Massimo Ranieri ‘vola’ e fa volare, con la sua musica e la sua voce, portando lo spettacolo “Tutti i sogni ancora in volo” dal 16 al 19 aprile al teatro Sistina di Roma. Le note musicali si rincorrono con le annotazioni sulla sua vita, privata e artistica, avvertendo già dal sottotitolo dello show che i suoi sogni «continuano a volare».


Ma quali nuovi sogni può ancora realizzare un artista così famoso, affermato e – come si usava dire un tempo – apprezzato dal pubblico e dalla critica?


«Ne ho due ancora, uno per me e uno per tutti. Il primo riguarda il nuovo disco da cui nascerà anche il prossimo spettacolo, che si deve ancora avverare e io continuo a remare finché vedo l’orizzonte davanti a me. Poi, il vero e grande sogno è quello di vedere che il mondo vada come deve andare e non come sta andando ora… Così non va bene, non va assolutamente bene: ascoltare certe notizie, vedere certe immagini, provoca un dolore continuo e spezza il cuore e l’anima. Si può star bene soltanto se tutti stanno bene, la felicità se non viene condivisa è un’emozione triste».


Nella scaletta del concerto, oltre a successi consacrati da “Rose rosse” a “Vent’anni”, da “Se bruciasse la città” a “Perdere l’amore”, quale brano anche meno iconico della sua carriera non può mancare?


«Sicuramente “Lettera di là dal mare”: ha un testo meraviglioso, straordinario per la bellezza e la profondità con le quali descrive una storia dolorosa, che riguarda la storia di noi italiani, specie meridionali ma non solo, costretti a emigrare. Un po’ lo sono stato anch’io emigrante, visto che a 13 anni sono andato a cantare in America, traversando l’oceano per approdare in un altro mondo. Non dovremmo mai dimenticare il nostro passato, davanti a un presente che ancora ci parla di morti in mare fra coloro che si mettono in viaggio rischiando la vita per arrivare nel nostro Paese».


Artista completo, cantante e attore, ballerino e persino acrobata circense… La musica è quel che le ha dato di più, ma se avesse puntato invece solo a una carriera da attore, avrebbe avuto le stesse soddisfazioni?


«Non si è mai ‘completi’, ma se sono quel che sono oggi è grazie al teatro e a quel gigante che era Giorgio Strehler, che mi ha insegnato disciplina e concentrazione e a dare sempre più del massimo che si pensa di aver dato.

Quella ‘scuola’ e quella esperienza le porto sempre con me».

La sua carriera in tv si è dipanata fra “Canzonissima” e il “Festival di Sanremo”: dove si è trovato più a suo agio?


«Senza dubbio a “Canzonissima”! Ne ho fatte sette una in fila all’altra, si provava per giorni interi al teatro delle Vittorie e noi artisti stavamo tutti assieme, si scherzava, ci si consigliava, l’uno riconosceva il valore dell’altro, senza quel clima di rivalità che invece si respirava sempre sul palco dell’Ariston».


“Sanremo” c’è da sempre e “Canzonissima” è tornata: ci sono forse meno idee nuove nella programmazione della tv di oggi?


«Sono un nostalgico, per me le trasmissioni sono quelle di quel tempo, che hanno fatto la storia della tv, a cominciare dal varietà del sabato sera, con personaggi indimenticabili: da Corrado a Pippo Baudo, da Johnny Dorelli a Raffaella Carrà, da Delia Scala a Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. Era una gioia piazzarsi davanti al televisore».


La canzone napoletana è a pieno titolo parte della sua anima musicale. Ultimamente, da Geolier a Sal Da Vinci, si è fatto un gran parlare del livello artistico, specie se confrontato con quello ad esempio di Roberto Murolo o di Pino Daniele, tanto per citare due diverse generazioni: critiche giuste o ingiustificate?


«Il punto è che, per restare ai due esempi citati, parliamo di due giganti, ciascuno a modo suo inarrivabili: uno ha creato la Scuola della canzone partenopea, l’altro ha fatto una rivoluzione sdoganando la tradizione musicale napoletana a livello italiano e mondiale. Sono due montagne non scalabili da nessun altro».


A proposito di vertici, negli ultimi mesi ci hanno lasciato due artisti del calibro di Ornella Vanoni e Gino Paoli: ricordi personali?


«Ovviamente li ho conosciuti e incontrati più volte, talora ne ho condiviso il palcoscenico, anche se non avevo con loro un rapporto di stretta amicizia personale, purtroppo. Ornella, interprete unica, era simpaticissima, dotata di una immensa e originalissima ironia: meravigliosa! Gino l’ho avuto anche ospite nella mia trasmissione, “Sogno o son desto” in Rai: aveva un carattere un po’ chiuso, schivo ma molto profondo; e con i suoi brani sapeva emozionare».




Ultimo aggiornamento: martedì 7 aprile 2026, 05:00





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