingresso-laboratorio fino al patio, concepito come un luogo di conversazione, dove il tempo si fa lento e dilatato. Al primo piano si sviluppa la zona notte, con tre camere da letto, due bagni e una cabina armadio. Al secondo piano, invece, gli spazi si fanno più flessibili, accogliendo una camera per gli ospiti e una terrazza con accesso al tetto.
Foto Silvia Gil-Roldan
Una delle priorità dell’intervento è stata la valorizzazione e la conservazione degli elementi originali di falegnameria: le porte e le finestre in legno della facciata principale, la scala centrale e le aperture ad arco. Un’operazione pienamente riuscita: salendo le scale si percepisce quasi il lieve scricchiolio dei gradini, un dettaglio eloquente che restituisce il senso del tempo che passa.
Le cromie degli interni (e degli esterni) raccontano in modo emblematico il progetto: «Non sappiamo progettare senza incorporare il colore», ammettono gli architetti. La facciata rosa, accostata alla porta verde salvia, introducono un match inedito che trova continuità nella palette degli interni, dove elementi a righe, arredi su misura color giallo burro, dettagli terracotta, verde e blu, dialogano con l’architettura originale.
Foto Silvia Gil-Roldan
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