L’Inter era già pronta a godersi il regalo di Pasqua, la sorpresa più dolce dall’uovo che avrebbe fatto felici grandi e piccini nerazzurri. Per oltre un’ora, in effetti, lo spettacolo del Maradona aveva fatto dormire sonni tranquillissimi agli appassionati della squadra di Chivu. Ma alla fine la notte del Maradona lancia un titolo alla Serie A 2026: lo scudetto non è ancora dell’Inter. Perché una rondine non fa primavera, ma una vittoria basta a lasciare aperta la finestra dei sogni. Servirebbe sempre un’impresa per strappare alla squadra di Chivu lo scettro del campionato, ma questo Napoli discontinuo – come il sistema internet dello stadio di Fuorigrotta che ieri sera ha lasciato più dubbi della manovra della squadra di Conte- ha dimostrato di essere arrivato via dall’ultima sosta con più cuore, almeno con più speranze degli avversari. E di essere, almeno, secondo in classifica. Che non è mai roba da poco.
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Spuntati
Una serata da cuori forti e da stomaci quadrati – quelli erano pure già stati messi alla prova dalle braciate del pranzo -, certamente. La notizia del giorno è stata senza dubbio l’assenza di Hojlund: in una settimana gli azzurri hanno perso due attaccanti, il primo non s’è mai presentato a Castel volturno, il secondo non si è mai presentato in ritiro ieri. Sintomi influenzali nella notte tra Pasqua e Pasquetta, febbre nelle prime ore del mattino: lo staff medico napoletano ce l’ha messa tutta per riportarlo in campo, ma senza successo. Un malanno di stagione per Rasmus – il virus stava circolando da qualche giorno nello spogliatoio azzurro – che sarà risolto in qualche ora. Ma anche un rammarico per quello che poteva essere e non è mai stato in campo. Pensare che la prima e unica conclusione pericolosa del primo tempo napoletano arriva all’alba dell’intervallo, con il solito gesto plastico di Scott McTominay che però non inquadra neppure Maignan.
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Per il resto, una prima frazione spuntata da entrambe le parti: almeno il Napoli ha la scusa dell’influenza di Hojlund. Fullkrug e Nkunku – la coppia di Allegri – nemmeno fa il solletico, ma le manovre sono lente e compassate: Pavlovic sembra il più pericoloso. Gli occhi attendono le stelle: Modric illumina spesso, De Bruyne non sembra nella serata migliore. Allegri imbriglia Conte: le ripartenze di Saelemaekers non esplodono mai, gli azzurri hanno il merito di coprirsi bene con Juan Jesus e Olivera sempre attenti. Conte prova spesso a superare la prima linea di costruzione, ma gli azzurri non hanno la velocità per spaccare il Milan e al limite dell’area la manovra si arena in un inutile giro palla.
La zampata
Il risultato dell’Inter, 24 ore prima, sembra essere stato una mazzata sulle intenzioni di entrambe le squadre: brutte, molli, lente per praticamente tutto il match. A metà ripresa il copione non cambia, l’unico brivido era arrivato con un lampo di De Bruyne per Giovane e un sinistro del brasiliano dalla distanza, che aveva impegnato Maignan. Conte prova a cambiare le carte: dentro Alisson Santos con McTominay riferimento più avanzato e anche Politano, Allegri ricambia con Pulisic e Gimenez. Così, cambiando i fattori, pure il risultato cambia: il brasiliano regala brio e spunti, uno contro uno che mai si erano visti fino a lì, da una sua ripartenza nasce l’azione che porta al gol di Politano, che infila Maignan come un anno fa (quella volta in avvio, stavolta nel finale), con la solita rasoiata mancina. Il tappo di Matteo sembra essere saltato.
Il finale è una accozzaglia di cuore (molto) e muscoli (moltissimi), perché arrivati a aprile sembrano servire i nervi più della qualità. Il Milan va alla disperata ricerca del pari: entra Leao negli ultimi e si riaccende la gara. Sembra un assedio rossonero con Doveri che concede un assist con i cinque minuti di recupero. L’ultimo baluardo difensivo della squadra di Conte è il Maradona che aiuta, sussulta, spinge, sostiene e alla fine vale più di un gol. I tre punti pesano più del dovuto. I 7 che dividono dal primo posto sono ancora lì, nonostante tutto. Saranno le ultime sette giornate a dire quanto basteranno. Nel frattempo, il Napoli è secondo in classifica e certifica ancora di più la Champions League del prossimo anno. Il primo risultato di questa primavera azzurra.