LO STRANIERO
Genere; Dramma esistenzial-psicoanalitico
Regia: di François Ozon, Con Benjamin Voisin, Rebecca Marder, Pierre Lottin, Denis Lavant, Swann Arlaud, Christophe Malavoy, Nicolas Vaude

“Sotto le foglie”, con Ludivine Sagnier, e i segreti delle donne di François Ozon

Il mezzo fallimento di Visconti non ha spaventato Ozon che ha voluto misurarsi ancora con Lo straniero di Camus, superando la prova – diciamolo subito – per aver saputo trovare il giusto equilibrio tra il flusso di pensieri della versione libresca e i significativi silenzi di quella cinematografica.

«Je ne sais pas» continua a ripetere Meursault, ovvero «non lo so», perché questo trentenne nell’Algeri del 1938 si sente uno “straniero” tra gli umani: non piange al funerale della madre, non rispetta il lutto andando a vedere una commedia al cinema e portandosi a casa un’ex collega. E quando il vicino gli chiede di aiutarlo in un affare di donne, si fa trascinare dentro una vendetta che gli costerà cara.

Benjamin Voisin
e Rebecca Marder in Lo straniero di François Ozon.

Con il suo romanzo, Camus voleva dar voce alla fatica del proprio stare al mondo: non so se oggi quella “estraneità” abbia ancora giustificazioni (sono altre le ragioni dei nostri mali esistenziali, mi sembra) ma Ozon, anche unico sceneggiatore, ci spinge a fermare il tempo e a guardare in faccia al senso delle nostre azioni, delle nostre inquietudini, dei nostri dubbi. E la rassegnazione con cui Meursault affronta la vita e accetta la sentenza del processo sa indubbiamente colpire al cuore.

Per chi vuole confrontarsi con il disagio più segreto. 

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