di
Danilo Di Diodoro

I risultati di un’analisi dimostrano che se il paziente ha la possibilità di osservare un’azione prima di eseguirla riesce a potenziare il recupero motorio

Pubblicato sulla rivista Stroke uno studio che riporta un’importante applicazione clinica dei neuroni specchio, quei fenomenali neuroni motori che si attivano sia quando si compie un’azione sia quando ci si limita a osservarla. Lo studio è stato realizzato su persone colpite da ictus e ha dimostrato che se il paziente ha la possibilità di osservare un’azione prima di eseguirla riesce a potenziare il recupero motorio della mano che era stata colpita. Per poter rendere maggiormente visibili i movimenti dei soggetti studiati, i ricercatori hanno fatto ricorso a un ambiente di realtà virtuale, che amplifica e rende visibili anche i movimenti più piccoli del paziente. L’insieme di attivazione dei neuroni specchio attraverso l’osservazione del movimento e di realtà virtuale produce quindi un recupero motorio maggiore rispetto ai tradizionali esercizi riabilitativi o al solo impiego della realtà virtuale.

Lo studio 

Lo studio è stato realizzato presso il Centro Cardinal Ferrari KOS di Parma, l’Istituto Clinico Quarenghi e l’Unità Operativa di Neuroradiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, in collaborazione con l’Università di Parma. Inclusi nello studio 48 pazienti colpiti da ictus in fase subacuta o cronica, con deficit motori dell’arto superiore. I pazienti sono stati assegnati in modo casuale al gruppo trattato con il nuovo programma riabilitativo sperimentale o al gruppo di controllo che ha svolto esercizi identici in realtà virtuale ma senza la fase di osservazione dell’azione. In tal modo è stato possibile cogliere la differenza di esito tra le due tecniche. In particolare è emerso che i soggetti che hanno seguito il protocollo combinato di osservazione dell’azione e realtà virtuale hanno ottenuto benefici nettamente superiori nella destrezza della mano colpita dall’ictus, benefici ancora evidenti a sei mesi dal termine del trattamento. Migliorate anche la forza muscolare e la spasticità. Dato che un miglioramento è stato rilevato anche nella funzionalità della mano che non era stata colpita, i ricercatori hanno potuto postulare l’esistenza di un coinvolgimento bilaterale dei meccanismi di recupero motorio. 



















































Il risultato 

«Il nostro studio ha dimostrato che l’osservazione dell’azione, quando viene integrata in modo strutturato con la realtà virtuale, può potenziare in maniera significativa il recupero motorio della mano dopo un ictus» dice Antonino Errante, primo firmatario dello studio, psicologo ricercatore presso il Dipartimento di medicina e chirurgia dell’Università di Parma. «Inoltre indicano che il cervello mantiene una notevole capacità di riorganizzazione anche a distanza di tempo dall’evento acuto e che i circuiti coinvolti nell’osservazione e nell’esecuzione delle azioni possono essere efficacemente riattivati attraverso protocolli riabilitativi mirati».

Scenari futuri

Prossime ricerche sull’impiego di queste tecniche dovranno provare a chiarire i meccanismi sottostanti ai miglioramenti osservati . «Si dovrà cercare di chiarire questi meccanismi attraverso approcci neurofisiologici e di neuroimaging» concludono gli autori della ricerca, «facendo ricorso a tecniche di stimolazione magnetica transcranica finalizzate a esplorare l’eccitabilità corticospinale e la modulazione del sistema motorio. Inoltre si dovrà esaminare la rilevanza funzionale a lungo termine dei miglioramenti bilaterali osservati ed esplorare se sistemi maggiormente immersivi o adattativi di azione-osservazione più realtà virtuale possano incrementare sia l’aderenza al trattamento sia l’efficacia terapeutica». 

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7 aprile 2026