Il rumore dei passi sul sentiero. Le risate dei bambini che giocano. Le mani che impastano in un caseificio. Le voci che rimbombano nelle piazze. Sono i suoni il cuore vivo di Storie di donne, uomini e comunità, un film di Paola Traverso e Vincenzo Franceschini che racconta le nuove forme di coabitazione, impresa e cura del territorio nate tra paesi e città segnati dall’abbandono, dalla crisi produttiva, da marginalità geografiche o sociali.

Il documentario, prodotto da TCC Teatro Cooperativa, Il Gigante e Big Bang Production, arriva in anteprima nazionale al Nuovo Cinema Aquila di Roma il 13 aprile alle 21. Resterà in sala nello stesso cinema fino al 17 aprile, per poi raggiungere tutta Italia e approdare a Bruxelles, al Parlamento Europeo, dove verrà presentato il 15 aprile con una proiezione speciale e un convegno.

Quando si parla di territori marginali, la narrazione è appiattita ai poli opposti: declino o rinascita. Sul tema, il numero di dicembre/gennaio di VITA porta un altro racconto: chi sono le persone che scelgono di vivere nella pancia dell’Italia? Un viaggio tra le storie di chi, pur tra fatica e ostacoli, ha deciso di restare, ritornare o arrivare. 
AREE INTERNE, L’ITALIA DA SCOPRIRE

Paola Traverso è montatrice, regista, dramaturg, con una lunga esperienza dentro il mondo cooperativo e una formazione teatrale. Vincenzo Franceschini viene invece da un percorso ibrido, tra cinema e progettazione culturale e sociale. «L’incontro nasce da una suggestione arrivata dalle nostre cooperative di riferimento, che poi sono anche tra i soggetti produttori del film: fare un documentario sulle cooperative di comunità. Realtà di cui si sa poco o niente, per noi niente fino al 2020, generalmente sconosciute e invece diffuse e sparse in diverse regioni italiane», spiegano. «Da lì si è aperta una domanda condivisa: che cosa significa oggi “comunità”? Non in astratto, ma nella vita concreta delle persone. Abbiamo lavorato fianco a fianco per quattro anni e quello che è emerso non è stato un compromesso tra due visioni, ma un punto di vista terzo, che non apparteneva più solo all’uno o all’altra, ma che si è costruito nel confronto continuo, a volte anche nello scarto, nella differenza».

Un film che è soggetto di incontro

Storie di donne, uomini e comunità segna il debutto ufficiale della Gigante Cinema Distribution nel campo della distribuzione indipendente. Al progetto hanno contribuito attivamente la Federazione italiana Circoli del Cinema e le cooperative e comunità locali, tra cui Ce.Sto (Genova), Ture Nirvane (Liguria), Legami di comunità (Brindisi), Comunità cooperativa Melpignano (Puglia). Un film che parla di spirito solidaristico nato da un approccio “cooperativo”. «Il processo cinematografico contiene in sé un’attitudine collettiva, in fondo la troupe stessa è una piccola comunità in movimento», spiega Traverso. «Ogni tappa del viaggio è diventata uno scambio: non solo di ospitalità o di accesso ai territori, ma di sguardi, di competenze, di immaginari. Questo ha influenzato anche il modo in cui il film si è costruito nel tempo».

Il processo cinematografico contiene in sé un’attitudine collettiva, in fondo la troupe stessa è una piccola comunità in movimento

Paola Traverso, regista

La comunità non è soltanto un tema, ha attraversato anche la produzione. «Ci sembrava un modo coerente con la domanda che il film porta con sé: come si ricostruiscono oggi i legami? Non si poteva rispondere da una posizione esterna. Era necessario attraversarla, viverla, anche nel processo di costruzione». Lo stesso vale per la distribuzione: «Un film che nasce dentro relazioni di tipo cooperativo difficilmente può poi essere distribuito secondo logiche estrattive o standardizzate», aggiunge Franceschini. «Per questo abbiamo lavorato su una distribuzione territoriale e comunitaria, di prossimità e diffusa, fatta di proiezioni-evento e momenti di confronto. Non è solo una scelta sostenibile, è una presa di posizione. Significa rimettere il film dentro i contesti che lo hanno generato e costruire intorno a esso comunità reali, non solo tra addetti ai lavori. In questo passaggio cambia anche la natura del film: smette di essere oggetto di consumo e diventa soggetto di un incontro».

