di
Simone Canettieri

Lo scatto non è agli atti dell’inchiesta Hydra. La replica della presidente del Consiglio: «Esistono decine di migliaia di foto mie con persone che mi chiedono un selfie»

Un selfie e una bufera politica. La foto è della premier Giorgia Meloni con Gioacchino Amico, esponente del clan Senese in Lombardia (oggi collaboratore di giustizia nel processo Hydra), a margine di un’iniziativa a Milano di Fratelli d’Italia per le europee nel 2019, all’Hotel Mariott. L’anticipazione di Report, in onda il prossimo 12 aprile, parte da qui. E racconta i rapporti del pentito con alcuni esponenti di Fratelli d’Italia fino agli ingressi di Amico in Parlamento.

Il caso arriva a dieci giorni dalle dimissioni di Andrea Delmastro da sottosegretario alla Giustizia, per una indagine da cui è emersa una sua partecipazione in una società che controllava un ristorante, «La bisteccheria d’Italia», collegata a Mauro Caroccia, condannato definitivamente per legami con il clan mafioso Senese di Roma. Secondo gli investigatori però non ci sono collegamenti tra i casi. 



















































Negli atti dell’inchiesta milanese Hydra — nella quale si ipotizza un’alleanza strutturale tra Camorra, Cosa Nostra e ‘Ndrangheta — non è presente il selfie di Meloni con Amico. Ieri mattina quanto le anticipazioni di Report sono state rilanciate da alcuni quotidiani, la reazione della presidente del Consiglio non si è fatta attendere. La leader ha attaccato chi ha mostrato l’immagine «per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi», aggiungendo che «in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie». 

Meloni ribadisce il suo «impegno contro ogni mafia, cristallino, coerente, duraturo». E ciò che ha fatto al governo, dice, ne è la prova. «Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento». Per Meloni è «fango nel ventilatore» usato «dalla grancassa mediatica» piegata «da interessi di partito». Che conclude: «Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede».

Report parte dall’iniziativa di Fratelli d’Italia del 2 febbraio del 2019 — il giorno del selfie — a cui parteciparono, fra gli altri, il futuro presidente del Senato Ignazio La Russa e una lunga schiera di futuri ministri: Raffaele Fitto, Daniela Santanchè, Adolfo Urso e Guido Crosetto. Due settimane dopo la foto scattata con Meloni, Amico porta l’allora deputato Carlo Fidanza, ora capodelegazione di FdI in Europa, al congresso di Grande Nord, il partito dei leghisti rimasti fedeli a Bossi. 

«Gioacchino Amico ci aveva detto di essere referente territoriale di Fratelli d’Italia e di essere molto vicino a Fidanza», ha raccontato Monica Rizzi, tra le fondatrici di Grande Nord, al giornalista Giorgio Mottola. Sempre Amico, facendo girare la foto con la leader, dirà di essere entrato alla Camera nella passata legislatura accompagnato da deputati di FdI. L’uomo dei Senese in Lombardia, che vantava di essere iscritto al partito meloniano, sostiene di aver avuto a sua disposizione un tesserino che gli consentiva di uscire ed entrare in Parlamento. Circostanza negata dagli uffici di Montecitorio. Diverso è il regolamento che permette ai deputati di far entrare un ospite senza farlo archiviare nella memoria dei pc. Giovanni Donzelli nega di aver mai incontrato Amico. 

Dalle intercettazioni emergono anche i rapporti dell’uomo con Paola Frassinetti e Carmela Ella Bucalo, entrambe deputate nella passata legislatura (non sono indagate). La maggioranza fa quadrato intorno a Meloni parlando di «squallore senza fine». Sigfrido Ranucci, anima di Report, dice che «nessuno mette in discussione l’onestà della premier, con queste denunce le facciamo un favore». La segretaria del Pd Elly Schlein: «Meloni invece di fare la vittima, si guardi in casa: faccia chiarezza sui rapporti tra FdI e i clan». Duro anche Giuseppe Conte, leader del M5S: «Basta vittimismo, la premier chiarisca». Stessa richiesta che arriva anche da Avs. Intanto il 16 aprile la Commissione antimafia, presieduta da Chiara Colosimo di FdI, sarà in missione (appuntamento già calendarizzato da tempo) a Milano per incontrare i vertici della Procura e delle forze dell’ordine che conducono l’inchiesta Hydra.


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7 aprile 2026