di
Fabio Paravisi

La manifestazione lanciata da tre amici scalvini nel 1981 divenne una sorta di Woodstock locale. Il comitato dei cittadini che la osteggiava, le droghe e i due morti di overdose. Livio Fornoni ne racconta la storia

Chi se la ricorda, la Festa della Luna? È difficile farlo credere adesso, ma non molti anni fa c’erano migliaia di persone che camminavano per quindici chilometri da un blocco dei carabinieri fino ai pendii sopra Colere, per piantare una tenda e poi farsi l’impossibile. Non era sempre stato così: all’inizio era una Woodstock alla scalvina, tre giorni di pace, amore e musica con la Presolana sullo sfondo. Ma poi le cose erano degenerate, c’era stato l’assalto degli spacciatori e due morti, e il paese si era diviso, come racconta Livio Fornoni, 47 anni, regista di Bergamo che sta montando 11 ore di girato per il film «Alla fine del millennio»: «C’ero andato a fine anni ‘90, mi dicevo che andava documentato. Nel 2014 ho pensato a un reportage, sono salito alcune volte finché ho trovato i fondatori con materiale mai digitalizzato». Il trailer è online, il film andrà su YouTube in autunno.

Si parte così dai tre amici ventenni Denis Belingheri, Claudio Belingheri e Gigi Bettineschi, che oggi hanno una certa età e non vogliono farsi riprendere. Nel 1981 hanno barbe e capelli lunghi, dopo essere andati al raduno di Re Nudo decidono di fare lo stesso: tre giorni di musica anche di notte ma senza politica. I primi due anni piove e sono solo in cento. Poi cambia tutto. Nel 1983 salgono 500 persone e gli abitanti iniziano a lamentarsi. Nel 1990 arrivano in mille da tutta Italia e il Comune ritira i permessi per palco ed elettricità. Per due anni i tre amici rimediano caricando l’attrezzatura su un camion, poi rinunciano. Ma ormai la fama della Festa si è diffusa e cresce con la velocità di una valanga. «È l’era pre-digitale e non è possibile, come oggi, avvisare tutti che la festa non c’è più — racconta Fornoni — . Quindi la gente continua ad arrivare anche se non ci sono più i permessi. Nel 1987 era nato il Comitato di cittadini contro la Festa della Luna che coinvolgeva politici e stampa, viene anche la Rai. Ma è tutta pubblicità, arriva gente anche dall’estero». Nel 1997 il picco, con 35 mila partecipanti: «Ci sono i mille abitanti di Colere e, 300 metri più su, a Pian di Vione, quaranta volte più gente».



















































I problemi diventano seri: «Ci sono code da Clusone, Colere è isolato perché si parcheggia in strada, non c’è spazio nemmeno per un’ambulanza. In paese c’è chi chiude tutto, ma anche negozianti che tengono aperto e fanno tantissimi soldi». Colere si divide: «Alla fine i partecipanti se ne vanno ma in paese resta un clima avvelenato per tutto l’anno. Ci sono favorevoli e contrari, il sindaco di sinistra è a favore ma deve ascoltare i cittadini. Una volta vanno sotto casa sua, lo minacciano, viene sparato un colpo di fucile».

Girano storie sull’acqua santa della chiesa usata per le siringhe: «Quello no, perché l’eroina era una piaga degli anni 80-90 e lì si usavano le droghe sintetiche. Ma visto che i coleresi bucano le gomme o lasciano cartelli sulle macchine, qualcuno un sabato entra in chiesa e butta giù il crocefisso. Per il paese è uno choc, la domenica la chiesa resta chiusa». Ci sono distese di tende, cartelli che indicano «ketamina», «oppio» e stramonio», sorgenti a rischio, il clima originale non esiste più: «Ci sono mezzi delinquenti e punkabbestia, furti e atti vandalici. Ognuno accende un falò facendo danni ai boschi, distese di rifiuti: oggi se si sale molto in alto se ne trovano ancora. Poi lo spaccio, bancarelle di gente che non c’entra niente ma vende cibo, magliette, cilum, pipe indiane, droghe orientali. Per molti è business, ma la gente non si droga e basta, in fondo è rimasto uno spirito tribale, ci sono urla nella notte, luci che si vedono da lontano». E il grido «Valerio!»: «In quegli anni lo si sentiva nei raduni di tutta Europa, si diceva che fosse cominciato a Colere ma è più probabile che fosse partito da un concerto di Vasco Rossi, era il tecnico per un guasto». 

Nel 1997 c’è un morto per overdose e un secondo nel 1998, la prefettura organizza la stretta, vengono istituiti posti di blocco a distanza sempre più grande. C’è chi è disposto a percorrere anche 15 chilometri a piedi, ma il deterrente funziona: nel 2004 ci sono 300 persone, l’anno dopo 60, quello successivo più nessuno.

Fornoni, a parte la pagina Facebook dei nostalgici, cosa resta della Festa della Luna? «Non resta niente. L’epoca attuale ha spazzato via quel modo di socializzare, basta andare in piazza e non si vede nessuno. Era la preistoria della socializzazione, sarebbe una cosa da studiare a livello sociale e antropologico. I giovani ai quali ne parlo non credono che in Bergamasca ci sia stata una cosa del genere».


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7 aprile 2026