Dopo 43 giorni in panchina in seguito agli errori contro Inter, Como e Galatasaray, il portiere juventino è tornato protagonista e ha mandato un messaggio chiaro a Spalletti
7 aprile – 07:23 – TORINO
Dopo 43 giorni di vuoto, Michele Di Gregorio è tornato in campo, ha parato un rigore ed è stato festeggiato dai compagni come se avesse fatto un gol. Con una chicca: Dazn ha ritrovato il pizzino che Carlo Pinsoglio, terzo portiere della Juve, gli ha passato prima del rigore di Martin. Conteneva un suggerimento decisivo…
SUPER—
Di Gregorio è stato protagonista col Genoa per la serenità con cui ha gestito l’intera ripresa e soprattutto per la parata sul penalty, nata in modo particolare. Al momento del rigore, Pinsoglio ha corso per decine di metri, dalla panchina al retro della porta di DiGre, per portargli un pizzino, ritrovato e mostrato da Dazn a fine partita in una settimana che ha visto protagonisti i foglietti dei portieri sui rigori, come in Bosnia-Italia. Si vede bene che sul foglio sono riportati i numeri dei possibili rigoristi (Frendrup, Ellertsson, Vitinha, Ekuban, Martin), con l’indicazione “aperto”, “chiuso” o “centrale”: nel linguaggio dei portieri, indica una previsione sulla direzione del tiro. Bel lavoro dello staff della Juve: Malinovskyi, il rigorista principe, era uscito e la panchina si è adattata ipotizzando diversi possibili sostituti. Di fianco al numero 3 di Martin, l’indicazione era chiara: “aperto”. È andata esattamente così: Martin, mancino, ha aperto (detto in altro modo, ha tirato alla sua sinistra) e Di Gregorio ha intuito. Un ritorno da protagonista super per Michele, che adesso può puntare di nuovo la maglia da titolare. Ha mandato un messaggio chiaro a Spalletti, offrendogli la migliore versione di sé stesso alla prima occasione. Come non era successo nel periodo che ha convinto l’allenatore a tenerlo fuori, per fargli ritrovare l’equilibrio necessario.
CONTESTO—
Di Gregorio in fondo è rinato tante volte. Sin da quando, finito il settore giovanile dell’Inter, ha deciso di andare a giocare nei dilettanti per avere più occasioni di crescita. La continuità in tutte le categorie lo ha portato a volte a dover fare i conti con gli errori, ma mai si è fermato di fronte alle difficoltà e questo atteggiamento positivo lo ha spinto sempre più in alto. Al suo arrivo alla Juve, sapeva benissimo a che cosa sarebbe andato incontro: in effetti, nei periodi in cui le cose non sono andate bene alla squadra, lui è finito puntualmente in alto alla lista dei colpevoli. Eppure, almeno nella prima parte di questa stagione, l’estremo difensore aveva fatto bene, con diverse parate decisive.
43 GIORNI—
Con l’arrivo di Spalletti, la richiesta di continuità si è fatta sempre più selettiva e qualche errore di Di Gregorio è passato molto, fino a convincere l’allenatore a cambiare la gerarchia dei portieri, premiando Perin. Di Gregorio negli ultimi 43 giorni è rimasto in silenzio, mai solo: gli sono stati vicini i compagni di reparto Perin e Pinsoglio, e anche tutti gli altri. Non è un caso che anche Bremer abbia parlato di lui nel post Juve-Genoa. La chiamata è arrivata all’improvviso, inaspettata, tra il primo e il secondo tempo, quando Perin ha segnalato un problema al polpaccio. Michele ha risposto e chissà che quel rigore – e quel pizzino – non sia l’inizio di una nuova vita. Scritta nero su bianco.
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