Roma, 7 aprile 2026 – Doveva essere una vacanza indimenticabile e lo è stata, al di sopra delle stesse aspettative degli organizzatori, anche se per motivi differenti da quelli voluti. Quello che avrebbe dovuto essere il paradiso del team building per i 120 dipendenti di Plex, una nota piattaforma di streaming gratuita, si è trasformato in un vero e proprio inferno. Per premiare i dipendenti, tutti abituati a lavorare da remoto, e favorire la coesione e lo spirito di squadra i dirigenti non avevano badato a spese trasformando un resort tropicale nel set di una vacanza a tema ‘Survivor’, tra giochi di squadra sulle spiagge di sabbia bianca e feste notturne.

Budget stanziato per “Plexcon 2017” (questo il nome dell’evento): circa 500.000 dollari. Insomma sulla carta gli ingredienti per rendere memorabile la settimana di lusso e coesione in Honduras, c’erano tutti. La realtà è stata però ben diversa, come emerso a distanza di nove anni dal racconto di sei dipendenti al Wall Street Journal.

Un'immagine del reality Survivor

Un’immagine del reality Survivor

Il ceo ko con infezione gastrointestinale

Nelle intenzioni del Il ceo Keith Valory, grande fan del reality, il costoso ritiro aziendale incentrato sul tema ‘Survivor’ (format da cui ha preso ispirazione la nostrana Isola dei Famosi), con squadre e sfide, avrebbe dovuto essere divertente e non troppo faticoso dal punto di vista fisico. Ma la realtà si è rivelata ben diversa. Eppure i segnali premonitori c’erano tutti, come ricostruiscono a posteriori i malcapitati dipendenti.

Il giorno dopo gli arrivi il ceo Keith Valory prende un’infezione gastrointestinale da Escherichia coli dopo aver mangiato un’insalata: perde 5 chili e – proprio lui che aveva voluto e organizzato il ritiro in stile Survivor – finisce inchiodato a letto, con la flebo attaccata al braccio.

Tarantola nel piatto

A mettere a dura prova lo stomaco degli altri partecipanti ci pensa la cucina locale. I piatti, proposti come sfida durante il soggiorno, diventano veri e propri banchi di prova. Come quando Shawn Eldridge, 55 anni, responsabile dello sviluppo aziendale, si trova una tarantola morta nel piatto: un’esperienza che, come racconta, non sarebbe raccomandabile per nessuno, in primis per tutti quei peli. “Sono texano, so bene cosa sono – racconta al Wall Street Journal – ma non ne avevo mai mangiata una. La mia squadra mi diceva di lasciar perdere, che avremmo accettato la sconfitta. Ma l’ho afferrata e l’ho mandata giù. È stato orribile, non mentirò”.

Piatti-sfida a parte, di certo ha inciso nella qualità delle pietanze servite a tavola la circostanza che poche settimane prima lo chef fosse andato via dal resort.

Addestramento militare in spiaggia

Non fosse bastata l’esperienza a tavola, le giornate “Plexcon 2017” erano organizzate come vere e proprie gare di sopravvivenza. Per “caricare” il team era stato persino ingaggiato un ex incursore dei Navy Seal. “Strisciavamo sulla spiaggia stile militari, c’erano quasi 40 gradi”, ricorda Greta Schlender, senior product manager. “Al comando del Seal, dovevamo buttarci faccia a terra sull’erba. Io sono finita sopra un formicaio di formiche rosse. Indossavo i pantaloncini. Sono saltata in aria, coperta di morsi e orticaria. Prudeva da morire”.

Blackout continui

Non è andata meglio l’esperienza nel resort: blackout continui facevano saltare l’acqua e l’elettricità e l’organizzatore doveva correre tutto il giorno per consegnare bottigliette d’acqua e per cercare di organizzare i pasti, dal momento che – come emerso in quei giorni –  non avevano mai servito 100 persone insieme e tutti i cibi arrivavano a tavola crudi. 

Bloccati sull’isola

L’epilogo della vacanza non è stato meno traumatico. Il team era volato sull’isola di Utila per donare fondi necessari a ricostruire un campo da baseball distrutto da un uragano, ma – come ricordano i dipendenti – al momento del ritorno, i piccoli aerei a elica hanno fatto fatica a gestire il flusso, la pista non aveva illuminazione per la notte e alla fine due aerei non sono riusciti a decollare in tempo, lasciando decine di dipendenti bloccati sull’isola. Chi è rimasto bloccato alla fine ha deciso di abbracciare il caos, trovando un hotel sulla spiaggia e passando la notte a bere birra e ascoltare musica reggae. Il gruppo di “sopravvissuti” è stato recuperato alle 6 del mattino seguente e accolto nel resort principale con una standing ovation. 

Alla fine, come emerge a distanza di 9 anni, se quella vacanza doveva restare indimenticabile e cementare il rapporto tra colleghi, allora ha centrato l’obiettivo, anche a costo di mettere a dura prova il fisico e i nervi dei partecipanti.