di
Paolo Condò
L’Inter prenota lo scudetto, il Napoli ci crede (al 10%). Il ritorno di Lautaro e la forza del collettivo segnano la 31ª giornata per Chivu. Delusione Milan nel big match al Maradona, mentre la Juve si ferma a metà strada
Più ancora dei risultati dei due big-match, che nei fatti hanno soltanto cancellato le (tacite) illusioni del Milan, è stata la qualità della prestazione dell’Inter — e della sua reazione alle intemperie — a marchiare il 31° turno. È giusto accordare al Napoli una residua quota scudetto, non più consistente del 10 per cento, perché i 7 punti di distanza questo dicono. Ma il rientro di Lautaro parla a voce più alta perché ha rilanciato il miglior Thuram ed è coinciso, non a caso, con una gran ripresa collettiva (nazionali inclusi).
E dunque la soluzione intercontinentale di Calhanoglu potrebbe rivelarsi il gol del titolo. Il largo successo dell’Inter ha depotenziato Napoli-Milan, gara bruttina e sfida tra due astuzie parallele perché sia Conte che Allegri hanno temporeggiato a lungo prima di immettere gli attaccanti pungenti. L’azzardo è riuscito al Napoli perché Alisson e Politano oggi sono più sani e cattivi di Pulisic e Leao. In ogni caso, il margine del Milan in chiave Champions resta rassicurante: le prime tre sembrano blindate. Il pareggio di Udine, scialbo e camminato, ha rallentato l’allungo del Como verso il quarto posto. Nulla di strano, quando un traguardo esagerato diventa palpabile un po’ di braccino è nelle cose. Ma la frenata gli riporta addosso il fiato della Juve, non finisce la Roma e riapre uno spiraglio perfino all’Atalanta, che nel girone di ritorno ha soltanto Inter e Napoli sopra di sé.
La Juve ha disegnato un primo tempo di gioco e di impeto, una bellezza cui il Genoa non ha fatto nemmeno il solletico, ma in coerenza con l’intera stagione si è fermata a metà strada, e se i rossoblù non avessero sbagliato il solito rigore — quarto su otto — la loro reazione sarebbe stata molto pericolosa. Alla vigilia del match Spalletti s’era seccato per l’insistenza delle domande sul contratto, ma era stato lui a segnalare la pausa come momento più propizio per la firma, previa discussione su cosa manchi a questa Juve. La risposta visto l’andazzo è soprattutto mentale, ma esistono uomini che impersonificano questa dote: uno di loro è Ederson, che sta riportando sotto l’Atalanta — ieri brillante a Lecce — e che l’Atletico vorrebbe aggiungere alla sua collezione made in Bergamo.
Nelle prossime due settimane, Palladino affronta Juventus e Roma, il che significa che ha ripreso nelle mani buona parte del suo destino.
Venendo dopo la settimana del patatrac di Zenica, con la conseguente apertura di una crisi non passeggera, questa 31esima giornata è stata osservata da occhi più attenti del solito. Si è scoperto così che i giocatori italiani impiegati dall’inizio sono stati 62, praticamente 3 a squadra, a conferma che i problemi del nostro calcio sono certamente molteplici, ma dovendone trovare una sintesi non occorre uno sforzo di fantasia.
Il bacino di scelta dei c.t. azzurri è una pozzanghera: perché i giocatori crescono male, perché maturano tardi, perché costano troppo, perché non sono un business, e aggiungeteci pure i vostri perché prediletti. E siccome chi ventila di farne giocare di più per decreto dice una sciocchezza, perché le regole comunitarie non lo permettono, tutto il lavoro da fare andrà rivolto a irrobustire i nostri ragazzi. A renderli preferibili perché più bravi, senza altre chiacchiere né scorciatoie.
7 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA