Le compagnie aeree si difendono dalla crisi del carburante con una combinazione di coperture (hedging) per i riformimenti di cherosene, tagli di capacità mirati e aumenti tariffari selettivi. Mosse strategiche in attesa di capire se la guerra Iran-Usa proseguirà ancora. E se Ita ribadisce di non avere problemi e che a Fiumicino, l’hub di riferimento, le scorte sono abbondanti, Ryanair minaccia tagli nei voli estivi. Nel frattempo la regina delle low cost ha coperto tramite hedging circa l’80% del fabbisogno di carburante fino a marzo 2027, il che la protegge in buona parte dagli attuali picchi di prezzo ma lascia scoperto un 20% da comprare ai livelli odierni, molto alti. Il management ha comunque avvertito che, se la guerra in Medio Oriente e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz ridurranno fisicamente le forniture, in estate potrebbe mancare dal 10% al 20% del carburante necessario in alcuni aeroporti, costringendo a tagli di capacità o cancellazioni mirate settimana per settimana. Ryanair ha cominciato a ridurre proattivamente i posti programmati: sono già stati eliminati circa 3 milioni di sedili dai piani 2026 e fino a 800.000 dalla stagione invernale 2025‑26, concentrando la capacità dove i margini e l’accesso al carburante sono più sicuri. Per l’estate 2026 la linea è: prima si salvaguardano i margini (grazie all’hedging), poi si interviene sui voli negli aeroporti con eventuali razionamenti di carburante, anche a costo di ridurre frequenze su rotte popolari. Sul fronte prezzi, la compagnia ha già segnalato che dopo Pasqua e verso l’alta stagione i biglietti saranno più cari rispetto agli anni pre‑crisi carburante, proprio per riflettere costi unitari maggiori e capacità più scarsa.

I COLOSSI EUROPEI
I vettori europei tradizionali (Lufthansa, Air France‑KLM, IAG, easyJet) hanno anch’essi un’ampia copertura: per il 2026 risultano hedged in percentuali fra circa il 70% e oltre l’80%, quindi relativamente protetti nel breve, ma comunque esposti se il greggio restasse sopra quota 100 e se il problema diventasse di offerta fisica. Alcuni, come Lufthansa, stanno già preparando piani per mettere a terra una parte della flotta (fino al 2,5% della capacità in una prima fase) se lo shock sul carburante dovesse prolungarsi, riducendo offerta e spingendo i load factor su livelli più alti.
I VETTORI USA
Le compagnie americane che non usano quasi hedging (United, American, JetBlue) stanno reagendo soprattutto con tagli di capacità e aumenti tariffari: ad esempio United ha annunciato riduzioni dell’offerta per compensare l’ipotesi di un petrolio sopra i 100 dollari anche oltre il 2027.
In generale, dove la copertura è bassa, l’aggiustamento passa subito su due leve: tagliare voli meno redditizi e spostare la domanda residua su rotte con yield più alto; dove la copertura è alta, si tende invece a sfruttare l’hedge, mantenendo più capacità finché possibile e ricalibrandola solo se serve a far “coincidere” il volume coperto con quello realmente volato.
LE LEVE ANTI CRISI
In partica, le compagnie usano più leve. La prima. Hedging, ovvero bloccare oggi prezzi futuri per ridurre il rischio di volatilità; chi è coperto all’80% o più (come Ryanair) può assorbire shock di breve periodo e decidere con calma su tariffe e capacità. Secondo. Gestione della capacità: ridurre del 5‑10% i voli in estate, come ipotizza Ryanair, o mettere a terra percentuali di flotta, permette di concentrare il carburante disponibile su rotte più profittevoli e, allo stesso tempo, di rendere “piena” la copertura esistente (se tagli il 20% della capacità, un hedge all’80% si trasforma di fatto in copertura quasi totale sul volume effettivo).Terzo. Aumenti di prezzo: la combinazione di meno posti offerti e costi più alti porta a tariffe medie più elevate, soprattutto in alta stagione e sulle rotte con poca concorrenza; le low cost, pur restando più economiche, hanno già anticipato rincari per l’estate. Quarto. Rimodulazione di rete: vengono sospese destinazioni più esposte al rischio carburante (esempio Medio Oriente) e rafforzati i collegamenti in mercati domestici o intra‑europei dove approvvigionamento e domanda sono più prevedibili. In sostanza, chi ha hedging alto (Ryanair, Wizz, alcuni colossi europei) gioca soprattutto di anticipo su capacità e prezzi, chi ha hedging basso (molti vettori USA) è costretto a usare con più forza la leva tariffaria e i tagli di offerta, con un impatto immediato su clienti e sugli hub. Di certo bisogna evitare la psicosi, anche gli analisti più pessimisti, sono convinti che la guerra non potrà durare a lungo. Intanto, però, le spinte speculative si scatenano.
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