Un viaggio lungo quattro anni

La realizzazione del film è durata quattro anni, le riprese hanno attraversato sei regioni italiane dal nord-ovest al sud, esplorando contesti diversificati: dai borghi dell’Appennino ligure ai quartieri urbani, dalle aree rurali alle piazze restituite alla vita collettiva. «Il viaggio non era inizialmente un disegno così strutturato», racconta Traverso. «È stato il film stesso a prendere quella forma, seguendo le tracce che i luoghi ci restituivano».

Un’immagine dal backstage di Brindisi.

Il Teatro Povero di Monticchiello tra le colline senesi, la comunità di Ture Nirvane tra le Alpi liguri, un’agorà nel cuore di Genova strappata al degrado dalla cooperativa Il Ce.Sto, un’edicola recuperata nel quartiere Barca di Bologna, una cooperativa pioniera delle energie rinnovabili e custode di un apiario di comunità a Melpignano, una bolla trasparente come dimora sotto le stelle dei boschi pugliesi, una periferia di Brindisi aperta a nuove sfide. Cosa lega questi luoghi distanti? Per Traverso è «il bisogno di ricostruire legami in un tempo che tende invece a frammentarli», per Franceschini è «la spinta a non accettare lo status quo come qualcosa di definitivo. Sono tutte pratiche che, anche in modo fragile e imperfetto, riaprono delle possibilità. In questo senso non sono eccezioni, ma emersioni».

Non rinunciare all’idea di un “noi”

Come si può ricominciare a essere comunità? I due registi non hanno trovato una risposta definitiva: «Quello che è emerso attraversando questi luoghi è che la comunità non è qualcosa che si “ricostruisce” una volta per tutte, ma qualcosa che si tiene in vita attraverso un esercizio continuo di attenzione reciproca», spiegano. «Se una risposta c’è, è nel fatto che esistono ancora spazi, tempi e persone che scelgono di non rinunciare all’idea di un “noi”, anche quando è fragile, imperfetto, contraddittorio».

La cooperativa di comunità non è tanto un’organizzazione, quanto un dispositivo che prova a far coincidere ciò di cui un luogo ha bisogno con ciò che quel luogo è e può diventare

Vincenzo Franceschini, regista

Uno di questi spazi è lo strumento della cooperativa di comunità o “cooperativa paese” come viene definita in una scena del film: «Non è tanto un’organizzazione, quanto un dispositivo che prova a far coincidere ciò di cui un luogo ha bisogno con ciò che quel luogo è e può diventare. E questa coincidenza, quando accade, è sempre parziale, temporanea, e deve esserlo, altrimenti smette di funzionare. Ma è proprio lì che, forse, succede qualcosa».

Un concentrato di storie, dettagli, persone, rumori. «Il volto asiatico di Nina, che ha vissuto nelle comunità berlinesi prima di approdare a Torri Superiore, piccolo borgo ligure a due passi dal confine francese. La storia delle sarte di Brindisi, che vivono il riscatto dell’autonomia e dell’indipendenza creando un vero e proprio atelier di abiti sportivi. I volti dei bambini, da Monticchiello a Genova, da Ligonchio a Brindisi. Le voci della piazza dei Giardini Luzzati di Genova, attraversata da bambini, ragazzi, adulti, persone di provenienza geografica diversa, in una condivisione e convivenza auspicabile per ogni nucleo sociale che voglia restare umano».

Una scena dal film con un bambino che gioca a calcetto a Brindisi.

Subito dopo il debutto romano, seguiranno proiezioni evento nelle sale cinematografiche di tutto il territorio nazionale: il 14 aprile al cinema Anteo di Milano, il 17 aprile al cinema Arsenale di Pisa, il 18 aprile a Monticchiello in provincia di Siena, cui seguirà un incontro con la comunità teatrale protagonista del documentario. Si prosegue con Firenze il 19 aprile al cinema della Compagnia, il 20 aprile tappa a Livorno al cinema I 4 Mori, il 21 aprile a Reggio Emilia ai Chiostri di San Pietro. Il tour proseguirà al sud con la proiezione del 4 maggio presso Il Piccolo di Matera, il 5 maggio al cinema Splendor di Bari, il 6 maggio a Brindisi al cinema teatro Impero, il 7 maggio al cinema DB di Lecce e infine l’8 maggio a Foggia presso L’Altro Cinema.

In apertura, la piazza dei Giardini Luzzati di Genova in una scena del documentario. Le fotografie sono state fornite da Ufficio stampa del film

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