di
Giuseppe Sarcina

Respinte le iniziative dei mediatori Pakistan, Egitto e Turchia. Europa ancora tagliata fuori

Tre formule sul tavolo dei negoziati, ma l’accordo tra Iran e Stati Uniti sembra ancora lontano. L’ultimo tentativo è firmato dai diplomatici di Pakistan, Egitto e Turchia: 45 giorni di tregua e immediata riapertura dello Stretto di Hormuz. Condizioni minime per alleggerire le tensioni e creare un contesto favorevole alla trattativa. Come dire: difficile confrontarsi se intanto non fermiamo i bombardamenti e blocchiamo la destabilizzazione dell’economia di mezzo mondo. Ma l’iniziativa dei mediatori è stata respinta sia a Teheran che a Washington. 

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Il regime degli ayatollah rilancia con un altro schema: non basta una fragile tregua, serve la fine delle ostilità. Inoltre vanno eliminate le sanzioni che soffocano i commerci iraniani. Infine, gli Usa devono impegnarsi a rimborsare i danni causati dagli attacchi. Solo a quel punto si può riprendere la navigazione in sicurezza a Hormuz e iniziare a ragionare sul programma nucleare. Più difficile da decifrare, come sempre, l’atteggiamento di Donald Trump. Il presidente americano conferma che oggi scade l’ultimatum imposto all’Iran. I toni sono ultra minacciosi: «Quel Paese può essere eliminato in un giorno e quel giorno può essere domani (oggi per chi legge,
ndr
)». Ieri, il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, parlando nello Studio Ovale dopo il presidente, ha aggiunto: «Stiamo lanciando più missili che mai e domani (oggi, ndr) faremo lo stesso. Gli iraniani stanno vedendo di che cosa siamo capaci. I nostri aerei hanno volato sette ore di giorno e di notte e nessuno si è accorto di nulla».

Al linguaggio bellicoso, Trump ha alternato aperture politiche: la guerra può terminare in un giorno se «gli iraniani fanno quello che devono fare» e ancora: «l’Iran sta negoziando, noi pensiamo in buona fede». Gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di «The Donald», nonché il vicepresidente JD Vance, restano in contatto indiretto con gli emissari della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei o chi per lui comanda nel Paese. A quanto risulta le richieste della delegazione Usa sono la stesse di una decina di giorni fa: un piano in 15 punti che, tra l’altro, prevede la consegna dei 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, certificata dagli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Gli esperti spiegano che l’arricchimento deve arrivare al 90% per poter costruire la bomba atomica: un percorso relativamente breve, questione di settimane o mesi. Inoltre, Washington chiede la limitazione del raggio di azione dei missili balistici iraniani, che oggi possono colpire fino a circa 4 mila chilometri di distanza. Ultimo passaggio: stop alla fornitura di armi e di aiuti agli alleati nella regione, da Hamas agli Hezbollah, dagli Houthi ai miliziani sciiti in Iraq e in Siria.

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In questo quadro qual è la posizione di Benjamin Netanyahu? Trump ha risposto che il premier israeliano «è desideroso di raggiungere un accordo». Nei giorni scorsi i media statunitensi avevano riferito che Netanyahu condividesse la sostanza della proposta americana. Ieri, però, il leader israeliano ha scritto sulla piattaforma «X»: «continueremo con tutta la forza, su tutti i fronti, fino alla rimozione della minaccia e al raggiungimento di tutti gli obiettivi di guerra». Resta il dubbio cruciale: Trump e Netanyahu condividono «gli obiettivi finali» del conflitto? Stando alle ultime indiscrezioni, il governo di Tel Aviv teme che il presidente Usa accetti un accordo che possa impedire in futuro ulteriori blitz israeliani.

La difficoltà del momento è collegata anche all’assenza di un mandato specifico per i mediatori pachistani, egiziani e turchi. Gli europei, invece, non sono coinvolti in alcun modo. Anche nella conferenza stampa di ieri, Trump si è lamentato ancora una volta della Nato, «una tigre di carta» che non ha offerto alcun aiuto ai militari statunitensi. Ma non ha accennato a un ruolo dei governi europei nel dialogo con gli ayatollah.

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7 aprile 2026 ( modifica il 7 aprile 2026 | 08:49)