Bologna, 7 aprile 2026 – L’Urologia ha il più alto numero di tumori solidi, un fenomeno in aumento. È il professor Riccardo Schiavina, a capo dell’Unità operativa complessa di Urologia del Sant’Orsola, a spiegare che cosa sta succedendo, anche dal punto di vista dell’evoluzione tecnologica. L’Urologia e il team di bioingegneri dell’e-Dimes lab dell’Alma Mater, guidato dalla prof.ssa Emanuela Marcelli, e della Radiologia, guidato dalla prof.ssa Cristina Mosconi, hanno messo a punto l’utilizzo di modelli tridimensionali e realtà aumentata nella pianificazione degli interventi oncologici.

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Di che cosa si occupa l’Unità operativa complessa di Urologia del Sant’Orsola?

“Purtroppo abbiamo il triste primato dei tumore solidi, oltre il 30%: rene, prostata, vescica, testicolo. E sono tutti in crescita, anche nei più giovani”.

Quali le possibili cause?

“Inquinamento, aumento dell’età media e forse anche diagnosi precoci. Trattiamo anche calcolosi, ipertrofia prostatica, incontinenza urinaria e infezioni urinarie”.

Quando posti letto ci sono nel reparto?

“Sono 52, quattro sale operatorie attive dalle 8 alle 19, da novembre 2024 a novembre 2025 abbiamo effettuato circa 3.700 interventi, con una degenza media intorno a 3,6 giorni. Grazie alla tecnologia mini-invasiva, i pazienti non vengono più ’aperti’ e in tempi rapidissimi vanno a casa. Abbiamo effettuato oltre 35mila prestazioni ambulatoriali e circa 4mila interventi totali, con oltre 650 procedure di chirurgia robotica grazie a due piattaforme diverse. Ma non manca la chirurgia a cielo aperto”.

Il tavolo operatorio dove Schiavina e i suo assistenti dotano le braccia meccaniche degli strumenti adatti all'operazione

Il tavolo operatorio dove Schiavina e i suo assistenti dotano le braccia meccaniche degli strumenti adatti all’operazione

E il 3D quale aiuto offre?

“La robotica ha stravolto un po’ il paradigma della chirurgia. Prima il chirurgo toccava il paziente, adesso lavora in una console a parte e lo opera con la macchina. Un salto che permette l’utilizzo di tutti gli ultimi ritrovati, da quelli legati alla tecnologia aerospaziale a quella automobilistica, chimica e industriale. Dunque, anche la realtà aumentata, l’IA, la computer vision e la fluorescenza: come dotare la chirurgia di qualcosa di simile ai ’superpoteri’”.

Che vantaggio per i pazienti?

“Si raggiungono zone del corpo che prima non si toccavano e che ora possono essere accessibili e ingrandite”.

Ma questa distanza tra chirurgo e paziente può diventare qualcosa che allontana emotivamente?

“No, in realtà è il contrario. Tutta questo serve per fare interventi sempre più raffinati e precisi. Il paziente è il centro di tutto e l’intervento diventa ’personalizzato’”.

C’è un ulteriore futuro per l’Urologia?

“Purtroppo o per fortuna, l’Urologia è arrivata a uno sviluppo mininvasivo prima delle altre discipline, soprattutto con la robotica. Non dico che siamo arrivati completamente a un plateau. Probabilmente cresceremo ancora, ma forse bisognerà cedere il passo alla scienza medica: farmaci intelligenti e immunoterapia per risolvere quello che oggi la chirurgia non riesce a fare. Quando arriva la medicina, la chirurgia fa un passo indietro”.