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Monica Scozzafava, inviata a Napoli
L’allenatore del Napoli è lusingato dalla possibilità di tornare in Nazionale, ma ora ha in testa solo le ultime sette giornate di campionato. De Laurentiis gli dà il via libera
Al tavolo di poker senza bluff, Antonio Conte gioca le sue carte con la consapevolezza di avere il punto più alto. La scala reale non è completata, ma l’ambizione è alta: sa che il re sta per incastrarsi. E, allora, all-in: l’azzardo è calcolato. Ché quando Conte gioca, parla, osserva il suo di orizzonte, lo fa con la consapevolezza della propria forza. E Antonio ne ha: non glissa, anzi rilancia, sulla possibile candidatura a c.t. della Nazionale. Lui si sceglierebbe, dice senza falsa modestia. E così nella notte in cui il Napoli batte il Milan, sorpassandolo in classifica, e l’asticella si alza anche nella più improbabile corsa scudetto, la dice nuda e (forse) anche cruda la sua verità: «Se fossi io il capo della Federazione penserei a me, conosco quel mondo. Ho fatto il c.t. per due anni. Mi lusinga, rappresentare il proprio Paese è qualcosa di bello». Silenzio, c’è una mezza promessa. E ci sono tante reazioni, nel mondo dove circola anche il suo nome.
Ulivieri, presidente dell’associazione allenatori non ha dubbi: «Conte è già stato in Nazionale, ha fatto anche molto bene. Così come in tutte le squadre di club in cui è stato. Potrebbe essere un profilo importante». Giancarlo Abete, ex presidente Figc e possibile uomo chiave nella prossima partita: «Con lui siamo stati competitivi agli Europei, è un tecnico di primissimo livello».
A Los Angeles sono le otto del mattino ed è il giorno in cui al suo presidente, Aurelio De Laurentiis, viene conferita la cittadinanza onoraria dalla sindaca Karen Bass, durante la proiezione del documentario «Ag4ain» che celebra lo scudetto che Conte ha vinto la scorsa stagione. Neanche Aurelio bluffa, e ad Antonio risponde (fuso permettendo) real time. «Se Conte mi chiedesse di andare in Nazionale — dice — non mi opporrei. Ma è una persona intelligente, non credo gli farebbe piacere andare a capo di una cosa così poco organizzata. Lui chiede garanzie, vuole certezze e in questo momento la Figc è ferma».
De Laurentiis approfitta poi per indirizzare il discorso sul binario politico. E, allora, l’occasione gli è gradita per ribadire stima e sostegno a Giovanni Malagò. «È la persona perfetta per fare il commissario prima e il presidente poi di una nuova Federazione». C’è dunque una mezza promessa e anche una mezza benedizione. Ma c’è il Napoli e un finale di stagione diventato interessante ai fini della classifica definitiva (sette gare da giocare, 21 punti in palio e una decisa e dichiarata volontà di mettere pressione all’Inter), e soprattutto c’è un contratto di un altro anno. Chi è passato dalle parti di Castel Volturno sa quanto è difficile svincolarsi (De Laurentiis con Spalletti finì per litigare quando fu chiamato dalla Federazione), ma Conte sa come muoversi, conosce le regole del mondo.
Gli interessi sono ora tutti concentrati sulla volata finale («noi siamo lì e vogliamo vincere tutte le gare» ha detto con la stessa convinzione della candidatura per la Nazionale) e sul contratto ha già un appuntamento con De Laurentiis fissato al termine della stagione. Come era successo anche lo scorso anno, quando i rumors davano Conte vicinissimo alla Juventus. Stavolta sul tavolo verde della famosa partita a poker arriveranno però due abilissimi giocatori che non dovranno bluffare. Antonio (con la Supercoppa in tasca) e Aurelio, l’uno senza l’altro possono avere vita propria, soprattutto perché sia l’uno che l’altro giungeranno a questo appuntamento preparati. Pronti eventualmente a salutarsi, avendo ciascuno una valida alternativa, una strada spianata. Conte se dovesse essere chiamato dalla Figc, con le garanzie del caso, avrebbe già il suo piano da proporre («Quando sono stato c.t. si è parlato tanto, ma ho trovato poco aiuto anche da parte delle squadre. Ora è tutto un disastro, ma anche nei disastri c’è qualcosa da salvare. Dobbiamo capire che, se le cose non funzionano, è così sia se ti qualifichi sia se non ti qualifichi»).
A Euro2016 l’Italia fu eliminata nei quarti ai rigori contro la Germania, gli errori di Pellè e Zaza, furono fatali, e Conte fece un passo indietro. Le macerie di oggi sono copiose e anche di diversa natura, ma è prematuro entrarci in tackle. Non lo è invece per De Laurentiis che non aspetterà l’incontro di giugno per avere fra le mani un nuovo progetto tecnico. Ma al «rompete le righe» mancano due mesi, Conte ieri ha allenato i suoi da secondo in classifica, reduce da cinque vittorie consecutive, record stagionale, ed è stato il solito martello: vincerle tutte. La rimonta all’Inter è solo un pensiero stupendo, ma a Castel Volturno va coltivato come un obiettivo reale. All-in, manca solo il re.
8 aprile 2026 ( modifica il 8 aprile 2026 | 07:25)
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