Il gigante del ciclismo Tadej Pogacar raccontato dall’ex gregario Alessandro Covi (foto sotto). L’azzurro, ex della corazzata Uae, 27 anni, ora è passato alla Jayco AlUla, il team australiano che potrebbe schierarlo al Tour de France.
Alessandro, che sensazione si prova ad essere in gruppo e “tirare” per il fuoriclasse che ha vinto quattro Monumento di fila, la Liegi, il Lombardia, la Milano-Sanremo e il Giro delle Fiandre?
«È facile perché Tadej è perfetto, così forte che può risolvere le situazioni da solo. Certo, ha bisogno di una squadra che lo supporta ma è un fuoriclasse. Ha una tecnica incredibile e una mentalità vincente. Un esempio? Vuole vincere anche alla playstation, è sempre competitivo. Personalità molto forte. Non si accontenta di avere talento. Lo affina, cerca il dettaglio, tutto deve essere perfetto e lo si vede dai risultati. In base alla riunione della vigilia, sai dove attaccherà. Alla fine della corsa, quando hai fatto il tuo lavoro, ti ringrazia sempre».

Quanto ha imparato da lui?
«Tantissimo. Ma se non hai le sue gambe è difficile riprodurre le magie alla Pogacar. Porta in squadra la mentalità giusta, lo si vede dal fatto che tutti i corridori che indossano la maglia dell’Uae hanno un approccio speciale. Ha un alto senso della disciplina, quando c’è lui ogni corridore si adegua al capitano».
IL CICLISMO
Quando Tadej Pogacar da Juniores corse sulle strade del Novarese
06 Aprile 2026
Come commenta Il Giro delle Fiandre?
«L’ho guardato da Monaco, dove ho preso casa qualche anno fa. Mi aspettavo la sua vittoria, gli è riuscito il capolavoro. Oggi avrei dovuto incontrare Trentin (corridore della Tudor, altro ex gregario dello sloveno), ma è caduto e si è fratturato la spalla, me l’ha scritto Tadej nella chat».
Avete un gruppo degli ex Uae?
«(Ride). Sì, ma degli ex Uae che vivono a Monaco. Siamo sempre in contatto. Avrei dovuto partecipare alla grigliata di Pasquetta che organizzava Trentin ma, a causa dell’infortunio è saltata. Così mi sono allenato».
Esce in bicicletta con Pogacar sulle strade di Monaco? Quali sono i percorsi più sicuri?
«Quando si può, si esce in compagnia. Pedali con chi c’è, ora che è partita la stagione tanti sono via. Di solito preferiamo andare nell’entroterra, soprattutto quando salgono le temperature, ci sono giri bellissimi. Durante l’inverno scendiamo sulla costa perché fa più caldo».
Domenica si corre la Parigi-Roubaix. I favoriti?
«Gara particolare, non c’è un metro di salita. È più difficile da vincere rispetto al Fiandre, lo si è visto l’anno scorso quando è stato ad un passo dal successo. Comunque sarà ancora una lotta tra lui e Van der Poel, magari con Van Aert che può scombinare i giochi. E poi c’è Ganna».
Ci parli di Filippo.
«L’ho visto in forma, è entrato in condizione più tardi quest’anno ma se ha la gamba della Sanremo 2025, può essere uno dei candidati al successo».
Alessandro, i suoi programmi?
«Parteciperò alle Classiche delle Ardenne, poi sono nella lista della mia squadra per il Tour de France, spero di staccare il pass per uno degli eventi più importanti del nostro sport».
Nel 2022 ha vinto la ventesima tappa del Giro d’Italia al Passo Fedaia, sulla Marmolada. È il salto che l’ha lanciata verso la Grande Boucle?
«Il successo più importante della mia carriera. L’anno scorso è stata una stagione positiva. La notizia della mia partecipazione al Tour arriverà a maggio. Il sogno è andare in fuga per centrare una vittoria di tappa. La mia squadra ha una mentalità battagliera».
Il nostro ciclismo, così come il calcio, vive un momento difficile. Perché siamo scesi dal podio?
«Lo sport si è globalizzato, è difficile primeggiare. Fino a trent’anni fa non c’erano così tanti corridori. Dobbiamo accettare di non essere i più forti. Ad esempio gli ultimi Mondiali li hanno organizzati in Ruanda, presto arriveranno africani forti. Dal mio punto di vista è un bene per il ciclismo, così è più spettacolare».
Torniamo alla Corsa Rosa. Che edizione sarà?
«Non ho studiato il percorso perché non ci sarò, abbiamo scelto il Tour. Però la presenza di Vingegaard è una garanzia. In più c’è attesa per il francese Paul Seixas, è giovane e in rampa di lancio. Renderà tutto ancora più interessante e cercherà di rendere dura la vita a Jonas».