di
Salvatore Riggio e Maria Strada
L’ex allenatore di Inter e Brescia Mircea Lucescu il 26 marzo aveva guidato la Romania nei playoff per i Mondiali diventando il c.t. più anziano di sempre, poi si era sentito male durante una riunione tecnica, ed era stato colpito da due infarti in ospedale
Mircea Lucescu è morto oggi, 7 aprile, a Bucarest. Il tecnico romeno, allenatore in passato anche di Inter e Brescia, avrebbe compiuto 81 anni a luglio.
Lucescu il 26 marzo aveva guidato la Romania nei playoff per i Mondiali diventando il c.t. più anziano della storia del calcio a 80 anni e 240 giorni, poi si era sentito male durante una riunione tecnica, ed era stato colpito da due infarti in ospedale. Domenica, nel giorno di Pasqua, l’aggravamento delle condizioni, e oggi la triste notizia.
Il mondo del calcio piange la sua scomparsa. L’ultima presenza sulla panchina della sua Nazionale, appunto, il 26 marzo nella sconfitta per 1-0 contro la Turchia: non stava bene, ma aveva preteso di lasciare l’ospedale per esserci. Il malore prima dell’amichevole del 31 marzo contro la Slovacchia, in quella che avrebbe dovuto essere l’ultima gara di una lunga, lunghissima carriera, iniziata 47 anni fa, nel 1979, con il Corvinul Hunedoara, club di una piccola città della Transilvania, quando decise di accettare l’incarico di allenatore-giocatore. Da quel momento Lucescu è diventato una leggenda nella storia del calcio romeno. Ruolo riconosciuto anche dalla Federcalcio quando le sue condizioni sono peggiorate nel giorno di Pasqua: «Il nostro pensiero va all’uomo che ha plasmato destini, costruito generazioni e ha messo la Romania sulla grande mappa del calcio mondiale».
Lucescu non è stato soltanto un allenatore — in totale, di 12 club, quattro italiani — o un c.t. (di Romania e Turchia): nella sua vita ha fatto di tutto. Ha scritto editoriali sulla stampa locale, ha condotto programmi alla radio e ha imparato l’italiano, il francese e lo spagnolo.
Ha costruito una mentalità vincente: nel 1984 ha condotto la Romania — guidata una prima volta dal 1981 al 1986 — al primo dei sei Europei della sua storia e ha posto le fondamenta della «generazione d’oro», che è riuscita a disputare tre Mondiali di fila. Da Italia ’90 a Francia ’98, con il miglior piazzamento a Usa ’94 con i quarti di finale. Con Prunea, Belodedici, Popescu, Petrescu, Sabau, Hagi, Raducioiu, Moldovan e tanti altri.
Terminata nel 1986 la prima avventura con la Romania, Lucescu ha poi guidato Dinamo Bucarest, Pisa (di un giovanissimo Diego Pablo Simeone), Brescia (con i suoi tre connazionali in rosa: Sabau, Hagi e Raducioiu), Reggiana, Rapid Bucarest, Inter (da dicembre 1998 a marzo 1999), ancora Rapid Bucarest, Galatasaray, Besiktas, Shakhtar, Zenit, Turchia, Dinamo Kiev e ancora Romania.
Da allenatore Lucescu in carriera ha vinto due campionati romeni (1990 e 1999), tre Coppe di Romania (1986, 1990 e 1998), una Supercoppa romena (1999), due campionati turchi (2002 e 2003), nove campionati ucraini (2005, 2006, 2008, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2021), sette Coppe di Ucraina (2004, 2008, 2011, 2012, 2013, 2016 e 2021), otto Supercoppe di Ucraina (2005, 2008, 2010, 2012, 2013, 2014, 2015 e 2020), una Supercoppa di Russia (2016), una Supercoppa Europea (2000) e una Coppa Uefa (2009).
Invece, da calciatore Lucescu ha giocato il Mondiale di Messico 1970, giocando contro Pelè, scambiandosi la maglia con O Rey. Un cimelio, rivelò il grande Mircea, mai lavato e conservato come una reliquia.
Ispirandosi a una dichiarazione celebre del leggendario manager scozzese Sir Alex Ferguson, Mircea Lucescu in passato aveva confessato che per un allenatore il destino più bello è vivere gli ultimi istanti proprio sul campo, dove ha amato di più stare. «Quelli di noi che hanno vissuto una vita sul campo sono troppo vecchi per abbandonare il calcio. Inutile dire che sogni di ritirarti a un certo punto… Non puoi, semplicemente. Vorrei morire sul campo. è la cosa più bella che possa capitare a un allenatore. Significa che hai vissuto assolutamente tutto nella vita lì, in mezzo alla battaglia», diceva qualche anno fa. Ed è quasi stato accontentato.
Lascia la moglie, compagna di una vita, Neli, il figlio Razvan, allenatore al Paok Salonicco, e un nipotino, Matej.
7 aprile 2026 ( modifica il 7 aprile 2026 | 20:35)
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