di
Fausta Chiesa

Oggi (8 aprile) si riunisce il gruppo di coordinamento su petrolio e jet fuel e domani quello sul gas, con la partecipazione del Mase. Venerdì nuova riunione della task force Ue sulla sicurezza energetica

I prezzi del greggio sono nuovamente saliti ieri, martedì 7 aprile, dopo gli attacchi americani all’isola di Kharg — che secondo Teheran non hanno causato danni alle infrastrutture petrolifere — e le minacce dell’Iran di chiudere Bab el-Mandeb se Trump dovesse inasprire le tensioni in Medio Oriente una volta scaduto il termine delle 20 di ieri ora Usa (le 2 di stanotte in Italia). Dallo Stretto che collega il Mar Rosso con il golfo di Aden e quindi con il Mar Arabico transita fino al 12% del petrolio trasportato via mare. Un altro collo di bottiglia che rischia di essere bloccato, come Hormuz, a causa della guerra scatenata da Israele e Stati Uniti. Lo choc potenziale, se si aggiungesse la chiusura di Bab el-Mandeb, potrebbe far salire i prezzi a 150 dollari al barile per il Brent secondo Bloomberg.

Così le quotazioni del greggio sono salite ancora e hanno superato i 117 dollari al barile per il greggio americano Wti, con un rialzo di oltre il 4% che ha fatto toccare al Wti il livello più alto dal 2022, anno dell’invasione dell’Ukraina. Il Brent di Londra ha superato i 111 dollari (+1,2%).



















































La backwardation del petrolio

Ma il dato da notare non è tanto l’aumento del prezzo del primo contratto «future» disponibile che ha la prima scadenza utile (giugno 2026), quanto il fatto che il future di dicembre è acquistabile a un prezzo molto più basso. Il future del Brent a più breve scadenza, quello di giugno, è scambiato a circa 110 dollari al barile, quello di dicembre (cioè sei mesi dopo) è 80 dollari al barile: 30 dollari in meno. 

Il fenomeno si chiama in gergo «backwardation» (mercato invertito). È una situazione in cui il prezzo della materia prima è più alto oggi rispetto a domani. «Solitamente, nel mercato normale – spiega Azzurra Pacces, esperta di mercati petroliferi di Staffetta Quotidiana –  il prezzo di un bene cresce col tempo. Con la backwardation il mercato si inverte perché si vuole un bene subito. Quindi, contravvenendo alla regola che il tempo è denaro, il prezzo di domani scende». Si tratta di un livello record, come ha sottolineato John Kemp, analista senior di Reuters per l’energia: «Questo mese — ha scritto ieri nella sua newsletter — la differenza media tra giugno e dicembre (backwardation) è stata in media di oltre 26 dollari al barile, il valore più alto di sempre in termini nominali». Come interpretarlo? È una sorta di indicatore di panico per il presente, ma un buon segnale per il futuro, perché è come se il mercato «prezzasse» una guerra corta in Medio Oriente.

I vertici energetici a Bruxelles

Oggi, 8 aprile, a Bruxelles si riunisce il gruppo di coordinamento sul petrolio e sul jet fuel (dopo le prime restrizioni ai rifornimenti degli aerei su alcuni scali italiani), domani il Gas Coordination Group, con partecipazione del Mase. Nel pomeriggio di venerdì è prevista una nuova riunione della task force Ue sulla sicurezza energetica. E sul fronte del gas — che ieri è salito del 4,7% a 52,4 euro al megawattora sul mercato europeo di riferimento — Eni ieri ha annunciato la scoperta di un giacimento in Egitto che in base alle stime preliminari vale 56 miliardi di metri cubi. Gas aggiuntivo che potrà servire i consumi egiziani e che porterà quantitativi aggiuntivi al mercato mondiale. I prossimi passaggi saranno la decisione finale di investimento (attesa a mesi), i lavori e poi la produzione.

In Francia 

Sul fronte della crisi di approvvigionamento in Europa, in Francia una stazione di servizio su cinque ha esaurito almeno un carburante. Ad annunciarlo è stata la ministra con delega all’Energia Maud Bregeon. «Ci sono circa il 18% delle stazioni in cui manca almeno un tipo di carburante». Nel frattempo i prezzi continuano a salire. Rispetto a prima delle vacanze pasquali, in base all’analisi di Staffetta Quotidiana, la benzina self è salita a 1,782 euro al litro (+19 millesimi rispetto a venerdì 3 aprile) e il gasolio a 2,143 euro (+46 millesimi). Con l’aliquota normale, senza taglio delle accise in vigore fino al primo maggio, saremmo a 2,39 euro.

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7 aprile 2026 ( modifica il 7 aprile 2026 | 21:51)