di
Federica Nannetti

Era nato a Parma il 3 giugno del 1959. Si era laureato a Bologna con Luciano Anceschi e aveva studiato con Umberto Eco

Si è spento dopo una lunga malattia questa mattina, 6 aprile, a 66 anni, Beppe Sebaste, poeta, scrittore, filosofo e giornalista. Ne dà notizia la famiglia. Si trovava in Umbria, in provincia di Terni, dove si era trasferito dopo aver vissuto e girato l’Italia e l’Europa per tutta la vita. Originario di Parma, dove nacque il 3 giugno 1959, Sebaste visse per diversi anni anche a Bologna, dove studiò all’Università insieme a Umberto Eco e dove fu studente di Luciano Anceschi, suo relatore di tesi. A lui, nel 2010, dedicò anche un «mini-convegno» a Vetto d’Enza: «E mi ha onorato del suo ascolto e attenzione anche dopo il mio ciclo di studi – lo ricordò Sebaste in quell’occasione –: l’ultimo ricordo che ho di lui è il suo sorriso mentre mi applaude con la moglie Maria, seduto in prima fila, a una lettura di “Ricercare” a Reggio Emilia». Dopo gli anni di studi si trasferì a Parigi, poi a Ginevra e poi ancora a Pietrasanta e a Roma; infine in Umbria.

Le collaborazioni e i libri

Noto per l’impegno culturale nel panorama italo-francese con saggi e scritti, Sebaste collaborò con L’Unità e con La Repubblica, curando proprie rubriche. E fu anche uno scrittore prolifico: tra i suoi titoli più importanti L’ultimo buco nell’acqua: racconti brevi (con Giorgio Messori), Café Suisse e altri luoghi di sosta, Niente di tutto questo mi appartiene, Lettere e filosofia. Poetica dell’epistolarità, Porte senza porta. Incontri con maestri contemporanei, H. P. L’ultimo autista di Lady Diana (tra i candidati del Premio Strega), Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne, Oggetti smarriti e altre apparizioni, Una vita dolce.



















































Il suo impegno per la verità su Ustica

Con Bologna ebbe sempre un forte legame, a partire dal suo impegno per la verità e la memoria sulla strage di Ustica: tra le varie cose, scrisse il testo che compare come introduzione al libro-catalogo che accoglie il visitatore del Museo per la memoria di Ustica. «Il libro riporta le immagini, volutamente piccole e un po’ sfuocate, degli oggetti ripescati dal fondo del mare di Ustica, metonimie degli 81 morti innocenti». Sul suo sito e del suo impegno per la memoria, Sebaste volle anche lasciare traccia della sua partecipazione a una rassegna Ad alta voce a Bologna, durante la quale si mise a leggere l’elenco dei nomi delle vittime del lavoro del 2010, circa 350. «Il nome, l’età, e la litania agghiacciante delle cause delle morti bianche – scrisse l’indomani sul suo blog –: soffocato in una cisterna, schiacciato da un muletto, travolto da una pala, soffocati dalle esalazioni del gas di un silos, caduto da un’impalcatura, schiacciato da una putrella, fracassati dagli ingranaggi di…, e così via, le parole si ripetono con poche tragiche varianti, mentre le voci si sovrapponevano. Ci siamo commossi: è quando si danno i nomi ai danni, cioè ai morti collaterali di una guerra, o peggio di una civiltà – una civiltà basata sul lavoro; è quando si liberano le storie dall’anonimato della Storia che ci accorgiamo dell’evidenza nascosta di ciò che diciamo “realtà”, con un effetto di svelamento che è quasi illuminazione». Sono passati 16 anni ed è tutto attuale.

Sebaste lascia un vuoto per chi lo ha seguito in tanti anni e un figlio, Pierre, con i nipoti, i parenti e gli amici. Si terrà una cerimonia di saluto presso il centro Forme dell’Anima in Amelia, strada del Conservatorio 4, giovedì 9 aprile alle 15.30.


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6 aprile 2026