di
Paolo Tomaselli
Chivu, rispetto all’anno scorso, viaggia con 4 punti in più e una media di 2.3 a partita che in proiezione lo colloca al traguardo a 88, mentre il Napoli può farne al massimo 86
Ancora tu? Un anno fa dopo 31 giornate l’Inter era davanti di 3 punti rispetto al Napoli di Conte (68-65), ma aveva all’orizzonte due partite con il Bayern e due con il Barcellona da giocare in Champions, oltre alla semifinale di ritorno di Coppa Italia con il Milan. Così, su 21 punti a disposizione la squadra di Inzaghi ne fece 13, mentre il Napoli con 17 vinse lo scudetto di un punto, a quota 82. Il confronto con lo scorso campionato è reso ancora più credibile dal fatto che 6 dei prossimi 7 avversari sono gli stessi affrontati dodici mesi fa. Ma il punto di partenza per lo sprint finale è molto diverso. Perché Chivu viaggia con 4 punti in più e una media di 2.3 a partita che in proiezione lo colloca al traguardo a 88. L’Inter non è costretta a vincere sempre, ha un paio di jolly a disposizione, ma forse li ha già spesi a marzo con Milan, Atalanta e Fiorentina, contro cui ha raccolto 2 punti. Una frenata senza troppi danni.
Anche perché la ripartenza è stata fragorosa, come la vittoria sulla Roma. E con il ritorno di Lautaro quasi tutto ha ripreso a funzionare al meglio, a dimostrazione che l’argentino è il motore di questa Inter, ma anche che la riunione dei giocatori alla vigilia della partita con la Roma ha dato quel surplus di consapevolezza e responsabilità che Chivu ha sempre chiesto, ma che nell’ultimo mese — senza il capitano infortunato e con qualche idea annebbiata dalla fatica — non sempre sono state espresse al massimo. Abbassare la guardia proprio ora, senza Champions, senza più i playoff mondiali in testa (solo Calhanoglu li ha vinti, ripresentandosi con l’adrenalina giusta), sarebbe un errore che l’Inter per prima non perdonerebbe a sé stessa. Perché c’è un ciclo da chiudere con una vittoria pesante. E c’è un nuovo percorso da iniziare (e le riunioni per programmarlo sono iniziate ieri in sede) senza scorie e rimpianti: l’Inter dovrebbe cambiare pelle e diventare più fedele alle idee del suo allenatore ed è chiaro che ripresentarsi con lo scudetto sul petto avrebbe un altro peso. Chivu tanto per cominciare vuole andare a prendersi un altro pezzo di campionato (e poi anche la finale di Coppa Italia nella semifinale di ritorno del 22 aprile) contro il Como di Fabregas, la prima scelta per la panchina nerazzurra 10 mesi fa. Quella di domenica sera in riva al lago sarà una partita condizionata dal risultato del Napoli, impegnato a Parma alle 15: scendere in campo con l’avversario a 4 punti aumenterebbe gli stimoli ma chiaramente anche la pressione sui nerazzurri.
Rispetto al Napoli, l’Inter ha 4 trasferte e 3 partite a San Siro. E oltre a Como, andrà a Torino sponda granata, a Roma in casa della Lazio e all’ultima giornata in casa del Bologna, dove ha lasciato lo scudetto al primo anno di Inzaghi e un pezzo consistente pure l’anno scorso, a sei giornate dal termine: nessun fosco presagio, ma se la lotta scudetto fosse ancora aperta il 24 maggio vorrà dire che l’Inter avrà perso almeno 4 punti di vantaggio sul Napoli, trovandosi di nuovo con il braccino. Uno scenario che sembra molto lontano dopo la prova muscolare di Pasqua, al termine della quale Chivu ha concesso due giorni di riposo, importanti soprattutto per gli azzurri che sono passati dal ko di Zenica al campionato. Bisseck è l’unico assente per un guaio muscolare e ne avrà almeno per un’altra settimana, mentre Carlos Augusto torna dopo la squalifica. Rispetto allo stillicidio di infortuni di dodici mesi fa, è tutta un’altra vita.
8 aprile 2026
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