di
Simona De Ciero

Un esempio di chirurgia oncologica «awake»: asportato un tumore al colon, in ipnosi, a un paziente sveglio e ad alto rischio. È il primo caso documentato a livello internazionale

Un intervento di chirurgia oncologica eseguito su un paziente sveglio, accompagnato dall’ipnosi clinica, apre una possibile nuova frontiera per il trattamento dei malati fragili. È accaduto all’ospedale Molinette di Torino, dove nei giorni scorsi l’équipe della Chirurgia Generale 1 universitaria, diretta dal professor Mario Morino, ha portato a termine con successo un’emicolectomia destra – l’asportazione della parte destra del colon – su un uomo di 76 anni, in condizioni cliniche tali da essere stato precedentemente giudicato inoperabile in anestesia generale

Secondo quanto riferito dalla struttura, si tratterebbe del primo caso documentato a livello internazionale di una resezione colica maggiore eseguita con una tecnica combinata di anestesia loco-regionale e ipnosedazione. Il paziente, originario della Puglia, era affetto da una neoplasia sanguinante del colon destro ma presentava un quadro estremamente compromesso: reduce da una massiva embolia polmonare e da una grave insufficienza respiratoria, avrebbe corso rischi elevatissimi con la ventilazione artificiale necessaria per l’anestesia generale, con possibili complicanze dall’esito imprevedibile. Da qui la scelta di un approccio alternativo, costruito su misura: blocchi anestetici della parete addominale, sedazione cosciente e ipnosi clinica, in un protocollo «awake» sviluppato dallo stesso Morino insieme alla dottoressa Valentina Palazzo



















































Proprio l’ipnosi si è rivelata decisiva per garantire la tollerabilità dell’intervento, riducendo lo stress psicologico e il ricorso ai farmaci sedativi, e consentendo al paziente di mantenere una respirazione autonoma e una stabilità neurovegetativa per tutta la durata dell’operazione. L’intervento, durato circa un’ora, si è svolto con il paziente vigile e collaborante: durante la procedura ha dialogato con la dottoressa Palazzo, che attraverso tecniche ipnotiche lo ha accompagnato mentalmente lontano dalla sala operatoria, fino alle sue campagne pugliesi. La complessità dell’operazione ha richiesto un adattamento significativo della tecnica chirurgica, con tempi rapidi e manovre particolarmente delicate per garantire il massimo comfort. 

Il decorso post-operatorio è stato definito «eccezionale»: nessun passaggio in terapia intensiva, ripresa della deambulazione e dell’alimentazione già nelle prime 24 ore, funzionalità intestinale ristabilita il giorno successivo e controllo del dolore sempre ottimale. Dopo pochi giorni, il paziente ha potuto fare ritorno in Puglia in sicurezza. «Si tratta di una nuova frontiera per i pazienti fragili – ha commentato Livio Tranchida, direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino -. Questo intervento dimostra come l’eccellenza chirurgica, unita alla medicina personalizzata e all’integrazione di tecniche come l’ipnosi clinica, possa espandere i confini della chirurgia oncologica». Un risultato che, se confermato da ulteriori applicazioni, potrebbe ridefinire le possibilità di cura per quella fascia di pazienti esclusi finora dai percorsi chirurgici tradizionali per l’eccessivo rischio anestesiologico.


Vai a tutte le notizie di Torino

Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino

6 aprile 2026 ( modifica il 6 aprile 2026 | 11:55)